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L’Italia è il Paese Ue con più tasse e meno welfare, in Sicilia 1 su 2 a rischio povertà

Venezia | Con tasse record in Ue e con una spesa sociale tra le più basse d’Europa, in Italia il rischio povertà o di esclusione sociale ha raggiunto 18 milioni di persone, secondo quanto rileva la Cgia. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 27 marzo 2018 in La grande Crisi

 

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Regione, Crocetta: nella finanziaria previsti 36 milioni per il reddito minimo

“Sono già 36 milioni i fondi previsti nella manovra finanziaria per il reddito minimo e non 10 milioni come annunciato da diversi organi di stampa”. Lo precisa in una nota il presidente della Regione, Rosario Crocetta. “Il fondo per il reddito minimo è inserito in un articolo di legge denominato <progetto di cittadinanza solidale> e prevede immediatamente 2 fondi di finanziamento, uno di 10 milioni fisso e un altro di circa 26 milioni che deriva dall’1% del taglio della spesa – sottolinea Crocetta – Tali somme saranno disponibili immediatamente per fare partire progetti per la lotta alla povertà. Questi 36 milioni si aggiungono a quelli già stanziati lo scorso anno per cantieri di servizio, che stanno per iniziare per 20.000 unità in Sicilia”. Crocetta aggiunge: “Questo prevede il superamento della forma dei cantieri di servizio, articolandosi in una serie di interventi che comprendono: misure di sostegno al lavoro, misure di sostegno all’istruzione e di inclusione sociale. Il punto di riferimento sono i nuclei familiari. Nelle misure cioè di sostegno al reddito minimo, si fa riferimento non al reddito individuale ma a quello del nucleo familiare, che può essere composto anche da una sola persona”. Saranno presi in considerazione coloro che hanno un reddito Isee non superiore a 5.000 euro l’anno. “Nel corso dell’anno – prosegue Crocetta – altri fondi saranno destinati a questo, con cifre consistenti, attraverso l’accesso al Fondo sociale europeo. Su questa ipotesi stiamo lavorando con l’assessore Bruno, per pensare a una riforma complessiva del Welfare che in ogni caso avrà come base strutturale il riferimento proprio ai più bisognosi”.

Per il governatore “l’obiettivo è aiutare i poveri ma anche quello di favorire la promozione sociale e l’inclusione”. “Con questo impegno – conclude – vogliamo non solo attivare la solidarietà, ma puntiamo anche alla crescita economica in una manovra che tende a stimolare i consumi per le fasce più deboli, favorendo cosi anche la ripresa”.

>  www.gds.it

 
 

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Una «grande Alleanza» per battere la povertà

povertà_300​In Europa solo il nostro Paese – a parte la disastrata Grecia – non ha alcuno strumento di contrasto diretto alla miseria. Ma dal 2005 a oggi la povertà assoluta è raddoppiata: dal 4,1 all’8%, cioè 4 milioni e 814 mila persone. Che non ce la fanno a pagare l’affitto, le bollette, la spesa. I poveri. È per questo che un inedito e amplissimo cartello di grandi realtà associative, del terzo settore, sindacali, e istituzionali ha dato vita all’Alleanza contro la povertà in Italia. Per chiedere al Governo di avviare dal 2014 un Piano nazionale contro la povertà pluriennale. Stanziando almeno 900 milioni per avviare anche in Italia un reddito di inclusione. Senza tirare la solita coperta corta. Ma – ad esempio – tassando le rendite finanziarie.
L’Alleanza contro la Povertà, presentata ieri a Roma, nasce da un’idea del professor Cristiano Gori dell’Università cattolica di Milano, ed è promossa grazie al contributo delle Acli. Il Piano nazionale è in otto punti. Primo: dal 2014 andrà introdotta una misura «non meramente assistenziale ma che sostenga un atteggiamento attivo» dei beneficiari. Da ampliare «il modesto finanziamento» presente nel Piano di stabilità. Secondo: partendo dai più bisognosi tra chi è in povertà assoluta, ogni anno vedrà ampliarsi la platea. L’ultimo anno la misura andrà a regime. Terzo: il criterio progressivo annuale sarà quello di coinvolgere ogni volta chi sta “un pò meno peggio”. Quarto: con la prestazione monetaria andranno erogati servizi per l’inclusione: per l’impiego, contro il disagio psicologico, per esigenze di cura. Quinto: gli strumenti sperimentalmente già in vigore (nuova social card in 12 comuni, carta per l’inclusione sociale in 8 regioni del Sud, carta acquisti tradizionale introdotta dal 2008) confluiranno nella nuova misura reddituale, senza interruzioni del sostegno pubblico. Sesto: l’investimento sulla lotta alla povertà «non può considerarsi in alcun modo sostitutivo del rifinanziamento» dei Fondi per le politiche sociali e per la non autosufficienza. Settimo: senza scartare eventuali contributi europei o privati, la nuova misura dovrà essere finanziata dallo Stato, in quanto livello essenziale di prestazioni sociali. Ottavo: l’efficacia delle proposta è commisurata al pieno coinvolgimento di terzo settore e organizzazioni sociali con le istituzioni, nella programmazione e nella gestione degli interventi

«L’alleanza è aperta all’adesione di altri soggetti che hanno a cuore il tema», sottolinea Gianni Bottalico, presidente delle Acli. Cgil, Cisl e Uil – con Vera Lamonica, Pietro Cerrito e Francesco Maria Gennaro – sottolineano che le risorse vanno trovate responsabilizzando chi ha di più e non togliendole dal welfare per i ceti medio bassi in difficoltà. Cerrito della Cisl parla di «tassazione delle rendite finanziarie, perché a pagare l’intervento sulla povertà dovrà essere chi ha di più e ci continua a lucrare sul disagio». E Pietro Barbieri, portavoce del Forum del terzo settore, ricorda che «l’Italia spende il 10% della media dei Paesi Ue a 15 per il contrasto alla povertà». Ad aderire all’Alleanza sono Acli, Anci, Action Aid, Azione Cattolica, Caritas, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, S. Egidio, ConfCooperative, Conferenza Regioni e Province Autonome, S. Vincenzo De Paoli, Consiglio Nazionale Italiano Onlus, Fio-PSD, Banco Alimentare, Terzo Settore, Lega delle Autonomie, Focolari, Save the Children, Jesuit Social Network.

>  Luca Liveraniwww.avvenire.it

 
 

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