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Archivi tag: vangelo

Giornata nazionale per la Vita: vincere ogni tristezza

Vogliamo dirlo apertamente e su questa strada impegnarci ancora di più, perché la gioia è possibile, non solo in “paradiso” – dove, per il credente, potrà essere piena – ma anche fin d’ora, quando, superando egoismo e individualismo, ci apriamo alla condivisione del dono della vita, così prezioso che già in sé porta l’aspirazione e la promessa, ma anche la buona radice, della gioia. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2018 in Giornata per la Vita

 

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Re Magi, chi sono e il significato dell’Epifania

In tutti i Paesi di religione cristiana è tradizione festeggiare il giorno 6 gennaio l’arrivo dei Re Magi e l’Epifania, termine che deriva dal greco antico e che vuol dire manifestazione. In questo giorno, detto anche della Befana, infatti si ricorda il momento in cui la divinità del Cristo Bambino appena nato fu rivelata ai gentili, ovvero alle genti pagane. Tradizionalmente tale festa cade alla fine del periodo natalizio, e più precisamente nel dodicesimo giorno dopo il Natale. Molte tradizioni raccontano che nella notte che precede il 6 gennaio una vecchina a cavallo di una scopa, la Befana, voli di casa in casa a portare doni ai bambini buoni, e cenere e carbone a quelli cattivi. Il giorno dell’Epifania però dal punto di vista religioso è quello che narra dei Tre Re Magi. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 5 gennaio 2018 in Natale

 

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La Giornata mondiale dei Poveri è una provocazione etica per le nostre società

L’iniziativa di Papa Francesco di indire una Giornata mondiale dei Poveri ha in sé il carattere della novità in ambito ecclesiale e sociale, ma ribadisce anche la storia di un rapporto così forte, che possiamo chiamare “sacramentale” tra la Chiesa e i poveri iniziato fin dalle origini dell’annuncio evangelico. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2017 in Ecclesia

 

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XXVIII^ Giornata Mondiale della Gioventù

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Pubblicato da su 21 luglio 2013 in Eventi ecclesiali

 

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Povera Italia senza più valori che non studia e si affida al web

Quella italiana è una società frastornata e disorientata, povera di valori morali, senza ideologie, in crisi di identità, che non studia, non legge, che si affida all’illusione di internet e dei video giochi, che insegue il mito della gioventù eterna, dilaniata da paure spesso irrazionali. È questa la rappresentazione dell’Italia che hanno fatto qualche giorno fa alcuni «grandi vecchi» della sociologia italiana, Giuseppe De Rita presidente del Censis, Franco Ferrarotti della Sapienza di Roma e Remo Bodei, filosofo dell’università della California. La nostra è una società che si aggrappa ad alcune idee prevalenti, come i diffusi sentimenti di preoccupazione e rabbia sociale, un serpeggiante antieuropeismo, la fragile illusione della partecipazione al mondo via web, la delusione e l’astensionismo rispetto alla politica.
Alla radice dei mali della società italiana si colloca intanto una preoccupante perdita di interesse per lo studio e la lettura. Se un tempo non lontano la personalità di una giovane donna o di un giovane uomo si formava con lo studio e l’impegno, oggi due chiacchiere via internet o un messaggio criptato su un iphone, il più delle volte, rappresentano l’unica occasione di approfondimento e di confronto. Non è così che si forma la coscienza di un Paese; non è così che si realizza una società libera, realmente democratica, in grado di pensare, ragionare, confrontarsi con giudizi e considerazioni sempre più spesso frutto soltanto della «pancia». Del resto è la stessa società dove l’istruzione è relegata nell’angolo dello scarso interesse o, al più, del mero adempimento, del «titolo» utile a qualche cosa, quasi mai alla voglia di capire ed interpretare cosa ci sta attorno. Non è quindi un caso che i laureati italiani siano appena 13 ogni cento abitanti, mentre Paesi come Svezia, Regno Unito, Finlandia ne hanno il triplo. E non è un caso se il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno. Avere perso di vista lo studio e la lettura si traduce però in una preoccupante povertà linguistica.
Un paio di anni fa, Tullio De Mauro, uno dei maggiori linguisti italiani, ha voluto misurare questa dilagante moria delle parole, facendo emergere un dato impressionante: il 70% della popolazione italiana si trova al di sotto dei livelli minimi di comprensione di un testo in italiano di media difficoltà. Questa stessa povertà linguistica si manifesta anche attraverso l’incapacità di esprimere sentimenti ed emozioni, che vadano appena al di là del banale «mi piace», spesso l’unico strumento espressivo per i tanti cultori di Facebook e Twitter. Nelle relazioni familiari, amicali, affettive vengono così a mancare persino le parole per esprimere le proprie emozioni o magari i pensieri per … pensarle.
L’impoverimento della società e della maggior parte dei suoi membri si manifesta anche attraverso la invadente pratica del gioco virtuale e d’azzardo. Lascia senza parole la diffusione di tali pratiche che colpisce persino coloro che, per responsabilità familiari, dovrebbero restarne lontani: ben il 31,4% dei giovani genitori italiani con figli di età inferiore ai 13 anni, trascorre qualche ora al giorno davanti ai video giochi. I numeri sono da capogiro: oltre un miliardo di euro all’anno di fatturato, con una pericolosissima deriva (+18% all’anno) verso i videogiochi con «contenuti di violenza particolarmente esplicita»! Ed è per questo, rileva una ricerca del Censis, che i minori tendono in maniera accelerata verso lo stato di adulto e gli adulti regrediscono, in una perniciosa indistinzione dei ruoli generazionali! È in questo scenario che prende forma via via la ricerca di nuove certezze attraverso l’imitazione di modelli spesso errati. Visi perfetti e corpi levigati; ecco i nuovi miti. Ed allora? Ecco pronta la risposta facile della chirurgia plastica e del tatuaggio a tutto corpo. È impressionante scoprire che siamo il terzo Paese al mondo per ricorso al bisturi estetico e certo colpisce che ci precedano soltanto la Korea del sud e la Grecia, mentre ci seguono ben distanziati i più avanzati Paesi del mondo.
lelio_cusimanoLa pratica del tatuaggio diffuso, di cui abbiamo esempi ricorrenti sui campi di calcio, ci offre un racconto epidermico di immagini, lettere e simboli, nella disperata ricerca di un segno distintivo rispetto alle masse percepite come informi ed omologate. Una società quindi che ostenta la propria laicità, che ha perso per strada ogni aggancio ad una forma qualunque di ideologia e che si affida, per individuare le proprie classi dirigenti, alla forza effimera del confronto virtuale, alla vacuità dei blog, alla prevalente criminalizzazione dell’avversario. In questo clima, persino Papa Francesco ha sentito l’esigenza di parafrasare la famosa parabola del Vangelo, esortando a lasciare l’unica «pecorella» rimasta, per andare a cercare le altre 99 smarrite.

Lelio Cusimano – 10/07/2013 – fondi@gds.it

 
 

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Con i giovani, oltre la crisi

Guardare al futuro, coltivare la speranza, spendersi con generosità è proprio dei giovani. Nei momenti più difficili della storia, dalle nuove generazioni è venuto sempre un contributo decisivo per andare oltre le criticità, i conflitti e i fallimenti. Nell’attuale crisi, che ha radici antropologiche e non solo economiche, le nuove generazioni rischiano di pagare il prezzo più alto perché su di loro si riversano maggiormente le incertezze che segnano la nostra epoca. L’affievolirsi dei legami familiari, il frantumarsi del tessuto sociale, le difficoltà crescenti nell’accesso al lavoro e nella formazione di una famiglia, stanno determinando, soprattutto nei giovani, un diffuso senso di smarrimento e di disagio.

Mettersi al loro fianco in questo momento richiede un grande impegno di conoscenza e di condivisione sia delle loro aspettative che delle difficoltà che stanno affrontando. Se da sempre questa è la missione dell’Università Cattolica, oggi lo diventa ancora di più perché l’amore verso le nuove generazioni esige di aiutarli a crescere su basi solide, a sviluppare fiducia e consapevolezza nel proprio valore, a trovare la strada per mettere a frutto i propri talenti. Siamo mossi dalla certezza che nonostante le difficoltà «è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore» (Conferenza episcopale italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 32).

«La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino – afferma Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in Veritate” –, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente» (n. 21).

«La comunità cristiana si rivolge ai giovani con speranza: li cerca, li conosce e li stima; propone loro un cammino di crescita significativo. I loro educatori devono essere ricchi di umanità, maestri, testimoni e compagni di strada, disposti a incontrarli là dove sono, ad ascoltarli, a ridestare le domande sul senso della vita e sul loro futuro, a sfidarli nel prendere sul serio la proposta cristiana, facendone esperienza nella comunità» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 32).

>  estratto dal Messaggio della Cei per l’89^ Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra Domenica 14 aprile 2013

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2013 in Ecclesia

 

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