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Così la scuola può aiutare l’occupazione

In Italia solo il 4% dei ragazzi tra 15 e 29 anni riesce a integrare studio e lavoro (il 22% in Germania); l’abbandono scolastico è al 17,6% (in Europa al 12,6%); solo quattro imprese su dieci hanno frequenti contatti con la scuola (il 70% in Germania) e quando cercano personale lamentano una difficoltà di reperimento di figure tecniche che supera il 40%. C’è da chiedersi che cosa aspettiamo per mettere in comunicazione questi mondi. L’andamento della consultazione on line sulla buona scuola, che scade tra pochi giorni, conferma invece che i principali temi di accesa discussione sono quelli che stanno «dentro la scuola» e non «tra scuola e realtà» circostante. E’ importante parlare di insegnanti, graduatorie, supplenze e risorse, ma al tema scuola-lavoro viene riservata scarsa attenzione. Del resto nell’agenda proposta dal ministero solo due punti su 12 riguardano la scuola e il lavoro. Ci ha provato anche Confindustria con le sue «100 proposte per la scuola» di cui una trentina riguardano il rapporto scuola-lavoro, ma l’uscita pubblica non ha ancora trovato un’adeguata attenzione. Colpisce sul tema il silenzio dei sindacati. Il dialogo tra sordi deve essere sostituito da una più stretta collaborazione. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2014 in Scuola e Università

 

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Paura nel Belice, si muove la faglia che causò il terremoto del ’68

belice_d0È di nuovo attiva la faglia che ha provocato il disastroso terremoto con centinaia di morti nel gennaio 1968 nel Belice. È la stessa faglia “responsabile” di altri terremoti che nell’antichità hanno colpito l’area di Selinunte.

Lo hanno accertato ricercatori dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) di Catania e delle università di Palermo, Catania e Napoli. I risultati delle loro indagini sono ora riportate sul “Journal of Geodynamics“, rivista internazionale di geodinamica. La ricerca si fonda sull’analisi di immagini satellitari e dati geodetici che rivelano l’esistenza di un segmento di faglia attiva da Campobello di Mazara a Castelvetrano.

Questa faglia – sottolineano i ricercatori – mostra evidenti segni di movimenti recenti legati a effetti co-sismici o a lente deformazioni legate a fenomeni di scorrimento”. La traccia della faglia è stata seguita anche nella sua prosecuzione a mare. Secondo Mario Mattia dell’Ingv di Catania, “l’evidenza sia geodetica che geologica di questo tratto di faglia attiva rappresenta l’espressione di una compressione che interessa in modo critico questo settore della Sicilia”.

>  Giuseppe Lanese – 15/05/2014 – http://www.restoalsud.ithttp://www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 15 Mag 2014 in Calamità

 

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Università: le iscrizioni ai Test d’Accesso

a011Gli studenti che volessero partecipare ai test d’accesso ai corsi di laurea ad accesso programmato dovranno essere presentate on line dal 12 febbraio all’11 marzo. Il Ministro dell’Istruzione ha firmato il decreto che stabilisce le date di presentazione delle domande e i contenuti con le modalità di svolgimento delle prove: i primi a cominciare, l’8 aprile, saranno gli aspiranti medici. Anche in questa tornata rimangono in vigore i 60 i quesiti a cui i candidati dovranno rispondere in 100 minuti. Quasi tutte le prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale (Medicina e Chirurgia, Odontoiatria, Medicina Veterinaria, corsi finalizzati alla formazione di Architetto, Professioni sanitarie) da quest’anno si svolgeranno nel mese di aprile. Faranno eccezione i corsi delle Professioni sanitarie. “Un anticipo deciso – ricordano al ministero – per allineare l’Italia alla prassi di altri paesi, con il doppio scopo di favorire l’ingresso di studenti stranieri e di consentire il tempestivo avvio dei corsi sin dall’inizio dell’anno accademico. L’anticipazione consente inoltre a chi non dovesse superare le prove di valutare attentamente una scelta alternativa”.

CALENDARIO DELLE PROVE – I primi a cimentarsi con i test saranno l’8 aprile gli aspiranti camici bianchi (Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi Dentaria, in lingua italiana). Il giorno dopo toccherà a Veterinaria. Il 10 aprile l’appuntamento é per chi vuole iscriversi ad Architettura mentre il 29 aprile é in calendario il test per Medicina e Chirurgia in lingua inglese. Per le professioni sanitarie, invece, la prova si farà il 3 settembre.

I QUESITI – Anche per i test relativi all’anno accademico 2014-2015 restano 60 i quesiti a cui i candidati dovranno rispondere in 100 minuti, mentre la ripartizione del numero di domande per ciascun argomento è stata modificata in favore del numero dei quesiti delle materie ‘disciplinari’. Ad esempio, nel test di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria rispetto allo scorso anno i quesiti di cultura generale scenderanno da 5 a 4, quelli di ragionamento logico da 25 a 23, mentre passeranno da 14 a 15 le domande di Biologia, da 8 a 10 quelle di Chimica. Confermate le 8 domande di Matematica. Infine, come previsto dal decreto ‘L’Istruzione riparte’, il cosiddetto bonus maturità è abolito, dunque non è previsto alcun punteggio per la valorizzazione del percorso scolastico.

I TEMPI – le domande di partecipazione alle prove andranno presentate esclusivamente on line attraverso il portale Universitaly . L’iscrizione alle prove si potrà effettuare dal 12 febbraio e fino alle 15.00 dell’11 marzo. I risultati dei test saranno pubblicati il 22 aprile 2014 per Medicina e Chirurgia-Odontoiatria, il 23 aprile per Veterinaria e il 24 aprile per Architettura. La graduatoria di merito nazionale sarà pubblicata il 12 maggio. Novità di quest’anno: viene introdotto un tempo limite per la chiusura della graduatoria di ammissione ai corsi (1 ottobre 2014). Dal 12 febbraio, inoltre, sarà attivato un call center presso il Cineca (051/6171959) per le informazioni relative alle procedure di iscrizione al test e al funzionamento della graduatoria. Il call center sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00.

I POSTI MESSI A BANDO – I posti disponibili per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria, sono ancora provvisori in attesa della definizione del fabbisogno nazionale comunicato annualmente dal Ministero della Salute. Per i corsi finalizzati alla formazione di Architetto, invece, i posti banditi saranno definiti provvisoriamente dagli atenei nel rispetto del limite massimo dell’80% di quelli assegnati nell’anno accademico 2013-2014 anno in cui si è registrato in molte sedi un numero di immatricolazioni inferiore ai posti disponibili. Il numero definitivo dei posti sarà stabilito per tutti i corsi con i successivi decreti di programmazione che saranno emanati entro l’11 marzo, prima della fine delle iscrizioni alle prove. Per il test relativo al corso di laurea in Medicina in lingua inglese sarà predisposto un apposito decreto.

>  Alessandro Giuliani – 05/02/2014 – www.tecnicadellascuola.it

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2014 in Scuola e Università

 

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In Italia la laurea “paga” sempre meno

univers      In Italia la laurea aiuta sempre meno a trovare un buon lavoro, e gli studenti sono sempre meno interessati a conseguirne una. E’ quanto emerge dallo studio ‘Education at a glance’ dell’Ocse. Secondo i dati dell’organizzazione parigina, la differenza di remunerazione nel lavoro tra chi ha una laurea e chi ha solo un diploma in Italia si sta inesorabilmente riducendo: tra i lavoratori ‘senior’ (55-64 anni) chi ha un titolo universitario guadagna in media il 68% in piu’ di chi ne ha uno secondario superiore, ma tra i lavoratori under 35 questa differenza scende al 22%. In generale, sottolinea l’Ocse, in questa fase nel nostro Paese ”i giovani laureati trovano difficilmente un lavoro adeguato” al loro livello di competenze. Forse anche per questo, tra gli studenti medi superiori diminuisce l’interesse per l’istruzione universitaria: secondo i dati raccolti tra i quindicenni tramite questionari Pisa, tra il 2003 e il 2009 la percentuale di quelli che puntano a ottenere una laurea e’ scesa di 11 punti, dal 52,1% al 40,9%.
Parallelamente, l’aumento del tasso di ingresso all’università, che era stato rilevante nei primi anni Duemila, si è arrestato: dal 39% del 2000 la percentuale di giovani suscettibili di iscriversi a un percorso di formazione accademica era balzata al 50% nel 2002 e al 56% nel 2006, ma è poi riscesa al 48% nel 2011. Nonostante ”dieci anni di austerità”, una spesa per studente sostanzialmente ferma tra il 1995 e il 2010 e un aumento del numero di alunni per docente, la scuola italiana continua a garantire performance stabili in materia di apprendimento. L’Italia, scrive l’Ocse, ”e’ l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria”, cresciuta di appena lo 0,5% in termini reali su 15 anni, contro una media che supera il 60%.

      La spesa per studente italiana resta comunque appena superiore alla media Ocse per le scuole primarie, e in linea con la media per le secondarie. La situazione è opposta, invece, per l’istruzione universitaria, dove l’Italia ha aumentato la spesa complessiva per studente del 39%, contro una media Ocse del 15%. Il merito di questo risultato, sottolinea il rapporto, è però ”ampiamente riconducibile” a un incremento ”dei finanziamenti provenienti da fonti private”, e non dei fondi pubblici destinati al settore. Inoltre, nonostante l’aumento, la spesa per studente universitario in Italia resta inferiore alla media (9.580 dollari contro 13.528). Tra il 2005 e il 2010, scrive sempre l’Ocse, sono stati ”conseguiti risparmi nei settori dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado aumentando il numero di studenti per insegnante”, in particolare attraverso ”un moderato aumento del numero di ore annue di insegnamento” per i docenti, e ”una simultanea diminuzione delle ore di istruzione per gli studenti”.
Tale cambiamento, sottolinea l’organizzazione parigina, non ha ”compromesso i risultati dell’apprendimento”, misurati dai test Pisa, che restano ”stabili nelle competenze di lettura (rispetto al 2000) e sono migliorati significativamente in matematica (dal 2003) e in scienze (2006)”. Gli insegnanti italiani sono in media più anziani e meno pagati dei colleghi dell’area Ocse. ”L’Italia dispone del corpo insegnante più anziano tra i Paesi dell’Ocse”, spiega lo studio, secondo cui nel 2011, il 47,6% dei maestri elementari, il 61% dei professori delle medie inferiori e il 62,5% di quelli delle superiori aveva più  di 50 anni. Inoltre, dice ancora l’Ocse, ”negli ultimi anni un numero relativamente limitato di giovani adulti è stato assunto nella professione di insegnante”. Sul fronte della retribuzione, i docenti italiani percepiscono salari che ”tendono a essere inferiori rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Ocse”. Tale differenza è limitata a inizio carriera (29.418 dollari per un prof italiano, contro 31.348 di media dei 34 membri dell’organizzazione), ma si amplia con il procedere dell’esperienza lavorativa (36.928 dollari per un prof italiano con 15 anni di anzianità, contro 41.665 di media Ocse).

>  www.msn.com

 
 

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Con i giovani, oltre la crisi

Guardare al futuro, coltivare la speranza, spendersi con generosità è proprio dei giovani. Nei momenti più difficili della storia, dalle nuove generazioni è venuto sempre un contributo decisivo per andare oltre le criticità, i conflitti e i fallimenti. Nell’attuale crisi, che ha radici antropologiche e non solo economiche, le nuove generazioni rischiano di pagare il prezzo più alto perché su di loro si riversano maggiormente le incertezze che segnano la nostra epoca. L’affievolirsi dei legami familiari, il frantumarsi del tessuto sociale, le difficoltà crescenti nell’accesso al lavoro e nella formazione di una famiglia, stanno determinando, soprattutto nei giovani, un diffuso senso di smarrimento e di disagio.

Mettersi al loro fianco in questo momento richiede un grande impegno di conoscenza e di condivisione sia delle loro aspettative che delle difficoltà che stanno affrontando. Se da sempre questa è la missione dell’Università Cattolica, oggi lo diventa ancora di più perché l’amore verso le nuove generazioni esige di aiutarli a crescere su basi solide, a sviluppare fiducia e consapevolezza nel proprio valore, a trovare la strada per mettere a frutto i propri talenti. Siamo mossi dalla certezza che nonostante le difficoltà «è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore» (Conferenza episcopale italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, n. 32).

«La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino – afferma Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in Veritate” –, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente» (n. 21).

«La comunità cristiana si rivolge ai giovani con speranza: li cerca, li conosce e li stima; propone loro un cammino di crescita significativo. I loro educatori devono essere ricchi di umanità, maestri, testimoni e compagni di strada, disposti a incontrarli là dove sono, ad ascoltarli, a ridestare le domande sul senso della vita e sul loro futuro, a sfidarli nel prendere sul serio la proposta cristiana, facendone esperienza nella comunità» (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 32).

>  estratto dal Messaggio della Cei per l’89^ Giornata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebra Domenica 14 aprile 2013

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2013 in Ecclesia

 

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Emorragia universitaria

striscione_universita_autoCut_664x230I numeri fanno una certa impressione: quasi sessantamila universitari in meno negli ultimi dieci anni, più o meno come se la Statale di Milano fosse stata cancellata dal soffio di un mago dispettoso. Ma questa diserzione pesante che cosa significa? Perché un ragazzo uscito dal liceo non ha più voglia si studiare? In fondo gli anni universitari sono i più belli, si approfondiscono gli interessi, si conosce tanta gente, si diventa grandi rimanendo giovani. All’università io che uscivo dalle “scuole dei preti”, da un ambiente dunque un po’ chiuso e timoroso, incontrai tanti ragazzi che amavano la letteratura e la filosofia, e furono anni fecondi, anni di scambi, di piccole riviste di poesia, di una galleria d’arte libera e vitale, anche di amori e di dubbi, di discussioni politiche e di notti trascorse con gli amici a studiare per mettersi idealmente sullo stesso piano dei grandi pensatori occidentali.

Insomma, l’università aveva un fascino notevole, dopo tanto tempo passato incastrati in un banco, i ragazzi potevano scegliere i loro percorsi, abitare nella fabbrica della conoscenza. Ora invece pare che molti giovani abbiano deciso di rinunciare a questa possibilità. E’ vero, c’è stato un calo demografico, ma non basta a spiegare l’emorragia. E’ come se la cultura, lo studio, la laurea avessero perso luminosità, come se le università fossero lampadine fioche che non illuminano più il futuro. Probabilmente pesa la mancanza di garanzie: cinque anni di studio matto e disperatissimo e poi non accade nulla, il lavoro non si trova, i curriculum viaggiano come piccioni spennati da un posto all’altro, impallinati dalla crisi.

I sacrifici delle famiglie si traducono in frustrazione, amarezza, rabbia. Nei miei primi anni di insegnamento alle superiori ho incontrato ancora situazioni da libro Cuore, il padre tranviere o muratore che si fa in quattro affinché il figliolo possa diventare dottore: tanti studenti uscivano dalla scuola  e si iscrivevano all’università sperando in un riscatto sociale, culturale, economico, volevano regalare una gioia a quei genitori che lavoravano duro nell’ombra. Ora pochissimi tentano questa strada. Sono disillusi, hanno già nelle orecchie i racconti dei fratelli maggiori, degli amici più grandi, storie di lauree che rimangono carta incorniciata nel tinello di casa. E forse anche parole come cultura o conoscenza hanno subito mazzate dolorose.

La cultura è roba snob, ciance inutili, aria fritta: quello che conta, suggeriva l’epoca appena conclusa, è fare subito i soldi per comprarsi le cose belle, carpe diem. Così l’Italia, che ha già il più basso numero di laureati tra i paesi sviluppati, retrocede di un altro passo, riprende la filosofia spicciola del tirare a campare giorno dopo giorno, senza progetti chimerici. Non si tratta più di studiare per cinque anni in attesa di belle notizie che non arrivano, si tratta di sfangare questa giornata, e domani si vedrà.

Marco Lodoli – 04/02/2013 – http://www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2013 in Scuola e Università

 

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Oltre 1000 matricole in meno all’Università di Palermo

Il 9,3 per cento di immatricolati in meno. Erano 12.680 nel 2010, sono 11.496 nel 2011: 1.184 in meno. È il dato sulle nuove iscrizioni registrato all’Università di Palermo. La facoltà di Lettere e filosofia risulta la più colpita, in quanto passa dai 2.021 degli iscritti lo scorso anno ai 1.335 di quest’anno: 686 matricole in meno. A seguire Economia con 300 iscrizioni in meno (1.473 contro 1.065); Medicina e Chirurgia 163 iscritti in meno; -112 a Scienze; -107 a Scienze politiche e -107 a Scienze motorie (464 e 357). Tra le facoltà in controtendenza, il record va a Ingegneria che registra 166 iscritti in più, passando così dai 1.427 del 2010 ai 1.570 di quest’anno. Seguita da Agraria con 116 iscritti in più; Architettura e Farmacia con 66 in più e Scienze della formazione con 28 in più.
Il dato del – 9,3 per cento è in linea con la media nazionale dove si registra un ribasso generale: 9,2 per cento in meno fra il 2006 e il 2010 e -5,5 per cento nell’ultimo anno. Le cause della fuga di studenti è legata a fattori strutturali, come la ridotta natalità degli ultimi decenni e la crisi economica delle famiglie; ma la maggiore responsabilità viene attribuita ai sempre più diffusi test di ammissione. Da quest’anno, infatti, tutti i corsi di lurea, tranne Giurisprudenza e pochissimi altri, sono diventati a numero programmato. «Quest’anno si sono iscritti in 26.000 per partecipare ai test e siamo riusciti a prenderne poco più di ottomila», conferma il rettore, Roberto Lagalla, che tra le cause del calo segnala anche «alcune disposizioni ministeriali o decisioni dell’Ateneo determinate dalla necessità di rispettare il rapporto tra docenti e studenti imposto dalla legge».

fonte: www.gds.it

 
 

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