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7 cose da sapere sull’Ostensione della Sindone

logo sind15Sono 400 anni che la città di Torino custodisce gelosamente il telo di lino che secondo la tradizione avrebbe avvolto Gesù dopo la deposizione dalla croce e sul quale è misteriosamente impressa l’immagine di un uomo che ha subito le stesse crudeli sevizie inflitte a Gesù durante la Passione. Mentre la scienza prosegue la ricerca e cerca verità e conferme, l’ostensione della Sindone consente a milioni di pellegrini di riflettere sul mistero dell’amore divino contemplando quella che è stata definita “l’icona della Passione”. Numerose le ostensioni nel corso della storia. Questa del 2015 è la terza esposizione pubblica del millennio, dopo quella del 2000 – in occasione del Giubileo – e del 2010. Ci sono state anche delle ostensioni televisive: la prima in assoluto nel 1983 e la più recente il 30 marzo 2013. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 19 aprile 2015 in Eventi ecclesiali

 

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Google controlla materiale pedopornografico

FAMIGLIE SEMPRE PIU' TECNOLOGICHE, IL 95% USA PC PORTATILIUn sistema automatico di Google controlla le caselle di posta degli oltre 400 milioni di utenti Gmail in cerca di materiale pedopornografico. Il sistema, adottato già dal 2008, è balzato agli onori delle cronache dopo l’arresto, la settimana scorsa, di un 41enne texano reo di aver inviato via mail foto di pornografia infantile, sollevando preoccupazioni sul web per la privacy. Preoccupazioni cui Google ha risposto spiegando che i controlli riguardano solo quel tipo di reato e non altri crimini.
”Ogni immagine di abuso sessuale su minori genera un’impronta digitale unica che aiuta i nostri sistemi a identificarla”, ha detto un portavoce della società alla Afp, sottolieando che questa tecnologia è usata ”solo per individuare immagini pedopornografiche e non altri contenuti associabili ad attività criminali”. ”Purtroppo tutte le internet company hanno a che fare con la pedopornografia”, ha aggiunto il portavoce. ”Per questo Google rimuove le immagini illegali dai suoi servizi, incluse le ricerche e le mail, e riporta gli abusi al Ncmec”, il Centro statunitense per bambini scomparsi e sfruttati che gestisce un servizio attraverso cui le aziende che operano nel web trasmetto informazioni alla polizia su presunti abusi ai danni di minori.
Google non è l’unica internet company a portare avanti questo tipo di attività. Microsoft ha il software PhotoDNA che viene usato allo stesso scopo anche da Twitter e Facebook, dopo che la società di Bill Gates lo ha donato al Ncmec. E gli strumenti di monitoraggio non riguardano solo le foto, ma anche i video. Su questo fronte, ad esempio, la stessa Google utilizza il suo software Video ID. (ANSA).

>  redazione – http://www.ansa.it

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2014 in Tecnologia

 

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Expo, 10 mila volontari in campo. Con la speranza di trovare un lavoro

opportunitàMILANO – Expo, Csvnet e Ciessevi lanciano il Programma Volontari, con cui tutti i cittadini italiani e non potranno partecipare attivamente alla fiera universale che si terrà a Milano dall’1 maggio al 31 ottobre 2015. Dal 21 maggio 2014, si possono chiedere informazioni anche via twitter attraverso l’hashtag #askExpo. Obiettivo del Programma Volontari è formare i 10 mila volontari che graviteranno attorno all’evento, in modo che possano acquisire competenze utili anche per poter trovare lavoro a seguito dell’evento.

Il programma si sviluppa su diverse esperienze di volontariato. C’è l’esperienza “breve”, per chi vuole dedicare all’evento 5 ore e mezza per due settimane. I volontari di “lungo periodo”, invece, parteciperanno a specifici progetti di Servizio Civile e di Dote Comune Expo per tutto il semestre per 5 giorni a settimana. I “volontari per un giorno” sono volontari aziendali che per 5 ore un giorno si dedicano ad Expo. I volontari del Progetto Scuola sono invece studenti che faranno da ciceroni ad altri colleghi in visita ai padiglioni della manifestazione.

Con Csvnet e Ciessevi si formeranno circa 7.500 volontari (581 al giorno nei 13 periodi in cui è stato suddiviso il semestre della manifestazione) che faranno parte del programma “breve”. Per accedere al servizio il sito di riferimento è volontari.expo2015.org. I candidati saranno contattati per colloqui personali, seguiranno 15 ore di autoformazione, suddiviso in moduli, ognuno con un suo test. In più, da qui alla manifestazione ci saranno eventi di raccolta e motivazione dei volontari e sarà creata una social community. Attraverso il volontariato in Expo i partecipanti potranno arricchire il loro bagaglio di esperienze internazionali, apprendere di più sui temi dell’esposizione, costruire un network di relazioni e amplieranno i loro ambiti di interesse. Alla fine dell’esperienza l’Italia avrà a disposizione un nutrito gruppo di volontari “di eccellenza” che rappresenteranno un “patrimonio specialistico“. (lb)

>  16/05/2014 – http://www.redattoresociale.it

 

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Povera Italia senza più valori che non studia e si affida al web

Quella italiana è una società frastornata e disorientata, povera di valori morali, senza ideologie, in crisi di identità, che non studia, non legge, che si affida all’illusione di internet e dei video giochi, che insegue il mito della gioventù eterna, dilaniata da paure spesso irrazionali. È questa la rappresentazione dell’Italia che hanno fatto qualche giorno fa alcuni «grandi vecchi» della sociologia italiana, Giuseppe De Rita presidente del Censis, Franco Ferrarotti della Sapienza di Roma e Remo Bodei, filosofo dell’università della California. La nostra è una società che si aggrappa ad alcune idee prevalenti, come i diffusi sentimenti di preoccupazione e rabbia sociale, un serpeggiante antieuropeismo, la fragile illusione della partecipazione al mondo via web, la delusione e l’astensionismo rispetto alla politica.
Alla radice dei mali della società italiana si colloca intanto una preoccupante perdita di interesse per lo studio e la lettura. Se un tempo non lontano la personalità di una giovane donna o di un giovane uomo si formava con lo studio e l’impegno, oggi due chiacchiere via internet o un messaggio criptato su un iphone, il più delle volte, rappresentano l’unica occasione di approfondimento e di confronto. Non è così che si forma la coscienza di un Paese; non è così che si realizza una società libera, realmente democratica, in grado di pensare, ragionare, confrontarsi con giudizi e considerazioni sempre più spesso frutto soltanto della «pancia». Del resto è la stessa società dove l’istruzione è relegata nell’angolo dello scarso interesse o, al più, del mero adempimento, del «titolo» utile a qualche cosa, quasi mai alla voglia di capire ed interpretare cosa ci sta attorno. Non è quindi un caso che i laureati italiani siano appena 13 ogni cento abitanti, mentre Paesi come Svezia, Regno Unito, Finlandia ne hanno il triplo. E non è un caso se il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno. Avere perso di vista lo studio e la lettura si traduce però in una preoccupante povertà linguistica.
Un paio di anni fa, Tullio De Mauro, uno dei maggiori linguisti italiani, ha voluto misurare questa dilagante moria delle parole, facendo emergere un dato impressionante: il 70% della popolazione italiana si trova al di sotto dei livelli minimi di comprensione di un testo in italiano di media difficoltà. Questa stessa povertà linguistica si manifesta anche attraverso l’incapacità di esprimere sentimenti ed emozioni, che vadano appena al di là del banale «mi piace», spesso l’unico strumento espressivo per i tanti cultori di Facebook e Twitter. Nelle relazioni familiari, amicali, affettive vengono così a mancare persino le parole per esprimere le proprie emozioni o magari i pensieri per … pensarle.
L’impoverimento della società e della maggior parte dei suoi membri si manifesta anche attraverso la invadente pratica del gioco virtuale e d’azzardo. Lascia senza parole la diffusione di tali pratiche che colpisce persino coloro che, per responsabilità familiari, dovrebbero restarne lontani: ben il 31,4% dei giovani genitori italiani con figli di età inferiore ai 13 anni, trascorre qualche ora al giorno davanti ai video giochi. I numeri sono da capogiro: oltre un miliardo di euro all’anno di fatturato, con una pericolosissima deriva (+18% all’anno) verso i videogiochi con «contenuti di violenza particolarmente esplicita»! Ed è per questo, rileva una ricerca del Censis, che i minori tendono in maniera accelerata verso lo stato di adulto e gli adulti regrediscono, in una perniciosa indistinzione dei ruoli generazionali! È in questo scenario che prende forma via via la ricerca di nuove certezze attraverso l’imitazione di modelli spesso errati. Visi perfetti e corpi levigati; ecco i nuovi miti. Ed allora? Ecco pronta la risposta facile della chirurgia plastica e del tatuaggio a tutto corpo. È impressionante scoprire che siamo il terzo Paese al mondo per ricorso al bisturi estetico e certo colpisce che ci precedano soltanto la Korea del sud e la Grecia, mentre ci seguono ben distanziati i più avanzati Paesi del mondo.
lelio_cusimanoLa pratica del tatuaggio diffuso, di cui abbiamo esempi ricorrenti sui campi di calcio, ci offre un racconto epidermico di immagini, lettere e simboli, nella disperata ricerca di un segno distintivo rispetto alle masse percepite come informi ed omologate. Una società quindi che ostenta la propria laicità, che ha perso per strada ogni aggancio ad una forma qualunque di ideologia e che si affida, per individuare le proprie classi dirigenti, alla forza effimera del confronto virtuale, alla vacuità dei blog, alla prevalente criminalizzazione dell’avversario. In questo clima, persino Papa Francesco ha sentito l’esigenza di parafrasare la famosa parabola del Vangelo, esortando a lasciare l’unica «pecorella» rimasta, per andare a cercare le altre 99 smarrite.

Lelio Cusimano – 10/07/2013 – fondi@gds.it

 
 

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Da Sciascia a Twitter, genealogia del “cretino moderno”

Non ci sono più i cretini di una volta. Leonardo Sciascia li ricordava quasi con rimpianto: quei bei cretini genuini, integrali, come il pane di casa, come l’olio e il vino dei contadini. La loro scomparsa seguì a breve giro quella delle lucciole, e chissà che tra i due fenomeni non ci sia un nesso misterioso. Poi venne l’epoca della sofisticazione, per gli alimenti come per gli imbecilli: “E’ ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino”, annotava sconsolato in “Nero su nero”. A rendere possibile questa confusione incresciosa, a intorbidare le acque era stata l’improvvisa disponibilità di gerghi intimidatori dietro cui far marciare le banalità più indifese. Sciascia sceglie una data convenzionale, il 1963, anno in cui comincia l’ascesa, a sinistra, di un tipo nuovo di cretino, il cretino “mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare”. Si annunciava la stagione d’oro del cretino dialettico, operaista, maoista, strutturalista, althusseriano, insomma il cretino a cui Paolo Flores d’Arcais e Giampiero Mughini avrebbero eretto il monumento del “Piccolo sinistrese illustrato”. Sciascia era persuaso che il più insidioso mascheramento della stupidità fosse la complicazione non necessaria, l’arzigogolo, e scelse per metafora il berretto di Charles Bovary: Flaubert impiega mezza pagina a descriverne la fattura assai composita, per concluderne che in fin dei conti somigliava alla faccia di un imbecille.

Altri tempi, altri cretini. Oggi quel tipo lì lo riconosci a vista, i gerghi non gli fanno più da scudo, anzi ne segnalano a colpo d’occhio la cretinaggine, irraggiandola in ogni direzione come l’evangelica lampada sul moggio. Certo, vanta ancora le sue glorie mondane, scrive i suoi trattati, assiepa i suoi vaniloqui, fonda le sue rivistine, raduna attorno a sé i suoi circoletti (pur predicando, magari, di “moltitudini”), ma tutto sommato è facile impedirgli di nuocere. Sono altri, quelli da cui dobbiamo guardarci. Oggi il cretino, a destra come a sinistra, sembra aver ritrovato la sua originaria semplicità e una perversa concisione. Ma attenzione a non confondersi, è una semplicità contraffatta, una sofisticazione di secondo grado: è il segno che la specie si è evoluta per sfuggire agli artigli dei suoi predatori. Il cretino di buon senso è come quelle mele rosse rosse che per evocare un Eden perduto si servono di tutte le diavolerie della chimica. Ti guarda in faccia e ti dice, che so, “la cultura è un bene comune, come l’aria”, e tu temporeggi dietro un mezzo ghigno contratto, e ti sembra così candido che sei quasi sul punto di assentire, di sciogliere la mandibola e ricambiargli il sorriso, e devi aggrapparti con tutte le forze all’albero maestro del tuo intelletto per non soccombere all’incantesimo e capire che sì, probabilmente hai davanti a te un imbecille. E non è il solo da cui stare in guardia, il cretino di buon senso. Se al tempo di Sciascia la strategia per mimetizzarsi era la blaterazione fantascientifica, la proliferazione cancerosa dei gerghi, la zecca sempre aperta delle parole che coniano altre parole, oggi il cretino si rintana nelle forme brevi. Ecco, sarebbe da prendere quel dibattito soporifero tanto caro ai giornali – “Twitter ci rende stupidi?” – e capovolgerne l’assunto: Twitter ci rende intelligenti.

C’è in questo qualcosa di prodigioso, e di terrificante: ci sono cretini certificati, abituali, della cui cretinaggine abbiamo prove da riempirci un dossier, che nel giro breve di quei centoquaranta caratteri riescono non si sa come, per un istante, a ricordarci Karl Kraus, Oscar Wilde, o male che vada Giulio Andreotti. Possibile? L’aforisma, il Witz, che un tempo era un’arma formidabile contro la stupidità di tutte le maniere, è diventata il nuovo rifugio degli imbecilli, la freccia più velenosa nella loro faretra. Eppure non c’è granché da fare. Già che la stupidità ci assalta a tradimento, e senza logica, ne consegue, suggeriva Carlo Cipolla nel suo trattatello sul tema, che “anche quando si acquista consapevolezza dell’attacco, non si riesce a organizzare una difesa razionale, perché l’attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale”. Il meglio che possiamo fare è metterlo nero su nero.

Guido Vitellowww.ilfoglio.it – 19/11/2012

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2012 in Attualità e Cultura

 

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