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Sempre più ragazzi temono i pericoli della rete: “Vogliamo essere tutelati”

ROMA – Guardano sempre meno la tv generalista, amano i social network e le nuove tecnologie, ma temono sempre più i pericoli della rete. A scattare la fotografia del consumo mediatico degli adolescenti italiani è un’indagine del Censis contenuta nel Libro bianco “media e minori”, presentato oggi a Roma dall’Agcom. L’indagine mette in luce, in particolare, che i ragazzi tra i 14 e 17 anni chiedono oggi più che mai di essere tutelati per non incappare in pericolosi adescamenti online o in qualche attività illegale.

A preoccupare i ragazzi, in particolare, è la possibilità di una violazione della privacy (29, 6 per cento) o l’incontro con utenti pericolosi e malintenzionati (soprattutto le donne) ma anche la diffusione di informazioni false. Il 23 per cento degli adolescenti intervistati è poi preoccupato di sviluppare un comportamento di dipendenza relativo all’e-commerce e al poker online, mentre quasi il 21 per cento ha paura di restare invischiato in attività illegali. In generale quasi la totalità (84,3 per cento dei maschi intervistati e l’87 per cento delle ragazze) chiede a gran voce maggiori controlli anche sui contenuti audiovisivi per evitare che diventino rischiosi per i minori.

Lo studio del Censis è contenuto nel Libro bianco media e minori, un volume di 500 pagine che raccoglie un insieme di contributi multidisciplinari sul tema, una sorta di “bussola conoscitiva” per capire quali sono i comportamenti mediatici dei minori, quali i rischi da evitare, qual è il quadro normativo di riferimento e come orientare le politiche sul tema. “Questo libro bianco non nasce per dare soluzioni ma vuole sollevare un insieme di problemi per riaprire il dibattito sulla funzione di tutela – spiega Giulio Votano, dell’Agcom -. Emerge con forza che non tutti i paese dell’Unione europea si sono fatti carico delle preoccupazioni dei minori rispetto ai new media. E anche in Italia oggi più che mai la sfida non è solo legislativa ma culturale. Va detto, inoltre, che di fronte ad alcuni episodi pregiudizievoli come il cyber bullismo e lo stalking non ci sono alla stato attuale strumenti adatti alla prevenzione e quindi anche l’impianto normativo va rivisto: l’autoregolamentazione ha, infatti, mostrato la sua debolezza e l’impianto sanzionatorio è insufficiente soprattutto in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione”.

Nel Libro viene passata in rassegna anche la dieta mediatica offerta dai principali mezzi di comunicazione, in particolare la televisione. “I tg sono sempre più carichi di cronaca nera e nei programmi televisivi non mancano scene di violenza. Ma un’esposizione prolungata di questo tipo può causare nei ragazzi diverse reazioni: dall’aggressività all’eccessiva paura e, ciò che è peggio, può produrre un effetto di desensibilizzazione che porta a vivere la violenza anche nella vita reale da spettatori” spiega Elisa Manna, responsabile Censis. Secondo la ricercatrice un altro aspetto critico dei programmai televisivi è l’assenza di un discorso serio e approfondito sulla disabilità. “Questo tema è oggi il grande assente della  tv – aggiunge – appare solo se legato a casi di cronaca nera, dove le persone disabili sono trattati come casi umani. Nessuna attenzione è riservata al loro vissuto. E questo ha un effetto anche sui minori che si convincono così che la vita è fatta solo di benessere”. (ec)

>  www.redattoresociale.it

 
 

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Baby squillo? Per il 15% anche nella propria scuola

ROMA – Baby squillo? Può essere la ragazza del banco accanto. Almeno a guardare i risultati di un sondaggio realizzato dal portale specializzato Skuola.net sulla scia delle notizie di cronaca degli ultimi giorni, dalle quali stanno emergendo storie di prostituzione minorile.

Dei 3mila ragazzi di medie e superiori che hanno partecipato all’indagine, il 15% denuncia casi di baby squillo nel suo istituto. Di questi, circa il 30% ha addirittura avuto rapporti sessuali con loro. Va così da sé che, secondo gli intervistati, i media non stanno ingigantendo il fenomeno: per circa 1 studente su 4, le studentesse che si prostituiscono a scuola sono davvero così tante come dicono tv, giornali e web.

Sono oltre 500 gli studenti che hanno confessato al portale Skuola.net di avere baby squillo nella propria scuola. Addirittura il 60% di questi ultimi afferma che non si tratta di casi isolati e che ci sia più di una studentessa a vendere il suo corpo in cambio di soldi, ricariche e abbigliamento. Il 46% degli intervistati invece non si pronuncia sul fenomeno: nel suo istituto non esiste, e se esiste lui non ne è a conoscenza. Mentre il 40% circa del campione afferma con certezza che nella propria scuola queste cose non accadono.

Sicuramente deve destare attenzione che di quel 15% di studenti che sa delle baby squillo fra i banchi della sua scuola, il 30% dichiara di aver avuto rapporti sessuali con loro, così divisi: il 25% più di una volta, mentre il 5% solamente una. Il fenomeno non scandalizza i ragazzi, tanto che a essi si aggiunge un ulteriore 10% che, pur non avendo mai avuto nessun rapporto sessuale con una baby squillo della propria scuola, proverebbe con piacere.

In merito all’attenzione dei media sul fenomeno, poco meno della metà degli studenti non sa esprimersi. La restante metà invece si divide in egual maniera tra chi pensa che i media stiano trattando correttamente la questione date le proporzioni del fenomeno e chi invece ritiene che si stia esagerando.

>  www.lasiciliaweb.it

 

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