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Archivi tag: Smartphone

Troppi smartphone: cifosi in forte aumento tra i più giovani

La cifosi è un disturbo forse non troppo conosciuto ma comunque da non sottovalutare: insorge laddove la colonna vertebrale sviluppi una curvatura innaturale per cui nei casi più gravi, quelli cioè in cui tale curvatura superi un’angolazione di 45°, si inizia a parlare comunemente di gobba. Read the rest of this entry »

 

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Sesso, droga e smartphone: è la generazione Ebbasta

La strage di Corinaldo ha destato l’attenzione di molte mamme e papà italiani che vivono il loro compito educativo nel torpore generale, alimentato dalla frenesia quotidiana della nostra società che non lascia spazio alla riflessione. Di colpo tutti i genitori hanno iniziato ad interrogarsi davanti alla morte di cinque minorenni e di una madre schiacciati da una folla di ragazzini che aveva consumato alcolici di ogni tipo nell’infinita attesa del cantante Sfera Ebbasta, usato come un esca per adolescenti in modo da riempire il locale oltre i limiti. Read the rest of this entry »

 
 

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La Sindrome Handphone ci rende schiavi dello smartphone: 7 italiani su 10 ossessionati

handphSembra lontano secoli il tempo nel quale bastava un niente per essere davvero felici e sereni con se stessi e con il mondo. In realtà è passato molto meno tempo, neppure 15 anni. Un tempo ci bastava una bicicletta, un pallone, la molla per saltare, le partite da ascoltare al bar, stare con gli amici o magari con la fidanzatina. Oggi no, il mondo è cambiato cosi rapidamente che spesso si fa fatica anche a tenere il passo. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2016 in Salute e Benessere

 

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Giovani italiani malati di internet

giosmartphAdolescenti perennemente connessi in rete e genitori che non sono consapevoli dei rischi corsi dai propri figli sul web. Questa la fotografia emersa dall’indagine “Tempo del web. Adolescenti e genitori online”, realizzata da SOS Il Telefono Azzurro Onlus. La ricerca è stata realizzata intervistando un campione di ragazzi dai 12 ai 18 anni e di genitori dai 25 ai 64 anni. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2016 in Mondo giovanile

 

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Figli incollati allo smartphone? Ecco come cambia il cervello

smartphQualche tempo fa è circolata una notizia di un padre, esasperato dal figlio 23enne sempre immerso in videogiochi online (anzi un vero genio: il suo avatar è praticamente imbattibile) che decide di uccidere digitalmente il figlio e assolda dei tecnokiller che avrebbero dovuto assassinare l’avatar del figlio. Ma il ragazzo, purtroppo per il padre, batte i killer e li costringe a confessare. La notizia compare sui giornali di tutto il mondo e ci strappa un qualche sorriso amaro: quanti genitori vivono uno stato di confusione e di disorientamento e non sanno proprio come regolarsi di fronte ai figli “nativi digitali”? Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 12 gennaio 2016 in Famiglia

 

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Navigazione internet più sicura per i bambini con YouTube kids

ytkidsRoma – Un’app studiata espressamente per i più piccoli, con contenuti e grafica ad hoc. Si tratta di YouTube Kids, versione speciale di YouTube lanciata da Google, per rendere più sicura la navigazione dei bambini su iInternet. La nuova applicazione, gratuita, farà il suo debutto lunedì 23 febbraio negli Stati Uniti e sarà disponibile per smartphone e tablet Android. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2015 in Infanzia e Adolescenza

 

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Tablet e smartphone ritardano apprendimento nei più piccoli

tabesmaTutti quei genitori che si vantano dell’abilità dei propri figli con smartphone e tablet prima ancora che sappiano parlare dovrebbero in realtà preoccuparsi, perché i dispositivi con touchscreen non solo non fanno imparare più in fretta, ma rischiano di fare dei danni. Per imparare a parlare, manipolare oggetti e relazionarsi con gli altri, spiegano gli esperti del Cohen Children’s Medical Center di New York, non c’è davvero niente di meglio delle parole di mamma e papà e dei giocattoli tradizionali.
Lo studio presentato durante il congresso delle Pediatric Academic Societies and Asian Society for Pediatric Research in corso a Vancouver si basa su 63 coppie, i cui figli hanno avuto il ‘primo contatto’ con un dispositivo a schermo tattile in media a 11 mesi di età e per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di 4 ore. Le attività principali per i bimbi sono risultate guardare show educativi (30%), usare app educazionali (26), premere a caso lo schermo (28) e fare giochi non educativi (14).
Anche se il 60% dei genitori si è detto convinto che l’uso dei dispositivi produceva un ‘beneficio nell’educazione’ nei piccoli, test cognitivi hanno dimostrato che non c’era nessuna differenza tra i bambini ‘tecnologici’ e quelli non. Anzi, nei piccoli che giocavano con app non educative si è notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio. “Abbiamo osservato nella nostra clinica che il giocattolo numero uno che i genitori danno ai figli sono gli smartphone – afferma Ruth Milanaik, l’autore principale dello studio – che ormai ha sostituito i libri e i giocattoli ‘tradizionali’. La tecnologia però non può rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento”.
La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente, e ha portato all’emanazione di linee guida sia da parte dell’associazione dei pediatri statunitensi che dell’omologa britannica in cui si consiglia alle famiglie di non far usare i dispositivi fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un’ora al giorno. Dalla Gran Bretagna è arrivato un altro allarme durante il congresso dell’associazione insegnanti, secondo cui i bimbi alla materna sanno far scorrere uno schermo ma non hanno le abilità cognitive per usare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti.(Ansa).

>  http://www.repubblica.it

 
 

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Ragazzini di oggi “rapiti” da tablet e telefonini

raga tabGli adolescenti di oggi sono sempre più attratti dal mondo virtuale e sempre più lontani da quello reale. Secondo una ricerca britannica il fenomeno è da attribuire all’uso eccessivo di telefonini e tablet e in generale dei nuovi dispositivi elettronici. L’indagine condotta da Opinion Research per conto di Halifax Digital Home Index punta il dito sui genitori che non esercitano nessun tipo di controllo sui figli. Nel 65% dei casi li lasciano soli a connettersi con chi vogliono, per quanto tempo desiderano. Due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora.

Si arriva poi a parodossi come il fatto che il 40% dei bambini invia messaggi anche quando deve dire qualcosa a un membro della famiglia che si trova nella stessa casa. In generale la ricerca evidenzia che in molte famiglie è abituale permettere di usare gli smartphone anche quando si è a tavola, e lo squillo della suoneria o l’arrivo di un messaggio è prioritario rispetto alla conversazione conviviale, e la interrompe sempre. Sono poi le risposte dei bambini intervistati a mettere in luce la connivenza di papà e mamma che spesso forniscono l’esempio negativo. Anche la maggioranza degli adulti comunica attraverso messaggi con altre persone che si trovano nello stesso edificio, e una persona su cinque preferisce parlare al telefono o per mezzo dei social media. Una su quattro si porta telefonino e tablet a letto e una su dieci persino in bagno mentre sette su dieci confessano di iniziare la giornata lavorativa controllando email e social network.

Il rapporto con i dispositivi elettronici è quasi ossessivo se si pensa che più del 70% degli adulti non sopporta l’idea di stare un giorno senza i suoi gioielli tecnologici. Una persona su due ha persino ammesso che preferirebbe perdere la vera nuziale o l’anello di fidanzamento piuttosto che il proprio smartphone. L’uso assiduo dei dispositivi elettronici secondo gli esperti rischia di fare crescere bambini incapaci di avere veri rapporti umani, anche all’interno del gruppo familiare, proprio perché non hanno il tempo di imparare a farlo: è stato calcolato che un bambino che nasce oggi, a sette anni avrà già passato un anno intero (considerando giorni di 24 ore) davanti a uno schermo, piccolo o grande che sia. A 80 anni ne avrà impiegati 18, un quarto della vita, a inviare email, foto e messaggi non legati alla propria attività lavorativa.

Per cercare di fare vivere i ragazzini più nel mondo reale gli studiosi danno qualche consiglio ai genitori. Bisogna stabilire regole da osservare e sanzioni da applicare quando queste vengono violate. Tra le cose da mettere subito in chiaro ci deve essere il fatto che lo smartphone e il tablet non sono un regalo, ma un prestito che può essere revocato in qualunque momento, mentre è importante trovare del tempo da passere insieme senza apparecchi elettronici. All’inizio la sensazione sarà di panico, ma superato quel momento, a prevalere sarà una appagante sensazione di libertà.

>  redazione AGRwww.msn.com

 
 

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Una nuova dipendenza: l’inseparabile amico smartphone!

La prima cosa che fate appena svegli è controllare il vostro telefonino? Non lo dimenticate mai a casa e se succede tornate a riprenderlo? Entrate in ansia quando la batteria è scarica? Controllate ossessivamente la presenza di nuovi messaggi? Vi estraniate dalle conversazioni reali per navigare in rete? Se avete risposto “si” a queste domande è il caso che ve ne facciate un’altra: “sono dipendente dal mio smartphone?”

All’inizio, il telefono cellulare era stato pensato per agevolare la raggiungibilità tra le persone, ma, negli ultimi anni, la tecnologia ci ha regalato delle innovazioni che hanno consentito, senza alcuno sforzo, di portare il mondo in tasca, dialogare vis a vis con persone all’altro capo del mondo, trovare risposte ad ogni domanda con un semplice tocco delle dita. Ciò ha permesso immediatezza e velocità nella diffusione delle notizie, ma ha inevitabilmente condotto le persone nel vortice della dipendenza.

Proprio per le caratteristiche di facile trasportabilità e accessibilità, infatti, lo smartphone è diventato un oggetto inseparabile dal suo proprietario e ha alimentato il meccanismo del “tutto e subito”: non si vive più l’attesa per scoprire il risultato di una partita o per vedere l’ultimo video della popstar del momento, tutto è immediatamente raggiungibile.

Con l’avvento dei social networks e della messaggistica istantanea anche le relazioni e le emozioni vengono veicolate dalla rete. La linea di confine tra pubblico e privato non è più così definita e c’è l’irrefrenabile necessità di far conoscere al mondo che cosa in quel preciso momento si sta pensando o provando e cosa è successo nell’arco della giornata. Alcune persone adoperano il cellulare come mezzo privilegiato per relazionarsi con gli altri e lo utilizzano come scudo per le loro insicurezze: creano e distruggono relazioni, comunicano arrabbiature e risolvono conflitti con un semplice tocco delle dita. Come ben sintetizzato nel cortometraggio “I Forgot My Phone” di Charlene De Guzman, è soprattutto nei contesti sociali che emerge l’abuso del cellulare: al ristorante, a cena a casa di amici o al bar, c’è sempre qualcuno che, a testa bassa, si estranea dalla conversazione e controlla ossessivamente il suo smartphone.

Questo fenomeno, ultimamente ribattezzato “phubbing” – fusione tra le parole phone (telefono) e snubbing (snobbare) – ha dato vita al sito stopphubbing.com che invita a prendere posizione contro questa abitudine anti-sociale. Difficilmente si ammette di essere schiavi del cellulare e di passare molto tempo a far scivolare le dita sul touch screen, ma ci sono dei comportamenti che possono dare un primo avviso:

– non riuscire a staccarsi né fisicamente né affettivamente dal cellulare,

– entrare in ansia se l’apparecchio è scarico o non ha linea,

– comunicare esclusivamente e primariamente attraverso lo smartphone, anche quando non è necessario,

– utilizzare il telefono come mediatore delle relazioni con gli altri.

E’ paradossale che proprio uno strumento appositamente creato per ridurre le distanze e avvicinare le persone stia diventando una delle cause principali di allontanamento e solitudine.

Meditate gente…meditate!

>  Maria Zurzolo, psicoterapeuta – www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2013 in Attualità e Cultura

 

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