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Primo Maggio, celebrazioni e cortei in tutta Italia | Mattarella: “Il lavoro è una priorità”

Come da tradizione, diversi i cortei e le celebrazioni in tutta Italia in occasione del Primo Maggio, Festa dei lavoratori. Tra gli appuntamenti, spicca il concerto in piazza San Giovanni a Roma, mentre a Portella della Ginestra in provincia di Palermo si è tenuta una manifestazione, a 70 anni dall’eccidio, con i leader dei sindacati. Il messaggio di Mattarella: “Il lavoro è una priorità, non è accettabile che i nostri giovani vengano esclusi”. Read the rest of this entry »

 

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1° maggio 2016, hanno detto…

“Un paese che non riesce ad includere i giovani è un paese fermo. Un paese che esclude i giovani, o li inserisce nel mondo del lavoro in modo precario, si condanna da solo”. “Sul lavoro è fondata la nostra Repubblica” e creare lavoro è “impegno costituzionale vivo e attuale” affinché “la cittadinanza sia piena e non mutilata” | Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana Read the rest of this entry »

 

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Così la scuola può aiutare l’occupazione

In Italia solo il 4% dei ragazzi tra 15 e 29 anni riesce a integrare studio e lavoro (il 22% in Germania); l’abbandono scolastico è al 17,6% (in Europa al 12,6%); solo quattro imprese su dieci hanno frequenti contatti con la scuola (il 70% in Germania) e quando cercano personale lamentano una difficoltà di reperimento di figure tecniche che supera il 40%. C’è da chiedersi che cosa aspettiamo per mettere in comunicazione questi mondi. L’andamento della consultazione on line sulla buona scuola, che scade tra pochi giorni, conferma invece che i principali temi di accesa discussione sono quelli che stanno «dentro la scuola» e non «tra scuola e realtà» circostante. E’ importante parlare di insegnanti, graduatorie, supplenze e risorse, ma al tema scuola-lavoro viene riservata scarsa attenzione. Del resto nell’agenda proposta dal ministero solo due punti su 12 riguardano la scuola e il lavoro. Ci ha provato anche Confindustria con le sue «100 proposte per la scuola» di cui una trentina riguardano il rapporto scuola-lavoro, ma l’uscita pubblica non ha ancora trovato un’adeguata attenzione. Colpisce sul tema il silenzio dei sindacati. Il dialogo tra sordi deve essere sostituito da una più stretta collaborazione. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 18 ottobre 2014 in Scuola e Università

 

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Posto per 50 mila giovani siciliani. Ma al Centro per l’Impiego manca il personale.

PALERMO. Scatta la corsa a un posto di lavoro per 50 mila giovani siciliani, ma è allarme al Centro per l’Impiego di Palermo: già oggi è tra gli uffici regionali più ingolfati, figuriamoci quando arriverà la valanga di istanze di giovani disoccupati. Il dipartimento del Lavoro ha chiesto come rinforzo 22 funzionari, ma al momento pochi regionali avrebbero risposto all’interpello. Il tempo però stringe. Dal primo maggio è possibile infatti iscriversi al programma “Garanzia Giovani”, iniziativa europea per fronteggiare l’emergenza occupazionale e che mette a disposizione in Sicilia 178 milioni di euro. Il progetto è rivolto ai giovani dai 15 ai 29 anni che non studiano e non lavorano: per partecipare bisognerà registrasi sul sito http://www.garanziagiovani.gov.it oppure rivolgersi a un centro per l’impiego. Entro quattro mesi dall’istanza, agli iscritti sarà proposto un percorso per avere più chance di trovare un lavoro. In palio ci saranno corsi di formazione, tirocini in azienda, attività di servizio civile o di apprendistato.

In realtà le misure studiate del governo regionale non sono state ancora varate. Il 9 maggio saranno presentate ai sindacati, poi passeranno in giunta e infine dovranno ricevere il via libera definitivo del ministero. Nel frattempo, la Dirigente generale del Lavoro, Anna Rosa Corsello, assicura che “i giovani potranno comunque iscriversi al programma sia sul web sia tramite i centri per l’impiego, e potranno scegliere anche di partecipare al programma di altre regioni se saranno domiciliati altrove”. Ad essere congelato è anche l’attesissimo Piano Giovani, progetto da cento milioni di euro che l’Assessorato alla Formazione guidato da Nelli Scilabra metterà in campo per aiutare gli under 35 a trovare un lavoro. Dall’assessorato spiegano infatti che “il primo dei bandi, quello per avviare tirocini retribuiti in azienda, è in stand by dopo il provvedimento approvato in Assemblea regionale che ha congelato avvisi pubblici fino alle prossime elezioni”.
Al momento dunque ha preso il via solo la Garanzia Giovani. Nell’Isola sono migliaia gli under 30 che non studiano e sono senza lavoro, tanto che alla Regione è già scattato l’allarme e l’amministrazione sta potenziando gli uffici. A cominciare dal Centro per l’impiego di Palermo, che dovrà soddisfare una delle platee più vaste di disoccupati. Il Dipartimento del Lavoro ha già pubblicato il 17 aprile un atto di interpello  con il quale cerca altre 22 unità lavorative, di cui dieci funzionari direttivi e 12 istruttori direttivi. L’atto di interpello scadrà il prossimo 17 maggio ma al momento sono giunte poche istanze. Al Dipartimento del Lavoro non nascondono qualche preoccupazione, tanto che, dicono, a breve potrebbero essere convocati i sindacati per trovare una soluzione sulla carenza di personale. Ad ogni modo, quando arriverà il via libera del ministero al programma, i Centri per l’impiego saranno supportati anche da buona parte dei 1.800 ex dipendenti degli Sportelli multifunzionali della formazione, che dal 23 aprile sono senza un lavoro ma saranno impiegati proprio nelle attività di orientamento del programma Garanzia Giovani.  È anche per risolvere questa problematica, spiegano dal Dipartimento del Lavoro, che le attività della Garanzia Giovani in Sicilia partiranno in ritardo rispetto ad altre regioni come l’Emilia Romagna o la Sardegna, dove invece sono già pienamente operative.
Del resto, il lavoro atteso dagli uffici regionali non è di poco conto. Gli iscritti al programma saranno valutati attentamente in modo da scegliere un’azione su misura e avere maggiori possibilità di trovare un lavoro. Oltre all’orientamento iniziale, ai giovani saranno proposti un corso di formazione, misure di accompagnamento al lavoro, apprendistato, tirocini, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, mobilità professionale, bonus occupazionale per le imprese o formazione a distanza. In particolare, circa 40 milioni di euro finanzieranno tirocini, 33 milioni serviranno per le azioni di «accoglienza, presa in carico e orientamento», altri 33 per attività di formazione, 10 milioni per progetti di apprendistato, 5 milioni e mezzo per progetti di servizio civile, 4 milioni per favorire la mobilità professionale transnazionale e territoriale e 15 milioni per erogare dei bonus occupazionali ai datori di lavoro che procederanno ad un’ assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato o somministrazione della durata di almeno 6 mesi.

>  Riccardo Vescovo – 03/05/2014 – http://www.gds.it

 

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Al Sud il 45 per cento degli studenti non arriva al diploma

diplAnticipare la primaria quando gli alunni hanno ancora 5 anni anziché 6 ed estendere l’obbligo scolastico dagli attuali 16 fino ai 18 anni di età: a proporlo è l’associazione sindacale Anief dopo la pubblicazione degli ultimi allarmanti dati sull’alto numero di abbandoni precoci degli studi, dell‘innalzamento della disoccupazione giovanile e dei Neet. Gli ultimissimi numeri sui giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano sono quelli di un “esercito” che si allarga di mese in mese: ormai sono oltre 2 milioni e 250 mila, pari al 24%.

In Sicilia, Campania, Calabria e Puglia, i dati più allarmanti con punte del 45% di studenti che non arrivano al diploma. E la “forbice” rispetto all’Ue si allarga: solo Grecia e Bulgaria hanno più Neet di noi. Per il sindacato non c’è più tempo da perdere: si estenda l’istruzione a 13 anni e si apra all’alternanza scuola-lavoro. Così si agirebbe su quel 36% di giovani che oggi non si iscrivono a un corso di laurea e non lavorano. Recuperando i 50mila 15enni che ogni anno lasciano i banchi proprio quando cade l’obbligo di frequenza. Per chiudere il cerchio, conclude Anief, urge poi una riforma dei centri d’impiego e di formazione adulti.

>  www.restoalsud.it

 
 

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Una «grande Alleanza» per battere la povertà

povertà_300​In Europa solo il nostro Paese – a parte la disastrata Grecia – non ha alcuno strumento di contrasto diretto alla miseria. Ma dal 2005 a oggi la povertà assoluta è raddoppiata: dal 4,1 all’8%, cioè 4 milioni e 814 mila persone. Che non ce la fanno a pagare l’affitto, le bollette, la spesa. I poveri. È per questo che un inedito e amplissimo cartello di grandi realtà associative, del terzo settore, sindacali, e istituzionali ha dato vita all’Alleanza contro la povertà in Italia. Per chiedere al Governo di avviare dal 2014 un Piano nazionale contro la povertà pluriennale. Stanziando almeno 900 milioni per avviare anche in Italia un reddito di inclusione. Senza tirare la solita coperta corta. Ma – ad esempio – tassando le rendite finanziarie.
L’Alleanza contro la Povertà, presentata ieri a Roma, nasce da un’idea del professor Cristiano Gori dell’Università cattolica di Milano, ed è promossa grazie al contributo delle Acli. Il Piano nazionale è in otto punti. Primo: dal 2014 andrà introdotta una misura «non meramente assistenziale ma che sostenga un atteggiamento attivo» dei beneficiari. Da ampliare «il modesto finanziamento» presente nel Piano di stabilità. Secondo: partendo dai più bisognosi tra chi è in povertà assoluta, ogni anno vedrà ampliarsi la platea. L’ultimo anno la misura andrà a regime. Terzo: il criterio progressivo annuale sarà quello di coinvolgere ogni volta chi sta “un pò meno peggio”. Quarto: con la prestazione monetaria andranno erogati servizi per l’inclusione: per l’impiego, contro il disagio psicologico, per esigenze di cura. Quinto: gli strumenti sperimentalmente già in vigore (nuova social card in 12 comuni, carta per l’inclusione sociale in 8 regioni del Sud, carta acquisti tradizionale introdotta dal 2008) confluiranno nella nuova misura reddituale, senza interruzioni del sostegno pubblico. Sesto: l’investimento sulla lotta alla povertà «non può considerarsi in alcun modo sostitutivo del rifinanziamento» dei Fondi per le politiche sociali e per la non autosufficienza. Settimo: senza scartare eventuali contributi europei o privati, la nuova misura dovrà essere finanziata dallo Stato, in quanto livello essenziale di prestazioni sociali. Ottavo: l’efficacia delle proposta è commisurata al pieno coinvolgimento di terzo settore e organizzazioni sociali con le istituzioni, nella programmazione e nella gestione degli interventi

«L’alleanza è aperta all’adesione di altri soggetti che hanno a cuore il tema», sottolinea Gianni Bottalico, presidente delle Acli. Cgil, Cisl e Uil – con Vera Lamonica, Pietro Cerrito e Francesco Maria Gennaro – sottolineano che le risorse vanno trovate responsabilizzando chi ha di più e non togliendole dal welfare per i ceti medio bassi in difficoltà. Cerrito della Cisl parla di «tassazione delle rendite finanziarie, perché a pagare l’intervento sulla povertà dovrà essere chi ha di più e ci continua a lucrare sul disagio». E Pietro Barbieri, portavoce del Forum del terzo settore, ricorda che «l’Italia spende il 10% della media dei Paesi Ue a 15 per il contrasto alla povertà». Ad aderire all’Alleanza sono Acli, Anci, Action Aid, Azione Cattolica, Caritas, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, S. Egidio, ConfCooperative, Conferenza Regioni e Province Autonome, S. Vincenzo De Paoli, Consiglio Nazionale Italiano Onlus, Fio-PSD, Banco Alimentare, Terzo Settore, Lega delle Autonomie, Focolari, Save the Children, Jesuit Social Network.

>  Luca Liveraniwww.avvenire.it

 
 

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