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Archivi tag: Relazioni sociali

Come fare amicizia con una persona antipatica

Sono intorno a noi, eppure non le vorremmo al nostro fianco. Stiamo parlando di figure che gravitano, obbligatoriamente, nelle nostre vite ma ci sono antipatiche. Ad esempio la suocera, che però spesso ci salva tenendoci il bambino mentre siamo a lavoro, oppure la compagna di nostro fratello o di un caro amico, o ancora il nostro vicino di casa, al quale quando partiamo affidiamo il gatto o il cane, o un collega. Persone che dunque siamo in qualche modo “costrette” a frequentare. Esistono delle strategie per riuscire a fare amicizia con una persona che non sopportiamo? Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2018 in Stile di vita

 

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Non costa niente dire a una persona che le vogliamo bene

Non costa niente lodare il taglio di capelli, dire quanto ci piace quella maglietta nuova o quanto si apprezzi la compagnia di una persona. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2017 in Esistenza

 

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La Sindrome Handphone ci rende schiavi dello smartphone: 7 italiani su 10 ossessionati

handphSembra lontano secoli il tempo nel quale bastava un niente per essere davvero felici e sereni con se stessi e con il mondo. In realtà è passato molto meno tempo, neppure 15 anni. Un tempo ci bastava una bicicletta, un pallone, la molla per saltare, le partite da ascoltare al bar, stare con gli amici o magari con la fidanzatina. Oggi no, il mondo è cambiato cosi rapidamente che spesso si fa fatica anche a tenere il passo. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 11 settembre 2016 in Salute e Benessere

 

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La solitudine fa male alla salute. Per guarire una società malata la ricetta migliore non è medica ma del Papa: “Costruire comunità”

Non è più solo una questione di antropologia o di etica. Ora, anche la scienza medica conferma che l’essere umano non è fatto per vivere da solo. La solitudine e l’isolamento sociale non solo sono fonte di disagio psicologico ed interiore per l’individuo, ma addirittura possono risultare nocive per la sua salute fisica. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 10 giugno 2016 in Salute e Benessere

 

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Tablet e smartphone ritardano apprendimento nei più piccoli

tabesmaTutti quei genitori che si vantano dell’abilità dei propri figli con smartphone e tablet prima ancora che sappiano parlare dovrebbero in realtà preoccuparsi, perché i dispositivi con touchscreen non solo non fanno imparare più in fretta, ma rischiano di fare dei danni. Per imparare a parlare, manipolare oggetti e relazionarsi con gli altri, spiegano gli esperti del Cohen Children’s Medical Center di New York, non c’è davvero niente di meglio delle parole di mamma e papà e dei giocattoli tradizionali.
Lo studio presentato durante il congresso delle Pediatric Academic Societies and Asian Society for Pediatric Research in corso a Vancouver si basa su 63 coppie, i cui figli hanno avuto il ‘primo contatto’ con un dispositivo a schermo tattile in media a 11 mesi di età e per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di 4 ore. Le attività principali per i bimbi sono risultate guardare show educativi (30%), usare app educazionali (26), premere a caso lo schermo (28) e fare giochi non educativi (14).
Anche se il 60% dei genitori si è detto convinto che l’uso dei dispositivi produceva un ‘beneficio nell’educazione’ nei piccoli, test cognitivi hanno dimostrato che non c’era nessuna differenza tra i bambini ‘tecnologici’ e quelli non. Anzi, nei piccoli che giocavano con app non educative si è notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio. “Abbiamo osservato nella nostra clinica che il giocattolo numero uno che i genitori danno ai figli sono gli smartphone – afferma Ruth Milanaik, l’autore principale dello studio – che ormai ha sostituito i libri e i giocattoli ‘tradizionali’. La tecnologia però non può rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento”.
La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente, e ha portato all’emanazione di linee guida sia da parte dell’associazione dei pediatri statunitensi che dell’omologa britannica in cui si consiglia alle famiglie di non far usare i dispositivi fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un’ora al giorno. Dalla Gran Bretagna è arrivato un altro allarme durante il congresso dell’associazione insegnanti, secondo cui i bimbi alla materna sanno far scorrere uno schermo ma non hanno le abilità cognitive per usare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti.(Ansa).

>  http://www.repubblica.it

 

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Una nuova dipendenza: l’inseparabile amico smartphone!

La prima cosa che fate appena svegli è controllare il vostro telefonino? Non lo dimenticate mai a casa e se succede tornate a riprenderlo? Entrate in ansia quando la batteria è scarica? Controllate ossessivamente la presenza di nuovi messaggi? Vi estraniate dalle conversazioni reali per navigare in rete? Se avete risposto “si” a queste domande è il caso che ve ne facciate un’altra: “sono dipendente dal mio smartphone?”

All’inizio, il telefono cellulare era stato pensato per agevolare la raggiungibilità tra le persone, ma, negli ultimi anni, la tecnologia ci ha regalato delle innovazioni che hanno consentito, senza alcuno sforzo, di portare il mondo in tasca, dialogare vis a vis con persone all’altro capo del mondo, trovare risposte ad ogni domanda con un semplice tocco delle dita. Ciò ha permesso immediatezza e velocità nella diffusione delle notizie, ma ha inevitabilmente condotto le persone nel vortice della dipendenza.

Proprio per le caratteristiche di facile trasportabilità e accessibilità, infatti, lo smartphone è diventato un oggetto inseparabile dal suo proprietario e ha alimentato il meccanismo del “tutto e subito”: non si vive più l’attesa per scoprire il risultato di una partita o per vedere l’ultimo video della popstar del momento, tutto è immediatamente raggiungibile.

Con l’avvento dei social networks e della messaggistica istantanea anche le relazioni e le emozioni vengono veicolate dalla rete. La linea di confine tra pubblico e privato non è più così definita e c’è l’irrefrenabile necessità di far conoscere al mondo che cosa in quel preciso momento si sta pensando o provando e cosa è successo nell’arco della giornata. Alcune persone adoperano il cellulare come mezzo privilegiato per relazionarsi con gli altri e lo utilizzano come scudo per le loro insicurezze: creano e distruggono relazioni, comunicano arrabbiature e risolvono conflitti con un semplice tocco delle dita. Come ben sintetizzato nel cortometraggio “I Forgot My Phone” di Charlene De Guzman, è soprattutto nei contesti sociali che emerge l’abuso del cellulare: al ristorante, a cena a casa di amici o al bar, c’è sempre qualcuno che, a testa bassa, si estranea dalla conversazione e controlla ossessivamente il suo smartphone.

Questo fenomeno, ultimamente ribattezzato “phubbing” – fusione tra le parole phone (telefono) e snubbing (snobbare) – ha dato vita al sito stopphubbing.com che invita a prendere posizione contro questa abitudine anti-sociale. Difficilmente si ammette di essere schiavi del cellulare e di passare molto tempo a far scivolare le dita sul touch screen, ma ci sono dei comportamenti che possono dare un primo avviso:

– non riuscire a staccarsi né fisicamente né affettivamente dal cellulare,

– entrare in ansia se l’apparecchio è scarico o non ha linea,

– comunicare esclusivamente e primariamente attraverso lo smartphone, anche quando non è necessario,

– utilizzare il telefono come mediatore delle relazioni con gli altri.

E’ paradossale che proprio uno strumento appositamente creato per ridurre le distanze e avvicinare le persone stia diventando una delle cause principali di allontanamento e solitudine.

Meditate gente…meditate!

>  Maria Zurzolo, psicoterapeuta – www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2013 in Attualità e Cultura

 

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