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Archivi tag: Psicologia

Oggi è la Giornata mondiale della Gentilezza, basta poco per cambiare il mondo

Una parola, un gesto, un sorriso o solo ascoltare chi ci sta vicino. A volte basta davvero poco per “alleggerirsi” le giornate. E per evitare di dimenticarsi di avere premura verso qualsiasi individuo, ventun’anni fa è stata istituita a Tokyo la Giornata mondiale della gentilezza. Read the rest of this entry »

 

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Chi è un anziano? Alla ricerca di una definizione che non c’è

Per la biologia e la medicina è anziano chi ha raggiunto un determinato livello cronologico di età, generalmente indicato intorno ai 60 anni. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 24 settembre 2018 in Anziani

 

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Come parlare ai bambini della pedofilia e aiutarli a difendersi

Il Consiglio d’Europa ci racconta che purtroppo un bambino su cinque ha subito un abuso sessuale (dal semplice palpeggiamento alla vera e propria violenza). Read the rest of this entry »

 
 

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Depressione, entro il 2020 sarà la seconda malattia “lavorativa” dopo quelle cardiovascolari

depressMedicina e psicologia sono destinate a rispondere alle nuove sfide cliniche sempre più determinate dal contesto sociale. Per l’Organizzazione mondiale della Sanità non è un caso se negli ultimi anni si sia registrato un notevole aumento di casi di malattie mentali: entro il 2020, i disturbi depressivi rappresenteranno la seconda causa di «disabilità lavorativa», dopo le malattie cardiovascolari. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 28 aprile 2015 in Salute e Benessere

 

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Psicologia del regalo: la grande differenza tra regalare e donare

soldi1Regalare e donare non sono sinonimi. Regalare, evoca l’idea della “regalità”, del tributo a chi merita un riconoscimento in quanto “regale”, dell’atto volto a riconoscere un merito o a compensare un debito verso qualcuno nei confronti del quale si debba manifestare riconoscenza. Così, per molti, non solo a Natale, il regalo rappresenta una sorta di dazio oggettuale da offrire così, perché si deve, a chi, tra familiari, amici e conoscenti, é reputato meritorio quasi per diritto naturale. Non é difficile accumulare sotto l’albero pacchetti di ogni sorta che, infatti, chiamiamo regali senza alcuna emozione, a parte il sollievo di una fastidiosa incombenza finalmente risolta. Dunque, sempre di più in tempi di crisi economica il regalo é il mero oggetto, la compera qualunque, magari la cosa che costa meno o l’ammennicolo vistosamente riciclato, tanto per onorare una relazione di poco conto, barcollante e al limite del formale. Oppure, con spirito di sacrificio, si regalano cose di lusso perfettamente anonime nell’intento vago e trafelato di colmare, almeno il giorno di Natale, i vuoti e le lacune affettive di una quotidianità distratta.

Donare é un’altra cosa. Donare viene da dare, dare nel senso più pieno e profondo: significa offrire in pegno qualcosa che testimonia amore e farlo in modo incondizionato, senza sentire di dovere nulla all’altro e senza nulla pretendere dall’altro. Il dono, a differenza del regalo, è un omaggio ai sentimenti, e non alla persona. È un dire attraverso un oggetto: “Io ti amo. Ti amo perché sei tu, e non perché è Natale, perché é il tuo compleanno, perché sei mio zio o perché, e che palle, passiamo la vigilia in famiglia”…Il dono sarà sempre più importante e più significativo dell’oggetto, indipendentemente dal suo valore economico, mentre il regalo resta spesso misero o anonimo, anche quando è molto costoso.

L’immensa differenza tra dono e regalo. Il regalo è quantitativo, il dono é qualitativo. Nell’ottica del regalo, bisogna comprare qualcosa, una cosa qualunque, magari appena decente, tanto per non fare brutta figura. L’obbligo percepito di spendere del denaro per quella o per quell’altra persona prelude alla pratica del riciclo, vituperata ma assurta da troppi a vera e propria olimpiade invernale.  Chi fa semplicemente regali, soffre, osserva con contrizione contabile ogni scontrino sputato dalla cassa e indugia nei negozi di quisquilie oppresso da un senso del dovere di livello ecumenico. Invece, chi dona sceglie l’oggetto come simbolo, con l’intenzione di trasmettere amicizia, stima e amore, come se queste ricchezze sapessero trasfondersi nel dono. Chi dà in modo incondizionato si impegna con le proprie risorse nella ricerca di ciò che saprà esprimere, senza troppe parole e nel modo più autentico, l’affetto che nutre per chi scarterà il pacchetto sotto l’albero.

Un Natale senza crisi. Molti possono regalare oggetti costosi ma vuoti di senso e, ancor più, chiunque può distribuire paccottiglie infiocchettate con quella foga natalizia lievemente ansiosa che tradisce la superficialità del messaggio appiccicato al pacchetto: “Tho! E buon Natale!”. Pochi, invece, sanno realmente donare, ovvero riescono a spezzare la logica dominante del regalo e a scegliere consapevolmente di inviare precisi messaggi di relazione attraverso gli oggetti donati: “Sei importante per me”, “Ti voglio bene”, “Ti amo”. La crisi economica non c’entra, perché il dono può essere una lettera scritta a mano, un dolce fatto in casa, la fotografia di un momento emozionante, una poesia, una canzone, un disegno. Al di là dell’esborso, una stessa cosa assume un grande valore se é donata, ma rimane un mero oggetto se é semplicemente regalata.

Con questa consapevolezza é facile capire che il disagio economico che da anni si aggrava sotto Natale può limitare soltanto la nostra capacità di pagare pegno al rituale dei regali ma non può compromettere la nostra capacità di donare a chi amiamo un simbolo di gioia e di profonda speranza d’amore.

>  Enrico Maria Secci, psicoterapeuta – http://www.tiscali.it

 

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Furbizia di coppia

copParlare di furbizia in riferimento a una relazione d’amore sembra un controsenso e invece, a volte, usare un pizzico in più di strategia può giovare al dialogo e alla qualità della storia. Ecco allora le piccole astuzie che possono aiutarci ad andare più d’accordo con lui. A indicarcele è la psicologa e psicoterapeuta Dolores Bracci.

A volte a essere sbagliato non è tanto il messaggio che si vuole far capire, quanto il modo usato per esprimerlo. «E allora una piccola astuzia può essere quella di utilizzare, quando possibile, toni scherzosi ed esprimere il medesimo concetto in maniera ironica» suggerisce Bracci.

Piano con la tendenza a precisare tutto e polemizzare su qualsiasi argomento. «Perché a fare così non si ottiene granché. Anzi, si rischia soprattutto di indispettire il partner e inasprire il clima all’interno della relazione. Suggerisco di palesare a lui il nostro malcontento solo quando è necessario, ossia sui problemi o le situazioni che meritano per davvero attenzione».

È impossibile che due partner vadano d’accordo su tutto. «Il modo più intelligente e stategico di superare momenti di piccoli conflitti è quello di abbandonare posizioni rigide e impegnarsi per trovare un punto di incontro. O, anche, per accontentarsi in maniera alternata».

Partire da un conflitto contingente per poi arrabbiarsi con il partner per mille altre questioni collaterali o persino vecchie e sepolte: sì, capita spesso e il risultato è che ci si attorciglia in discorsi del tutto sterili. «E allora in questi casi la piccola astuzia può essere quella di ricordarsi di rimanere sul problema del momento».

Di fronte a fatti o persone che suscitano la nostra contrarietà è facile cadere in commenti severi o netti, tanto più se la confidenza con il partner è forte. «Ma questo tipo di reazione – spiega Bracci – è controproducente, perché le persone che si esprimono in tono troppo giudicante e saccente non invitano al dialogo e inducono chi le circonda a non aprire proprio certi discorsi ‘pericolosi’, o a non approfondirne altri».

Certi discorsi sono fondamentali e vanno intrapresi il prima possibile. «Nonostante ciò – commenta Bracci – vale sempre la pena di fermarsi un attimo e valutare il momento e il contesto. Intavolare conversazioni serie o spinose quando il partner non è al top del suo umore o delle sue energie, significa parlare con qualcuno meno disposto ad ascoltare, capire e negoziare».

Un’altra piccola furbizia da usare in coppia consiste nel tenere presente che gli uomini, di fronte a un problema, non amano perdersi in chiacchiere: preferiscono concentrarsi sulla soluzione. «E ricordare questo può aiutare sia a non prendersela se il partner taglia corto di fronte alle nostre lamentele».

Pensare a quello che il partner sbaglia o non fa è semplice e altrettanto facile è la tendenza a rimarcarlo a lui. «Invece la scelta più astuta per fare in modo che il compagno capisca come regolarsi, sarebbe quella di girare la questione su ciò che ci fa piacere ed esternare a lui il nostro entusiasmo quando ci sentiamo soddisfatte o appagate».

Attenzione a dire di sì al partner quando in realtà vorremmo dirgli di no e viceversa. «Se decidiamo di accettare o rifiutare qualcosa, dobbiamo poi fare in modo di comportarci di conseguenza, in modo da evitare contraddizioni tra quello che abbiamo detto e quello che stiamo facendo».

>  www.msn.com

 
 

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Pensiero del giorno: aspettative deluse

Pensiero del giorno: aspettative deluse.

 
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Pubblicato da su 26 luglio 2013 in Ospiti

 

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