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Archivi tag: Morte

La domanda che ci costringe a deciderci

Leggendo i racconti di amici e parenti e i commenti delle tredici universitarie, di cui sette italiane, morte in Spagna nella notte fra il 19 e il 20 marzo, si può intuire cosa passi per il cuore di una ventenne che parte per l’Erasmus e lascia, magari per la prima volta, la sua famiglia e la sua patria: il fascino della lingua da imparare e magri da sfoggiare al ritorno insieme ai racconti sugli amici stranieri sparsi per il mondo. E poi, unita a un fondo di timore per ciò che è sconosciuto, l’eccitazione che nasce, chissà perché, dal pensare che il nuovo sia sempre meglio del vecchio. Facile immaginare i preparativi per trovare casa, compilare documenti e cercare i coinquilini con cui condividere l’appartamento. Poi le feste di addio organizzate dagli amici come si andasse per non fare ritorno, sebbene i voli low cost e i social network ormai riducano tempi e distanze: «Mi piange il cuore neanche se stessi andando in guerra», si era detta una delle vittime. E finalmente il giorno della partenza che può lasciare un fondo di apprensione nei cuori delle madri, anche quando si convincono che non bisogna preoccuparsi per quella figlia ormai cresciuta che andrà pur lasciata libera. Read the rest of this entry »

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Pubblicato da su 23 marzo 2016 in Esistenza

 

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C’è un’eutanasia mascherata: si scartano i giovani…

papa-banderasA maggior ragione quando incontra i giovani, papa Francesco non ama il formalismo dei discorsi preparati. Così, anche questa volta ha abbandonato il testo scritto affidandosi agli appunti presi mentre ascoltava l’intervento di un ragazzo nel Centro culturale Padre Felix Varela, nella piazza della Cattedrale dell’Avana. «L’inimicizia sociale distrugge. Una famiglia si distrugge per l’inimicizia. Il mondo si distrugge per l’inimicizia. E l’inimicizia maggiore è la guerra e oggi il mondo si sta distruggendo per la guerra perché non sono capaci di sedersi e parlare». È uno dei passi del discorso pronunciato «a braccio» dal Pontefice nell’ultimo appuntamento della sua seconda giornata cubana.  Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2015 in Papa Francesco

 

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Prima Guerra Mondiale, 20 cose da sapere

100guermondUn minuto di silenzio, il 24 maggio, celebrerà in tutta Italia il centenario dell’entrata del nostro Paese nella Prima guerra mondiale. Un conflitto che tra il 1914 e il 1918 ha sconvolto il mondo intero, e di cui oggi il fondatore di Emergency, Gino Strada, propone di «festeggiare la fine, non l’inizio».
La scintilla della Grande Guerra fu l’attentato di Sarajevo, avvenuto il 28 giugno 1914. L’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie Sofia, in visita nella città, caddero sotto i colpi di pistola esplosi dal rivoluzionario bosniaco Gavrilo Princip. Il primo proiettile centrò la donna all’addome, mentre il secondo colpì Francesco Ferdinando al collo, dove non era protetto dal giubbotto antiproiettile. La guerra ebbe inizio ufficialmente un mese più tardi, il 28 luglio 1914, e fu un evento destinato a cambiare radicalmente non solo la geopolitica dell’Europa, ma anche il modo di pensare e di agire dei suoi cittadini.
La conoscenza di quanto accaduto continua a evolversi e ad arricchirsi di nuove ricerche. Condensato in 20 piccoli punti, ecco quale fu il volto del conflitto.
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Pubblicato da su 24 maggio 2015 in Eventi

 

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Sono solo dall’altro lato

La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.

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“Morte” – poesia di Charles Peguy

 
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Pubblicato da su 2 novembre 2013 in Poesia

 

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Suicidio: prevenire si può. Disoccupazione primo indiziato

lettera suicidaL’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno nel mondo muoiano di propria volontà 1 milione di persone, un tasso di mortalità per suicidio di 14,5 su 100.000 abitanti. In pratica nel mondo si registrano due suicidi al minuto e in molti paesi industrializzati questa arriva a essere la seconda o terza causa di morte tra gli adolescenti e i giovani adulti.

In Italia si contano circa 4.000 suicidi l’anno. Sono morti prevenibili, ma per farlo serve una rete di sostegno formata da persone volenterose competenti. L’obiettivo della 10° Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, che si celebra il 10 settembre, è proprio quello di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla possibilità di aiutare coloro che hanno raggiunto quello stadio di disperazione che precede il gesto estremo.

>  www.panorama.it

 

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Caro fratello, non toglierci la tua vita

//   LETTERA A UN ASPIRANTE SUICIDA   //

lettera suicidaCaro fratello che non vuoi più vivere, ti scrivo perché tu non ti tolga la vita. In questi giorni stiamo tutti sentendo brutte notizie su chi come te, per ragioni cosiddette economiche – ma non sono solo tali, tu lo sai – hanno compiuto il gesto volontario di transitare oltre il confine estremo.

E ho paura di non scrivere bene perché vorrei usare parole dirette, sincere, efficaci e trovarle è difficile. La cosa che non ti dirò è che ti sono vicino, perché io e anzi tutti noi ti siamo stati lontanissimi. Abbiamo sfiorato la tua angoscia camminando per strada come se fossimo disinteressati a vederla; sicché tu, fratello, in questa vicenda di nascita e fine, di carne e sangue, di respiro e pensiero che ci accomuna tutti e ha nome vita, ti sei sentito così solo, da pensare che se ti fossi tolto di mezzo qualcuno si sarebbe accorto di te e tu avresti finalmente pacificato la mente e il cuore.

Facciamo un patto, allora: che griderai, prima. Che lo farai magari nelle forme della società mediatica, del villaggio di solitudine globale in cui viviamo, scrivendo due righe, con parole tue, a questo giornale, in una lettera intitolata: ‘Vorrei morire perché…’. E ci dirai perché. Non decidere nulla da solo, chi si sente solo sta già morendo, l’ha detto uno scrittore che si chiamava Conrad e che indagava la tenebra nel cuore dell’uomo: «Si muore come si sogna, soli». Ma tu non stai sognando, hai gli occhi ben aperti sulla vita e quindi non sei solo: lascia che ti accompagniamo. Per un po’ almeno, fino a rifare i primi passi. Come quelli che ti ha insegnato tua madre tanti anni fa tenendoti per le braccine, e non vorrebbe, adesso, che tu non camminassi più.

Hanno scritto che per debiti ti avrebbero tolto la casa. Sai, abbiamo costruito un mondo spietato, sotto cui scorre un fiume di violenza e veleno, in cui il debito si sconta togliendo al debitore il suo rifugio, forse più per punirlo che per ripianare in parte il debito. Duemila anni fa Qualcuno disse: «Le volpi hanno le tane e gli uccelli i nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo». Forse pensava anche a te.

Ma di sicuro pensava a noi quando diceva: «amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi». Non ci siamo riusciti con te, vuoi proprio dimostrarGlielo? Dacci la possibilità di farGli vedere che per una volta l’abbiamo ascoltato. Dacci una mano. Tu aiuta noi.

Mettici in condizione di condividere: parla, chiama, scrivi, fatti sentire, raccontaci, piangi, se vuoi, e noi diremo le parole che il tuo cuore vuole ascoltare. Mettici al tuo fianco: lasciaci gridare insieme a te che questa società è disumana, e che c’è un’altra società, che quel Qualcuno ha indicato, già nata tra te e noi e in cui l’uomo è di aiuto all’altro uomo. Pensa a noi con tenerezza.

Noi sappiamo meno cose di te, non siamo mai arrivati al tuo baratro, tu solo hai raggiunto la tua – personale, universale – cognizione del dolore. Insegnacela. Facci guardare dentro il tuo cuore. Non precipiterai nell’abisso, ti tratterremo noi, ma tu, prima, ci avrai arricchiti di te, sicché sarà un ben piccolo prezzo continuare a darti la vita. Ecco, forse solo adesso sono riuscito a dire la frase che volevo scrivere e che non è «non toglierti la vita», ma «non toglierci la tua vita». Perché non lo sappiamo dire, ma è preziosa per noi.

>  Giovanni D’Alessandrohttp://www.avvenire.it

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2013 in La grande Crisi

 

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Sei anni fa, la morte di Giovanni Paolo II°

Il 2 aprile di 6 anni fa, Giovanni Paolo II tornava alla Casa del Padre. Un anniversario che quest’anno viene illuminato dall’attesa gioiosa ed emozionata, in tutto il mondo, per la Beatificazione di Papa Wojtyla il prossimo primo maggio 2010.

Dobbiamo riconoscere che il popolo di Dio, nel momento stesso della morte di Giovanni Paolo II ebbe la certezza che un Santo era entrato nel cielo. Del resto, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, l’8 aprile 2005, durante i solenni funerali in Piazza San Pietro, invocò la benedizione di Giovanni Paolo II dalla finestra del cielo, in un certo senso considerandolo già Santo. Tutti ricordiamo quelle toccanti parole: “Padre Santo, benediteci dalla finestra del cielo!”. Con la Beatificazione, la percezione del popolo di Dio viene confermata con un atto solenne e ufficiale dal Santo Padre.

cardinale Angelo Comastri

 
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Pubblicato da su 2 aprile 2011 in Eventi

 

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