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Scadenze fiscali giugno 2017

Il calendario fiscale del mese di giugno può essere definito “rovente” con una serie di adempimenti che rischiano di svuotare le tasche dei cittadini. Nonostante quest’anno sia saltato l’ormai celeberrimo tax day, sarà comunque mese da incubo nell’ambito del quale ritornerà l’appuntamento semestrale con le tanto odiate imposte sugli immobili. Giugno è infatti per tradizione il mese i cui proprietari e inquilini dovranno provvedere al pagamento della prima rata di IMU e TASI. Non solo, perché se non bastasse, potrebbero esserci anche le liquidazioni trimestrali IVA e il saldo di IRPEF, IRES e IRAP. Vediamo, nel dettaglio, il calendario completo delle scadenze fiscali di giugno 2017. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 1 giugno 2017 in Economia e finanza

 

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Raffica di scadenze

soldi1Raffica di scadenze per le imposte nazionali, da pagare entro il 2 dicembre, e quelle locali, 16 dicembre. Dagli acconti all’Imu, passando per la Tares, sull’ultimo mese si scaricano gli aumenti di tutto l’anno.

Il 2 scade l’acconto sull’Irpef, da pagare in soluzione unica. Escluso da adempimenti e tasse extra chi ha solo un reddito fisso da stipendio o pensione, anche se ha una casa di proprietà non affittata. L’imposta sostitutiva del 5% dedicata ai giovani professionisti con meno di 35 anni sarà calcolata sul 100% dell’imposta dovuta. Sempre entro il 2 dicembre le imprese dovranno pagare acconto Ires che arriverà al 101%. In sostanza, la tassa è in realtà un prestito forzoso. E infine l’acconto Irap. Anche questo, in scadenza il 2 dicembre.

Il 2 dicembre scadono anche Ivie e Ivafe, le imposte con le quali lo Stato tassa gli immobili posseduti all’estero da contribuenti italiani e le attività finanziarie oltreconfine. Sempre il 2 dicembre: scadenza dei versamenti per chi ha scelto la cedolare secca sugli affitti. I Comuni potrebbero continuare a chiedere le vecchie Tarsu o Tia per tutto il 2013. Nel 2014 debutterà invece la nuova Tari.

Intanto cominciano ad arrivare i bollettini per il pagamento di una maggiorazione su una tassa che non esiste più, il tributo sui rifiuti che sarà diluito nella prossima service tax. I contribuenti rischiano di pagare 2 miliardi in più di tasse. Se il governo non troverà risorse sufficienti entro la fine di novembre, scatterà la prima delle “clausole di salvaguardia” previste dalla Legge di Stabilità. I rincari scatterebbero automaticamente sulle accise (benzina, sigarette), acconti Irpef e Irap.

>  www.msn.com

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2013 in Politica e Istituzioni

 

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Nuove tasse al debutto

tasseTre nuove tasse al debutto, ma anche maggiori sconti per i figli e la promessa che gli importi della lotta all’evasione saranno utilizzati per abbattere le imposte a famiglie e imprese. Se il 2012 è stato l’anno dell’IMU, il 2013 vedrà l’arrivo di tre “nuove” imposte e certo non sarà meno impegnativo per gli italiani. La pressione fiscale, in base alle ultime previsioni del governo, salirà dal 44,7% dell’anno appena concluso al livello record del 45,3%. Le nuove tasse guardano soprattutto alla casa e agli investimenti finanziari.

Scatta da subito l’IVIE, l’imposta che si paga sul valore degli immobili all’estero, mentre bisognerà attendere marzo per la TOBIN TAX sulle transazioni finanziarie. A caratterizzare l’anno sarà pero’ la TARES, la nuova tariffa sui rifiuti che si preannuncia come un balzello di rilievo: si pagherà da aprile sulla grandezza degli immobili ma manderà in pensione la vecchia TARSU e assorbirà la Tassa di IGIENE AMBIENTALE. Ma a pesare sui portafogli dei contribuenti sarà l’IVA che a luglio vedrà l’aliquota salire dal 21 al 22%.

Non ci saranno comunque solo note dolenti. Da tenere presente che fino a giugno sara’ possibile usufruire di maggiori sconti sui lavori di ristrutturazione (dopo, la detrazione scende dal 50 al 36%) e scattano i nuovi sconti per i figli a carico. C’è poi l’aspettativa di un calo delle tasse su famiglie e imprese: il “fondo per il calo delle tasse” arriva dal 2013 e sarà rimpinguato con la lotta all’evasione che vedrà in campo il nuovo redditometro.

> notizia Ansa – http://www.msn.com

 
 

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Sindaci: “A rischio la tenuta sociale”

Con una cruda missiva l’Anci Sicilia, l’associazione dei comuni, torna ad evidenziare le difficoltà dei Comuni e dei sindaci, costretti a tassare i cittadini in nome e per conto dello Stato, scrivendo stavolta ai Prefetti della Sicilia. I tagli ai trasferimenti statali e regionali hanno reso impossibile governare gli Enti locali: per questo chiedono al Governo interventi straordinari al fine di “mantenere la tenuta sociale”.

Illustrissimi Signori Prefetti,

le SS.LL. conoscono la situazione insostenibile degli Enti Locali Siciliani, l’impossibilità a continuare ad assicurare il minimo dei servizi ad essi delegati ed i rischi conseguenti sul piano della tenuta sociale. La devastante somma dei tagli statali e regionali e l’esigenza, per molte Amministrazioni, di far gravare sulle comunità i consistenti aumenti delle aliquote dell’IMU e dell’IRPEF espongono i Sindaci al rischio di essere avvertiti come occhiuti gabellieri che non tengono conto delle reali condizioni economiche dei cittadini.

Alla luce di questa situazione e delle tante proteste che si stanno manifestando all’interno della Sicilia risulta assolutamente indispensabile che il Governo prenda consapevolezza di una condizione insostenibile. Ciascuno delle SS.LL. è stato sollecitato, nelle diverse Province, da molti Sindaci che hanno trovato ascolto ed attenzione, rendendosi conto di una esasperazione che risulta dalla evidente impossibilità di continuare ad essere nelle diverse realtà locali anche i rappresentanti dello Stato oltre che gli Amministratori delle comunità locali.

L’Anci, a nome di tutti i Sindaci Siciliani, ritiene di potere contare sulla Vostra disponibilità e sulle indiscusse capacità di rappresentare al Governo nazionale l’urgenza e l’indifferibilità di provvedimenti straordinari. Il permanere di questa situazione non consente né il mantenimento della tenuta sociale né la prosecuzione dell’esercizio del mandato sindacale.

>  www.belicenews.it – 04/11/2012

 
 

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I giorni dell’Imu. Per molte famiglie è disperazione

“I giorni del’ira” era il titolo di un film che avevo visto da ragazzo. I giorni del’ira sono quelli della nostra vita immediata e quotidiana di metà giugno del 2012, i giorni in cui dobbiamo pagare l’Imu. Decine e decine di milioni di famiglie stanno calcolando il salasso fiscale che colpirà il bene essenziale della gran maggioranza degli italiani, il tetto sotto cui ognuno di noi si protegge dal fredo e dalla pioggia ma anche la casetta in collina o al mare dove in molti passano qualche week-end o magari una o due settimane d’estate. Per quel che mi riguarda, il mio commercialista ha calcolato il primo rateo da pagare il 18 giugno e sulla casa dove vivo e sullo studio-biblioteca da cui ricavo di che campare. Tenendo presente che i calcoli non sono ancora definitivi, perché da qui a fine anno i comuni aumenteranno le aliquote e sulla prima e sulla seconda casa, rispetto al tempo in cui già pagavamo l’Ici sulla prima casa (poi abolita da Silvio Berlusconi) pagheremo quest’anno tre volte tanto. Più ancora. Al tempo in cui era stata abolita l’Ici sulla prima casa, a compensare le mancate entrate dei comuni erano state aumentate le addizionali Irpef comunali e regionali. Ci troviamo dunque adesso a pagare un’Imu sulla prima casa e per giunta aumentata, addizionali che erano e restano aggravate, un’Imu sulle eventuali seconde e terze case aumentata di molto.

Per molte famiglie è la disperazione. Famiglie che non arrivano alla fine del mese, non hanno di certo di che pagare questo balzello aggiuntivo. Le lettere ai giornali sono colme di questa disperazione. La lettera di una giovane donna che non ha reddito né lavoro ma solo il tetto sotto cui vive. Da dove li prenderà i soldi di che pagare l’Imu? Oppure gli imprenditori edili che hanno costruito dei palazzi i cui appartamenti non riescono a vendere perché nessuno più compra. Ebbene, dovranno pagare l’Imu sugli appartamenti vuoti e che nessuno utilizza? Oppure chi lavorava la terra e magari ha una baracca nella quale custodisce gli attrezzi agricoli, ebbene uno così deve pagare l’Imu sulla baracca o sulle baracche. Valga per tutti la lettera che un imprenditore emiliano cui il terremoto ha buttato tutto giù ha inviato al Capo dello Stato: “Non voglio da voi né un discorso né una lacrima. Voglio solo che mi diate i soldi che mi dovete da anni e che mi restituiate tutta l’Iva che vanto a credito”. Penoso che in una situazione del genere, si sia comunque tenuta la sfilata celebrativa del 2 giugno con annesso buffet al Quirinale riservato agli invitati tutti gongolanti. Andava abolita e basta, e risparmiati i tre milioni di euro che pare sia costata. Una questione elementare di gusto.

E con tutto questo non ha senso puntare il fucile contro il petto di Mario Monti e del suo governo. Lui ha ereditato un disastro lungo quarant’anni, quarant’anni di governi di destra o di sinistra o di centro che procedevano impavidi nell’arte di innalzare il debito pubblico fino a quote stratosferiche: e questo per viltà, perché non avevano il coraggio di dire agli italiani che stavamo vivendo al disopra delle nostre possibilità e delle nostre risorse.

> estratto da un articolo di Giampiero Mughini, pubblicato su http://www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 11 giugno 2012 in La grande Crisi

 

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