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Archivi tag: Immigrazione

Censis: italiani spaventati e incattiviti nel Paese che non cresce più

Un’Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita, e anagraficamente vecchia. Il 52° Rapporto Censis parla di “sovranismo psichico” e delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. “Il processo strutturale chiave dell’attuale situazione è l’assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive”, sintetizza il Censis. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2018 in La grande Crisi

 

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Palermo, le famiglie povere delle periferie raccolgono vestiti e scarpe per i migranti

Dalle chiese di periferia di Palermo, attraverso la Caritas, arriva una prima risposta ai bisogni primari di accoglienza di alcuni dei 760 immigrati arrivati ieri al porto di Palermo. Venticinque sono stati accolti nella chiesa di San Gaetano di Brancaccio, in particolare all’interno dei locali attigui dove operò p. Pino Puglisi. Duecento invece sono quelli che si trovano in questo momento nella chiesa S. G. M. Vianney Curato d’Ars del quartiere popolare di Falsomiele. Si tratta di due realtà che, nonostante siano fortemente pressate già da parecchi problemi, soprattutto legati alla povertà delle famiglie, stanno rispondendo in maniera straordinaria. In queste ore sono proprio le stesse famiglie “bisognose” che si stanno attivando a favore degli immigrati organizzando raccolte di vestiti, scarpe e generi di prima necessità.

Abbiamo accolto 25 nostri amici migranti tutti originari della Costa D’Avorio e del Mali – dice p. Francesco Francoforte, parroco di San Gaetano di Brancaccio -. Sono stati sistemati nei locali  diocesani del centro Padre Nostro che volle a suo tempo padre Pino Puglisi. Stiamo dando fondo  con i beni che abbiamo in parrocchia. Si tratta, certamente, di una nostra prima risposta  perché penso che di migranti ne arriveranno altri. Ci stanno dando una mano le suore di Madre Teresa di Calcutta e molti volontari”. Noi, sicuramente in questo momento difficile – aggiunge p. Francoforte – non possiamo che fare la nostra parte mettendocela tutta, investendo risorse e persone per dare piena ospitalità a chi attraversa deserto e mare per arrivare da noi. Non è un’emergenza che pensiamo, però, possa concludersi solo in questo modo perchè occorrerebbe che, chi di dovere, prenda delle decisioni più radicali attrezzandosi in maniera migliore. Lasciare tutto alla buona volontà dei cittadini tra volontari e operatori non basta certo a risolvere il problema che ha dimensioni molto ampie rispetto a quelle che sono le nostre risposte”. In una parrocchia che ha già i suoi problemi è, comunque, significativo che ci stiamo attivando in questo modo – continua -. Tra poveri, insomma ci si capisce molto. Spesso il quartiere finisce nei giornali per cose negative mentre, adesso, è per noi motivo di orgoglio potere dire che chi  già vive nel bisogno aiuta i migranti. A causa dell’essere periferia siamo con un cuore più aperto alle esigenze degli altri”.

Duecento migranti originari di Gambia, Nigeria, Costa d’Avorio, Benin e Mali sono, invece quelli ospitati all’interno della chiesa S. G. M. Vianney Curato d’Ars di Falsomiele. Nel popolare quartiere periferico del capoluogo, in queste ore frenetiche, arrivano in continuazione volontari e persone che portano beni di prima necessità. A Falsomiele, infatti, si è creato un vero e proprio villaggio della solidarietà: dentro la chiesa sono stati sistemati i letti al posto delle panche e ognuno fa a gara per rispondere  alle necessità di queste persone. Tutta la comunità della chiesa sta rispondendo in maniera straordinaria ai bisogni delle 200 persone immigrate che abbiamo accolto in chiesa – racconta il parroco p. Sergio Mattaliano che è anche direttore della Caritas diocesana -. Centinaia di volontari stanno testimoniando la carità nel senso più vero del termine. Sono tanti gruppi impegnati: la comunità ecclesiale, gli scout, i volontari e anche le famiglie che danno quel poco che hanno”. Infatti, l’aspetto ancora più bello è, proprio che, nel quartiere, le famiglie più povere stanno cercando di attivarsi e dare una mano  per bisogni primari dei migranti – sottolinea p. Sergio Mattaliano -.  Si tratta di poveri italiani che stanno aiutando nella raccolta dei vestiti e di quant’altro i loro fratelli stranieri ancora più bisognosi. E’ davvero impressionante il circuito di solidarietà delle persone di questo quartiere. In una realtà che già soffre stiamo dando una testimonianza molto alta dal punto di vista sociale, umano e cristiano”. Tra le altre strutture diocesane che hanno accolto una parte degli immigrati, arrivati ieri, ci sono anche i locali diocesani di una ex scuola al Villaggio Ruffini dove sono stati accolti in 200 e il centro della Caritas San Carlo dove sono sono ospitati 100 migranti. (set) 

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Pubblicato da su 16 giugno 2014 in Caritas

 

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Giornata per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

 
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Pubblicato da su 19 novembre 2012 in Unicef

 

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Giovani con la valigia

         Lo spread europeo non è descritto dagli indici finanziari. Eppure ne vediamo ogni giorno gli effetti. Mentre da mesi i governi europei dibattono sul futuro economico del Vecchio Continente, sulle drastiche misure di aggiustamento per rincorrere i continui declassamenti dei rating finanziari nazionali, l’Europa ha perso di vista i suoi giovani abitanti. Che scappano, silenziosamente, per sopravvivere alla crisi economica, mentre i flussi migratori verso l’Europa continuano a diminuire.
         Secondo Eurostat, tra il 2005 e il 2010 l’Europa a 27 ha perso quasi un milione di persone l’anno. Il crollo è sostanziale, se si considera che sette anni fa il saldo migratorio netto era ottimale e il Vecchio Continente guadagnava ogni dodici mesi un milione e 800 mila individui. Invece, nel 2010, il saldo positivo si è ridotto ad appena 850 mila persone e i dati illustrano un trend negativo costante, che proseguirà anche nei prossimi anni.
         Per questo, almeno in Italia, un giorno non troppo lontano cominceremo a rimpiangere l’immigrazione: come ha sentenziato l’Istat, se si interrompessero nettamente gli arrivi degli stranieri, nel 2065 la popolazione sarebbe dimezzata rispetto ad oggi e conterebbe appena 31 milioni di individui.

         Ma non è solo un problema nostrano: secondo Jeffrey Williamson, il maggiore storico economico dell’immigrazione, tra il 2020 e il 2030 i flussi di lavoratori dai Paesi poveri verso l’Occidente cominceranno gradualmente a ridursi, fino a scomparire entro il2050. Inpratica, se il trend del declino demografico continuasse sulla linea degli ultimi tre anni, già nel 2016 l’Europa a 27 potrebbe trovarsi con un saldo migratorio negativo. Il punto è che non sono diminuiti tanto gli stranieri che arrivano, ma cresciuti coloro che se ne vanno. Infatti, sono molti gli extracomunitari partiti un tempo da Paesi poveri per cercare fortuna che oggi tornano a casa, in nazioni diventate locomotive dell’economia mondiale: non solo la Cina, ma anche il Cile, il Brasile, il Messico o l’Angola. Un cambio di passo inatteso, avvenuto in poco meno di dieci anni.
         Tuttavia, il differenziale migratorio negativo è dato soprattutto dal fatto che la stragrande maggioranza dei nuovi emigranti europei è indigena e cittadina dei Paesi in crisi: Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia e anche Italia. Sono ragazzi tra i 20 e i 35 anni, quasi tutti laureati e celibi: non si tratta dei braccianti costretti dalla fame nel secolo scorso, ma di una buona fetta della futura classe dirigente. Non è difficile intuire la motivazione di questa diaspora: la disoccupazione giovanile è esplosa. Basti pensare che negli ultimi sei anni in Spagna è raddoppiata, in Irlanda è cresciuta addirittura del 200 per cento, mentre in Grecia e Portogallo è aumentata di quasi un quarto: per quanto riguarda questi ultimi due Paesi poi, le prospettive occupazionali sono le più drammatiche a livello continentale. Mentre in Italia si contano oltre un milione di giovani disoccupati (il tasso di dicembre è del 31%) e due milioni di Neet (che, cioè, non lavorano né studiano né fanno formazione professionale).
         Il quadro continentale che ne emerge è devastante: troppo concentrato sul presente dei suoi pensionati, il Vecchio Continente non sembra capace o realmente interessato a progettare un futuro per i propri figli. “In varietate concordia” («Unità nelle diversità»), che è il motto dell’Unione europea, oggi assume significati sinistri dopo che autorevoli quotidiani stranieri – specialmente anglosassoni – hanno malignamente indicato il disastro dell’isola del Giglio come metafora del futuro economico della Ue.

         Di vero rimane che anche in questo caso i giovani europei stanno abbandonando la nave e gli alti ufficiali politici non sembrano curarsene troppo. Dove vanno? Principalmente nelle Americhe, in Oceania o a volte in altri Paesi europei più ricchi come quelli scandinavi ola Germania. Perché le nazioni continentali che non sono al centro della crisi offrono prospettive più allettanti rispetto alle nazioni mediterranee. Si consideri ad esempio la previsione di guadagno per un giovane studente europeo dopo la laurea: in Italia e Spagna è di 25mila euro lordi l’anno, mentre in Francia è di circa 40mila, in Germania di 50mila e in Svizzera supera i 60mila euro.

         Ma la “generazione Erasmus”, fatta di ragazzi pronti a viaggiare, sogna continenti lontani. Gli spagnoli, ad esempio: il 60% dei 130mila ragazzi che sono partiti nell’ultimo anno ha scelto le nazioni sudamericane, soprattutto Cile, Colombia e Messico. La Spagna è già caduta nel baratro della decrescita demografica, dove l’emigrazione supera l’immigrazione. Secondo l’Instituto Nacional de Estatistica, nei primi sei mesi del 2011 il Paese ha perso 27mila persone: da 46 milioni e 152mila abitanti a 46 milioni e 125mila.
         Va un po’ meglio nell’altro lato della penisola iberica. Anche in Portogallo il saldo migratorio è crollato tra il 2005 e il 2010: da 38mila persone a quasi 4mila, in pratica il 90% in meno di nuovi cittadini ogni anno. E oggi, tre portoghesi su dieci sono disposti ad emigrare per lavoro: la metà ha tra i 18 e i 30 anni ed è laureato o diplomato.
         I giovani greci scelgono invece la Scandinavia e l’Europa occidentale come mete migratorie interne e l’Australia come destinazione extraeuropea. Così negli ultimi sei anni la Grecia è passata da 40mila nuovi abitanti ad appena 15mila del 2010. Ma il record continentale della diaspora giovanile spetta all’Irlanda. Secondo Eurostat, il tasso migratorio irlandese è il più alto in Europa: su mille persone, nove lasciano Dublino e si spostano principalmente verso gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda. E da due anni l’emigrazione supera l’immigrazione.

         In Italia, invece, anche se il saldo migratorio è ancora positivo, il trend rimane comunque notevole: nonostante la grande affluenza di immigrati africani, dal2007 aoggi si è passati da 500mila abitanti in più ogni anno ad appena 311mila. Sono principalmente i nostri giovani connazionali a scappare, proprio come recita la canzone del rapper Caparezza «Goodbye Malinconia», che descrive il nuovo fenomeno migratorio dei ragazzi italiani: «… e poi se ne vanno tutti, non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti».

> articolo di Angelo Ceccherini, tratto da www.avvenire.it

 

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2012 in La grande Crisi

 

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