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Lampedusa: appello alle istituzioni da parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale

 A proposito della condizione dei lampedusani e degli immigrati presenti sull’Isola, domenica 20 marzo, il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha diramato un comunicato-appello alle Istituzioni che pubblichiamo integralmente di seguito.

 

La situazione venutasi a creare a seguito dell’incontenibile e incalcolabile flusso migratorio continua a rimanere precaria e confusionaria.Continuano gli sbarchi di fratelli migranti, ma non con la stessa velocità con la quale arrivano le risposte alla comunità di Lampedusa ed ai migranti in cerca di speranza. Tace ufficialmente il governo che opera unicamente tramite i suoi organi periferici. Inascoltate, a tutt’oggi, le richieste della popolazione dell’Isola di Lampedusa. Il vescovo di Agrigento ha chiesto accoratamente il rispetto della  dignità  dello straniero, non negando l’accoglienza, ed esortando ad ascoltare la popolazione che vuole continuare a vivere la vita quotidiana e la prospettiva di sviluppo economico tramite il turismo. Nessun effetto hanno avuto le diverse forme di protesta. La popolazione ha bisogno di risposte concrete e di presenze reali. Dopo l’appello del nostro Arcivescovo, confidiamo nella mediazione del Presidente della Repubblica, perché lo Stato, “latitante” nei confronti della popolazione e delle sue legittime richieste, si faccia fattivamente presente.

Siamo non l’ultimo lembo d’Italia, ma la prima porta della nostra Nazione e d’Europa nel mediterraneo. Non è più solo questione di tende precarie! L’arrivo in massa dei migranti deve essere, come evidenziato da mons. Montenegro, al centro di un programma di accoglienza con la creazione di centri spalmati sul territorio italiano, in modo da non gravare solo sull’isola che rischia di trasformarsi in una polveriera. La situazione è diventata insostenibile e lo sarà sempre di più nei giorni a venire. Lo stato di tensione, lo stato di angoscia, la consapevolezza di essere inermi e che possiamo fare poco ci piega ma ancora non ci abbatte. Mentre la situazione igienica è diventata precaria l’assessore regionale si limita a inviare osservatori! Riteniamo, invece, che la popolazione abbia bisogno di risposte concrete nel rispetto dei diritti degli isolani e dei migranti. Non è più il tempo di visite estemporanee e di monitoraggi da parte delle autorità! É fuori tempo voler prevenire quanto ormai inesorabilmente va accadendo. Abbiamo già sull’Isola i rappresentanti delle istituzioni che osservano la situazione e riteniamo la conoscono bene. A nostro avviso l’isola non è più capace di mantenere la presenza di 10.000 persone. Vanno perciò intensificate e accelerate le turnazioni (via mare e con ponte aereo) per il trasferimento dei migranti in strutture altre. Quali scelte per i fratelli migranti che continueranno ad arrivare per prendere il posto di chi lascia l’Isola?

Uomini di governo, la tensione libica non può giustificare il ritardo accumulato! Noi siamo i più vicini alla Libia, più di qualunque cittadino italiano, e certamente più di chi siede su uno scranno di governo. Se le prospettive belliche sono preoccupanti ancora più preoccupante dovrà essere il possibile flusso migratorio che seguirà. Se così fosse Lampedusa verrebbe a trovarsi in un continuo stato d’emergenza.

Signor Presidente della Repubblica, oggi avvertiamo che l’Italia non è unita né unica. Siamo soli! Signor Presidente del Consiglio e signor Ministro della Giustizia, la ricerca della giustizia, alla quale vi appellate, vale anche per noi. Ma qui oggi c’è giustizia? Signor Ministro dell’Interno Lei è anche il nostro Ministro. Crediamo che i Prefetti non possano sostituirLa nelle scelte politiche che a Lei competono. Ci permetta di ricordarle, non l’abbia a male, che Ella è Ministro della Repubblica Italiana e dunque anche di Lampedusa. Signor Ministro della Difesa, noi siamo parte della Sicilia che accoglie postazioni militari per la difesa dell’Italia, aiuti la gente del Nord a far comprendere che l’accoglienza dei migranti e il loro dislocamento nel Paese è necessario al fine di difendere anche Lampedusa che è Italia. Onorevoli siciliani e agrigentini speravamo di vedervi arrivare per darci sostegno e risposte, vi vedremo certamente tra qualche anno!

Carità fa rima con giustizia e verità. I cristiani di Lampedusa non hanno chiuso e non  chiuderanno il cuore e le mani per accogliere il “forestiero”, non chiuderanno però gli occhi per far finta di non vedere. E mentre alziamo la voce per chiedere attenzione esprimiamo la nostra gratitudine alle forze dell’ordine e alle associazioni umanitarie che cercano eroicamente di fare fronte all’emergenza.
Lampedusa, 20 marzo 2011                                           

Consiglio Pastorale Parrocchiale

 
 

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