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Archivi tag: Dipendenze

Amori di equilibri e non equilibrismi

Di recente ho letto che un amore vero è fatto di equilibri e non equilibrismi. Ho adorato subito questa affermazione di poche parole capaci di spiegare un universo di situazioni chiuse nella relazione a due. Read the rest of this entry »

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Pubblicato da su 19 febbraio 2018 in Coppia

 

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Droghe pesanti: quali sono ed effetti collaterali

Non passa giorno senza che le cronache riportino notizie legate alle cosiddette droghe pesanti, piaga sociale mondiale ben lontana dall’essere sconfitta. Se è vero che ormai da anni studiosi e politici di tutto il mondo si interrogano sull’opportunità di legalizzare le cosiddette droghe leggere, il mondo intero è concorde nel contrastare e debellare produzione, diffusione e utilizzo delle droghe pesanti. Le sostanze stupefacenti considerate dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) come droghe pesanti sono infatti fonte di criminalità e violenza e portatrici di innumerevoli rischi per la salute di chi le assume. L’utilizzo di tali sostanze causa assuefazione e dipendenza e i rischi per la salute sono alti sia che si tratti di assunzione occasionale, abituale o tossicodipendenza vera e propria. Di seguito una piccola guida per scoprire quali sono le droghe pesanti più diffuse e pericolose per la salute. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 19 settembre 2017 in Società

 

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Dipendenze: è l’alcol la sostanza più diffusa, in aumento psicofarmaci e azzardo

La cannabis resta – alcol a parte – la sostanza psicoattiva più diffusa in Italia e in Europa, seguita dalla cocaina. Ma anche l’eroina non è affatto sulla via del tramonto e aumentano gli adulti che scelgono sostanze sintetiche. Sono alcuni flash dal libro “In dipendenza. 121 risposte sulle dipendenze in Italia”, che raccoglie i dati dello studio Ipsad® (Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs) condotto dalla Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa.

“Il nostro Paese registra livelli di consumo superiori alla media europea”, spiega Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr. “Circa 12 milioni di europei, il 3,6% dei 15-64enni, hanno fatto uso di cannabis nell’ultimo mese e circa 22,5 milioni nell’ultimo anno, pari al 6,7%. L’Italia va oltre la media: nel 2011 sono oltre 1,5 milioni (3,9%) coloro che ne hanno assunta nell’ultimo mese e circa 3,5 milioni (8,7%) nell’anno. Dalla fine degli anni ’90”. La fascia di popolazione italiana piu’ coinvolta e’ quella dei giovani, i 15-34enni. Per quanto riguarda la cocaina, in Europa, ne hanno fatto uso nel corso dell’anno quasi 4 milioni di cittadini (circa 1,2%) e l’Italia, anche in questo caso, riporta livelli di consumo – l’1,3% della popolazione (circa 520mila persone) – superiori alla media europea, insieme con Irlanda, Spagna, Cipro e Regno Unito. “Rispetto al passato, il ‘consumatore-tipo’ e’ pero’ molto cambiato”, spiega ancora Molinaro. “Se negli anni ottanta la cocaina era la droga degli yup­pies, adesso tra i consumatori si trovano persone che svolgono una vita ‘normale’, spesso operai”.

I consumi di eroina restano stabili e riguardano in Italia circa 160mila persone (0,4%), soprattutto giovanissimi (15-24 anni: 0,6%). Sono 120mila gli italiani di 15-64 anni che hanno fatto uso di anfetamine nell’anno (0,3%), altrettanti hanno assunto ecstasy e allucinogeni: tra questi ultimi, solo l’Lsd ne ha interessati circa 40mila (0,1%). “Tra i consumatori di sostanze sintetiche aumentano gli adulti (35-44 anni) e invece sono in leggero calo gli under 35”, specifica la ricercatrice. “In totale in Europa lo stesso fenomeno riguarda circa 2 milioni di persone per le anfe­tamine (0,5%) e 2,5 milioni per l’ecstasy (0,7%)”.

Secondo i dati riportati nello studio, sono quasi 32 milioni (80%) gli italiani di 15-64 anni che hanno bevuto almeno una bevanda alcolica nell’anno e 27 milioni (67%) lo hanno fatto recentemente: quasi 1,5 mi­lioni (5,4%) ha assunto sei o più bevande alcoliche in una sola occasione (binge drinking) nell’ultimo mese e tra questi gli uomini sono circa il triplo delle donne (8,8% contro 2,9%). Il consumo di tabacco, invece, nel nostro Paese è in diminuzione ma ancora diffuso: sono 12,5 milioni (31,4%) coloro che non hanno rinunciato alla sigaretta nel 2011.

“Le sostanze che negli anni hanno registrato un discreto incremento sono gli psicofarmaci che, se prescritti da uno specialista, fanno parte di un percorso terapeutico, altrimenti si trasformano in sostanze illegali a tutti gli effetti”, conclude la ricercatrice Ifc-Cnr. “Tranquillanti e ansiolitici sono i più diffusi: oltre 5 milioni gli italiani che nel 2011 vi hanno fatto ricorso (12,8%) e di questi più di 3 milioni sono donne. I sonniferi sono al secondo posto: li hanno utilizzati in 4 milioni (10%) senza differenze so­stanziali tra i due sessi. Il consumo di antidepressivi, invece, rimarca una prevalenza femminile sul totale di 2,2 milioni (5,5%) di assuntori”.

A creare una vera e propria emergenza socio-sanitaria, infine, il gioco d’azzardo. In Italia, quasi la metà (47%) della popolazione tra 15 e 64 anni, circa 19 milioni di persone, nel 2011 ha giocato almeno una volta: circa 2 milioni (11%) sono classificabili a basso rischio, 800.000 (4,3%) a rischio moderato e 250.000 a rischio problematico. (DIRE)

>  www.redattoresociale.it

 
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Pubblicato da su 16 febbraio 2014 in Attualità e Cultura

 

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Sempre più ragazzi temono i pericoli della rete: “Vogliamo essere tutelati”

ROMA – Guardano sempre meno la tv generalista, amano i social network e le nuove tecnologie, ma temono sempre più i pericoli della rete. A scattare la fotografia del consumo mediatico degli adolescenti italiani è un’indagine del Censis contenuta nel Libro bianco “media e minori”, presentato oggi a Roma dall’Agcom. L’indagine mette in luce, in particolare, che i ragazzi tra i 14 e 17 anni chiedono oggi più che mai di essere tutelati per non incappare in pericolosi adescamenti online o in qualche attività illegale.

A preoccupare i ragazzi, in particolare, è la possibilità di una violazione della privacy (29, 6 per cento) o l’incontro con utenti pericolosi e malintenzionati (soprattutto le donne) ma anche la diffusione di informazioni false. Il 23 per cento degli adolescenti intervistati è poi preoccupato di sviluppare un comportamento di dipendenza relativo all’e-commerce e al poker online, mentre quasi il 21 per cento ha paura di restare invischiato in attività illegali. In generale quasi la totalità (84,3 per cento dei maschi intervistati e l’87 per cento delle ragazze) chiede a gran voce maggiori controlli anche sui contenuti audiovisivi per evitare che diventino rischiosi per i minori.

Lo studio del Censis è contenuto nel Libro bianco media e minori, un volume di 500 pagine che raccoglie un insieme di contributi multidisciplinari sul tema, una sorta di “bussola conoscitiva” per capire quali sono i comportamenti mediatici dei minori, quali i rischi da evitare, qual è il quadro normativo di riferimento e come orientare le politiche sul tema. “Questo libro bianco non nasce per dare soluzioni ma vuole sollevare un insieme di problemi per riaprire il dibattito sulla funzione di tutela – spiega Giulio Votano, dell’Agcom -. Emerge con forza che non tutti i paese dell’Unione europea si sono fatti carico delle preoccupazioni dei minori rispetto ai new media. E anche in Italia oggi più che mai la sfida non è solo legislativa ma culturale. Va detto, inoltre, che di fronte ad alcuni episodi pregiudizievoli come il cyber bullismo e lo stalking non ci sono alla stato attuale strumenti adatti alla prevenzione e quindi anche l’impianto normativo va rivisto: l’autoregolamentazione ha, infatti, mostrato la sua debolezza e l’impianto sanzionatorio è insufficiente soprattutto in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione”.

Nel Libro viene passata in rassegna anche la dieta mediatica offerta dai principali mezzi di comunicazione, in particolare la televisione. “I tg sono sempre più carichi di cronaca nera e nei programmi televisivi non mancano scene di violenza. Ma un’esposizione prolungata di questo tipo può causare nei ragazzi diverse reazioni: dall’aggressività all’eccessiva paura e, ciò che è peggio, può produrre un effetto di desensibilizzazione che porta a vivere la violenza anche nella vita reale da spettatori” spiega Elisa Manna, responsabile Censis. Secondo la ricercatrice un altro aspetto critico dei programmai televisivi è l’assenza di un discorso serio e approfondito sulla disabilità. “Questo tema è oggi il grande assente della  tv – aggiunge – appare solo se legato a casi di cronaca nera, dove le persone disabili sono trattati come casi umani. Nessuna attenzione è riservata al loro vissuto. E questo ha un effetto anche sui minori che si convincono così che la vita è fatta solo di benessere”. (ec)

>  www.redattoresociale.it

 
 

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Una nuova dipendenza: l’inseparabile amico smartphone!

La prima cosa che fate appena svegli è controllare il vostro telefonino? Non lo dimenticate mai a casa e se succede tornate a riprenderlo? Entrate in ansia quando la batteria è scarica? Controllate ossessivamente la presenza di nuovi messaggi? Vi estraniate dalle conversazioni reali per navigare in rete? Se avete risposto “si” a queste domande è il caso che ve ne facciate un’altra: “sono dipendente dal mio smartphone?”

All’inizio, il telefono cellulare era stato pensato per agevolare la raggiungibilità tra le persone, ma, negli ultimi anni, la tecnologia ci ha regalato delle innovazioni che hanno consentito, senza alcuno sforzo, di portare il mondo in tasca, dialogare vis a vis con persone all’altro capo del mondo, trovare risposte ad ogni domanda con un semplice tocco delle dita. Ciò ha permesso immediatezza e velocità nella diffusione delle notizie, ma ha inevitabilmente condotto le persone nel vortice della dipendenza.

Proprio per le caratteristiche di facile trasportabilità e accessibilità, infatti, lo smartphone è diventato un oggetto inseparabile dal suo proprietario e ha alimentato il meccanismo del “tutto e subito”: non si vive più l’attesa per scoprire il risultato di una partita o per vedere l’ultimo video della popstar del momento, tutto è immediatamente raggiungibile.

Con l’avvento dei social networks e della messaggistica istantanea anche le relazioni e le emozioni vengono veicolate dalla rete. La linea di confine tra pubblico e privato non è più così definita e c’è l’irrefrenabile necessità di far conoscere al mondo che cosa in quel preciso momento si sta pensando o provando e cosa è successo nell’arco della giornata. Alcune persone adoperano il cellulare come mezzo privilegiato per relazionarsi con gli altri e lo utilizzano come scudo per le loro insicurezze: creano e distruggono relazioni, comunicano arrabbiature e risolvono conflitti con un semplice tocco delle dita. Come ben sintetizzato nel cortometraggio “I Forgot My Phone” di Charlene De Guzman, è soprattutto nei contesti sociali che emerge l’abuso del cellulare: al ristorante, a cena a casa di amici o al bar, c’è sempre qualcuno che, a testa bassa, si estranea dalla conversazione e controlla ossessivamente il suo smartphone.

Questo fenomeno, ultimamente ribattezzato “phubbing” – fusione tra le parole phone (telefono) e snubbing (snobbare) – ha dato vita al sito stopphubbing.com che invita a prendere posizione contro questa abitudine anti-sociale. Difficilmente si ammette di essere schiavi del cellulare e di passare molto tempo a far scivolare le dita sul touch screen, ma ci sono dei comportamenti che possono dare un primo avviso:

– non riuscire a staccarsi né fisicamente né affettivamente dal cellulare,

– entrare in ansia se l’apparecchio è scarico o non ha linea,

– comunicare esclusivamente e primariamente attraverso lo smartphone, anche quando non è necessario,

– utilizzare il telefono come mediatore delle relazioni con gli altri.

E’ paradossale che proprio uno strumento appositamente creato per ridurre le distanze e avvicinare le persone stia diventando una delle cause principali di allontanamento e solitudine.

Meditate gente…meditate!

>  Maria Zurzolo, psicoterapeuta – www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2013 in Attualità e Cultura

 

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Le dipendenze negli adolescenti

Internet, cellulare e videogiochi: queste sembrano essere le dipendenze degli adolescenti di oggi.
Come riconoscere i campanelli di allarme? I consigli degli specialisti.
 

Sanihelp.it – Ore sui social network, cellulare sempre in mano e sfide con gli amici ai videogiochi: questa rappresenta una delle fotografie degli adolescenti di oggi. Abitudini dei nostri ragazzi, spesso vizi. E se fossero dipendenze? La linea che separa la patologia dal semplice svago è molto sottile e viene oltrepassata quando queste attività tolgono la libertà a chi vi si dedica.

I medici di Villa San Benedetto Menni di Albese con Cassano (CO) nel corso di un convegno svoltosi ad Albavilla (CO) si sono occupati delle dipendenze degli adolescenti. L’incontro fa parte del ciclo di convegni organizzati da FORIPSI Onlus attraverso il progetto Fidans. Come spiega il Professor Giampaolo Perna, direttore scientifico e primario del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche di Villa San Benedetto Menni: «Il mestiere del genitore è di per se stesso complesso, ma diventa particolarmente difficile soprattutto durante la fase di crisi rappresentata dall’adolescenza, nella quale i figli propongono una serie di comportamenti impulsivi ed emotivi che i familiari faticano a comprendere. Uno dei problemi maggiori è riconoscere quando tali atteggiamenti siano l’espressione normale dell’instabilità tipica di quell’età oppure il segnale di una psicopatologia nascente».

>  www.msn.com

 
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Pubblicato da su 27 novembre 2012 in Mondo giovanile

 

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