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Giornata nazionale per la Vita: vincere ogni tristezza

Vogliamo dirlo apertamente e su questa strada impegnarci ancora di più, perché la gioia è possibile, non solo in “paradiso” – dove, per il credente, potrà essere piena – ma anche fin d’ora, quando, superando egoismo e individualismo, ci apriamo alla condivisione del dono della vita, così prezioso che già in sé porta l’aspirazione e la promessa, ma anche la buona radice, della gioia. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 3 febbraio 2018 in Giornata per la Vita

 

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Il Volontariato, il perchè di una scelta

Il volontariato organizzato è una forma autentica di cittadinanza attiva, dove ogni individuo, assumendosi responsabilità personali, si fa carico della crescita umana, sociale e culturale di un popolo e attraverso questo dell’umanità. Mettersi insieme, condividere obiettivi e ragionare sui modi e i tempi in cui raggiungerli è un impegno sociale e civile. Ognuno si sente maggiormente attratto da un contesto piuttosto che da un altro e il volontario sceglie e decide di offrire la propria collaborazione in quel determinato ambiente, gratuitamente, secondo i criteri e le regole che fanno funzionare un meccanismo complesso che dà risultati tangibili. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2017 in Volontariato

 

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Atlantide E’…

aganewbluUna libera aggregazione di giovani e adulti che vogliono costruire un “contesto” nel quale si possa fare “esperienza” di valori e ideali, dei quali è fondamento la dignità della persona.

L’amicizia, ricercata nella molteplicità delle sue espressioni, racchiude la trama delle relazioni tra i partecipanti. Al centro di ogni “gesto”, infatti, si pone la valorizzazione dell’individuo nella sua “essenza” e nella multiforme comunicazione di sè.

L’Aggregazione opera in àmbito culturale e sociale con attività finalizzate alla promozione umana e alla solidarietà. La sua presenza sul territorio è caratterizzata da iniziative di volontariato e dalla generosa operosità dei suoi membri.

Fine istituzionale di Atlantide è diffondere la “Cultura del Bene” e promuoverne la realizzazione in tutte le sue forme ed in ogni circostanza.

L’adesione è libera e personale, motivata dal desiderio di “condivisione”.

Aggregazione Giovanile Atlantide – Santa Margherita di Belice

 
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Pubblicato da su 17 febbraio 2016 in AggregAtlantide

 

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Des Belice: Open Space

posta in arrivoCarissimi/e, anche quest’anno stiamo organizzando la terza giornata DES Belice attraverso la metodologia dell’OPEN SPACE , “uno strumento particolarmente interessante per aprire uno spazio di discussione, in cui i partecipanti sono liberi di muoversi scegliendo, in completa autonomia, quando e come contribuire ai lavori” (http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Space_Technology).
Il GAS è l’ospite per eccellenza: un momento per ritrovarci, condividere il cammino fatto, i punti di debolezza e i punti di forza e andare avanti, coinvolgendo anche i presenti.
I partecipanti potenziali dovrebbero essere 50 – 70 e l’evento si svolgerà a S. Margherita di B., Palazzo Sacco (salendo dalla Piazza, a destra) il 23 giugno dalle 18.00 alle 22.00. Ognuno è libero di portare un piatto per una cena condivisa finale.

Per aderire, inviare una mail a: desbelice@gmail.com
Per leggere il report della 2^ giornata: http://www.desbelice.it/ciao-mondo/

Open Space:

Pensare localmente, attuare globalmente: visioni interculturali e globali di ecologia, economia e religioni. Dai valori all’azione condivisa.”

Si dice che il batter delle ali di una farfalla può generare una tempesta nell’altro lato del mondo.
La natura è una rete in costante sinergia di esseri interdipendenti.
Dall’aria che respiriamo regalata dagli alberi, al’acqua in tutto il suo ciclo.
Attualmente abbiamo creato un nuovo ciclo di interdipendenza artificiale, con i flussi di denaro a livello internazionale. Compriamo merci che viaggiano migliaia di chilometri, fatti e prodotti in diverse condizioni di lavoro, a volte senza rispetto della Casa comune (Terra), e solo per fare più soldi. In Sicilia si parla molto di mafia, ma ormai, il sistema economico attuale è basato tutto sulle pratiche mafiose delle multinazionali.
La politica delle piccole azioni, la politica locale, la politica come amore per il territorio, per la famiglia e per i nostri figli: che pianeta, che paese vogliamo lasciare alla prossima generazione?
In tutto il mondo, moltissima gente che vive le stesse pre-occupazioni comincia ad agire per diventare agente di cambiamento. Ma…non si può fare da soli, quattro occhi vedono più di due, e l’intelligenza collettiva è molto più ricca: le sinapsi conversazionali possono creare e fare nascere delle nuove proposte e la voglia di agire per incontrare i bisogni e le risposte.
L’incontro, la parola, l’ascolto, le proposte, l’ azione…
L’Open Space propone una metodologia partecipativa, un gioco, una struttura dove si massimizzano le possibilità di incontro positivo affinché tutti possano esprimersi liberamente. La tematica rimane aperta, perchè i partecipanti possano condividere quello che vogliono in sottogruppi affrontando la riflessione principale che, in questo caso, riguarda la globalizzazione e tutti i suoi aspetti: “Intercultura: Globalismo versus localismo?” C’è una globalizzazione negativa e una globalizzazione positiva? C’è un localismo negativo e un localismo positivo? Possiamo conservare la nostra tradizione di centinaia di anni di esperienza ancestrale davanti la globalizzazione? Possiamo aprirci alle nuove visioni del mondo che ci portano gli altri popoli senza perdere la nostra identità?
Possiamo agire in maniera coerente secondo i nostri valori, nel rispetto sostenibile del nostro territorio belicino, supportando l’economia locale e avendo cura del futuro? Possiamo agire insieme in cooperazione? Possiamo creare dei lavori autogestiti che valorizzano le risorse umane locali? Possiamo provare a rispettare l’altro (vicino o lontano) in ogni parola e azione?
Cosa lega la vita di un cittadino belicino al progetto di un migrante?
Quali azioni condivise potrebbero intraprendere?
Possiamo muovere le ali insieme per creare un presente e un futuro migliore?
Vi aspettiamo!
 
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Pubblicato da su 22 giugno 2014 in Associazioni

 

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FederVita Sicilia: Convegno Regionale a Siracusa

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Pubblicato da su 6 febbraio 2014 in Movimento per la Vita

 

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Caro fratello, non toglierci la tua vita

//   LETTERA A UN ASPIRANTE SUICIDA   //

lettera suicidaCaro fratello che non vuoi più vivere, ti scrivo perché tu non ti tolga la vita. In questi giorni stiamo tutti sentendo brutte notizie su chi come te, per ragioni cosiddette economiche – ma non sono solo tali, tu lo sai – hanno compiuto il gesto volontario di transitare oltre il confine estremo.

E ho paura di non scrivere bene perché vorrei usare parole dirette, sincere, efficaci e trovarle è difficile. La cosa che non ti dirò è che ti sono vicino, perché io e anzi tutti noi ti siamo stati lontanissimi. Abbiamo sfiorato la tua angoscia camminando per strada come se fossimo disinteressati a vederla; sicché tu, fratello, in questa vicenda di nascita e fine, di carne e sangue, di respiro e pensiero che ci accomuna tutti e ha nome vita, ti sei sentito così solo, da pensare che se ti fossi tolto di mezzo qualcuno si sarebbe accorto di te e tu avresti finalmente pacificato la mente e il cuore.

Facciamo un patto, allora: che griderai, prima. Che lo farai magari nelle forme della società mediatica, del villaggio di solitudine globale in cui viviamo, scrivendo due righe, con parole tue, a questo giornale, in una lettera intitolata: ‘Vorrei morire perché…’. E ci dirai perché. Non decidere nulla da solo, chi si sente solo sta già morendo, l’ha detto uno scrittore che si chiamava Conrad e che indagava la tenebra nel cuore dell’uomo: «Si muore come si sogna, soli». Ma tu non stai sognando, hai gli occhi ben aperti sulla vita e quindi non sei solo: lascia che ti accompagniamo. Per un po’ almeno, fino a rifare i primi passi. Come quelli che ti ha insegnato tua madre tanti anni fa tenendoti per le braccine, e non vorrebbe, adesso, che tu non camminassi più.

Hanno scritto che per debiti ti avrebbero tolto la casa. Sai, abbiamo costruito un mondo spietato, sotto cui scorre un fiume di violenza e veleno, in cui il debito si sconta togliendo al debitore il suo rifugio, forse più per punirlo che per ripianare in parte il debito. Duemila anni fa Qualcuno disse: «Le volpi hanno le tane e gli uccelli i nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove poggiare il capo». Forse pensava anche a te.

Ma di sicuro pensava a noi quando diceva: «amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi». Non ci siamo riusciti con te, vuoi proprio dimostrarGlielo? Dacci la possibilità di farGli vedere che per una volta l’abbiamo ascoltato. Dacci una mano. Tu aiuta noi.

Mettici in condizione di condividere: parla, chiama, scrivi, fatti sentire, raccontaci, piangi, se vuoi, e noi diremo le parole che il tuo cuore vuole ascoltare. Mettici al tuo fianco: lasciaci gridare insieme a te che questa società è disumana, e che c’è un’altra società, che quel Qualcuno ha indicato, già nata tra te e noi e in cui l’uomo è di aiuto all’altro uomo. Pensa a noi con tenerezza.

Noi sappiamo meno cose di te, non siamo mai arrivati al tuo baratro, tu solo hai raggiunto la tua – personale, universale – cognizione del dolore. Insegnacela. Facci guardare dentro il tuo cuore. Non precipiterai nell’abisso, ti tratterremo noi, ma tu, prima, ci avrai arricchiti di te, sicché sarà un ben piccolo prezzo continuare a darti la vita. Ecco, forse solo adesso sono riuscito a dire la frase che volevo scrivere e che non è «non toglierti la vita», ma «non toglierci la tua vita». Perché non lo sappiamo dire, ma è preziosa per noi.

>  Giovanni D’Alessandrohttp://www.avvenire.it

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2013 in La grande Crisi

 

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Il suicidio negli adolescenti: gli indicatori per individuare i casi a rischio

giovani_644L’atto di togliersi la vita è un gesto che lascia in chi vive l’amaro in bocca soprattutto se chi decide di compiere questo gesto è un adolescente. Si cerca allora di ripercorrere la vita del giovane per cogliere eventuali fratture che si sarebbero potute interpretare come richieste d’aiuto silenziose e permettere a qualcuno di intervenire in tempo. Gli adulti spesso tendono a minimizzare i problemi relazionali degli adolescenti perché si pongono da un’altra prospettiva. Avendo anni di esperienza alle spalle, l’adulto tende a valutare la vita dei giovani nella sua evoluzione verso il futuro, perdendo di vista le difficoltà nel presente che un ragazzo può vivere come insormontabili. È difficile per un giovane non tenere conto del giudizio dei coetanei che, quando porta all’emarginazione, genera una sofferenza che può sfociare in atteggiamenti di chiusura e ripiegamento su di sé oppure in atti impulsivi e decisioni avventate (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Talvolta l’emarginazione e l’isolamento, magari portati all’esasperazione, sono motivi sufficienti per indurre un giovane al suicidio. Può capitare che un ragazzo che non segue il gruppo, ma che se ne discosta, sia emarginato. Può essere il caso, ad esempio, di giovani intellettualmente dotati, interessati alla cultura, poco attratti dai passatempi dei compagni e non attenti alle mode. Essi scelgono di essere se stessi fino in fondo, ma scoprono con il tempo che è anche la strada più difficile da percorrere. Non seguire la massa, ma differenziarsi, soprattutto in un’età come l’adolescenza, richiede grande autostima e forza interiore che un giovane ancora non possiede in maniera tale da riuscire ad affrontare un gruppo di pari che gli si schiera contro.

Nell’adolescenza, l’identità che si aveva in qualità di bambini deve essere abbandonata per acquisirne un’altra, ma in questa fase di transizione si è più fragili e si cerca l’approvazione del gruppo o di un amico con il quale si condividono gusti e interessi. Se il gruppo non c’è o è ostile o se manca il conforto di un amico, il livello di vulnerabilità aumenta, anche perché è più facile che un adolescente confidi la sua disperazione ad un amico piuttosto che ai genitori. Per questo motivo, pensando ad un intervento rivolto ai ragazzi a rischio, sarebbe auspicabile inserire maggiori spazi di condivisione delle idee e dei problemi così da sensibilizzare i giovani ad un mutuo aiuto. Indubbiamente non è facile trovare in un ragazzo i segnali che funzionino da campanello d’allarme per chi gli vive accanto. Il giovane, che magari già aveva manifestato indicatori di disagio, può agire d’impulso sull’onda di una forte emozione negativa o della sensazione di un fallimento irrimediabile e mettere in atto il comportamento suicida. Dalle statistiche emerge che circa il 70-75% dei giovani invierebbe nel periodo che precede il suicidio alcuni segnali che, se colti, potrebbero salvarli. Possono ad esempio confidare ad amici, a volte ai familiari, di voler morire. Questi segnali sono una tacita richiesta d’aiuto spesso sottovalutata (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Proviamo ad elencare alcuni stati di difficoltà che non sono necessariamente precursori di un suicidio, ma dovrebbero essere considerati con attenzione da parte dell’adulto in quanto sono comunque indicatori di disagio: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, assenza di coinvolgimento, di partecipazione emotiva e atteggiamenti passivi rispetto alle attività quotidiane e alle relazioni, cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel sonno, paura della separazione (ad esempio: la fine di un rapporto sentimentale, il divorzio dei genitori), difficoltà di concentrazione, brusco cambiamento della personalità (ad esempio, una ragazza normalmente gioviale che all’improvviso si chiude in se stessa e non esce più), improvvisi cambiamenti di umore (fasi di intenso cattivo umore si alternano a momenti di grande entusiasmo), comportamenti a rischio (alcuni giovani si lanciano in azioni spericolate sfidando troppo da vicino la morte), drastico abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio, perdita o mancanza di amici.

elisabetta rotriquenzVi sono poi alcuni fattori che, con alla base alcuni degli indicatori precedenti, possono far presagire il rischio di un suicidio: perdere una persona cara, vivere con un senso di totale impotenza come se nulla abbia più importanza, essere ossessionati dalla morte, scrivere le proprie ultima volontà (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009). In conclusione, ci sono fattori scatenanti e fattori predisponenti che, sommandosi e potenziandosi, finiscono per creare una miscela esplosiva. È importante che non soltanto gli adulti, ma anche i ragazzi, conoscano questi segnali e vi prestino attenzione. Spesso, infatti, gli amici e i coetanei si trovano nella posizione migliore per notarli e salvare la vita di una persona cara. D’altra parte si può chiedere aiuto in tanti modi, anche solo con gli occhi, silenziosamente.

>  Elisabetta Rotriquenz, psicoterapeuta – http://www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2013 in Mondo giovanile

 

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