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L’Intuizione iniziale

   L’Intuizione iniziale emerge da una constatazione di fatto: la distanza del mondo giovanile da quelli che si possono considerare i “punti di riferimento istituzionali”, ai quali è affidato il compito e la responsabilità di educare. In sintesi, ci si è accorti delle difficoltà oggettive che la famiglia, la scuola e, ancor di più la chiesa, hanno nel trasmettere la ricchezza di valori e ideali di cui sono portatori. Difficoltà che emergono, di conseguenza, anche nel farsi ascoltare e seguire.

   La famiglia talvolta è un luogo di conflitto tra generazioni o di comunicazione formale; la scuola, un obbligo da sopportare; la chiesa, un mondo estraneo, da snobbare, che interessa vecchi e bambini. Insomma, la mentalità globale ed il modo di intendere la vita oggi, si rivelano vuoti di qualunque riferimento e ogni cosa viene affidata alle singole opinioni individuali. I giovani imparano e acquisiscono molto di ciò che proviene dal fascino dell’apparire e da una concezione individualista e consumistica del vivere quotidiano.

   Praticamente, fra il mondo giovanile e le istituzioni educative si è formato un “vuoto”. I giovani si rifiutano di conoscere ed ascoltare e le istituzioni non riescono ad interagire con essi. Così facendo, ciascuno và per la propria strada e ci si ritrova soltanto nel disimpegno e nella futilità. Infatti, non sono pochi quegli adulti che, pur di mantenere una pur minima relazione con i ragazzi, si atteggiano anch’essi e assumono modi di pensare, tipici del mondo giovanile, mostrando così un’immagine distorta della loro presenza adulta.

   La domanda di fondo è stata ed è ancora: Cosa si può fare? E con quali modalità e strumenti? Si sono tentate delle ipotesi con lo scopo di individuare forme di coinvolgimento che prendessero spunto dalla quotidianità dei ragazzi. Ci siamo accorti che molto di ciò che ruota attorno ad essi li induce di fatto a cercare soltanto evasione e divertimento, finendo per essere immersi in un relativismo generale. La vita dei giovani tante volte sembra un deserto, altre volte invece un luna-park.

   Stando fuori, dunque, non si comunica. Occorre entrare nella vita dei ragazzi, starci dentro, farne parte. Ed allora, ogni tentativo non può che partire dai ragazzi stessi, dalla loro vita e dal loro “mondo”: dal loro deserto e dal loro luna-park. La vita dei giovani non va “riempita”, come se fossero contenitori vuoti; piuttosto, va compresa, riconoscendo in loro tutta la ricchezza che già c’è. E da questa ricchezza costruire lentamente un percorso esistenziale, cioè un’esperienza, che magari li potrà accompagnare nel loro diventare adulti.

   Da queste brevi considerazioni, nasce la storia di un gruppo di giovani che, a partire dall’autunno del 2006, assumerà la denominazione di “Aggregazione Giovanile Atlantide“.

 

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