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Leoni Sicani, sulla Gazzetta ma senza tetto

Più seguiamo i passi dei Leoni Sicani e più ci convinciamo che con loro e per loro, impossible is nothing (niente è impossibile!). Stavolta i Leoni sono sbarcati sulle pagine del quotidiano sportivo più famoso, venduto e letto in Italia. Sono sbarcati infatti sulle pagine della Gazzetta dello Sport.
Sulla Gazzetta di ieri, c’era un articolo in cui veniva sollevato il problema del Palazzetto dello Sport di Sambuca, sede ufficiale dei Leoni Sicani, la cui copertura fu danneggiata da un temporale nel mese di aprile scorso (se ricordiamo bene) e che ancora oggi non è agibile. Questa cosa, chiaramente, crea tanti disagi ai nostri amici atleti, nell’indifferenza quasi totale delle itituzioni politiche locali; le stesse istituzioni che si riempiono la bocca di promozione dello sport e dei luoghi sicani.
A dire il vero, a parer nostro, sono i Leoni Sicani che obiettivamente in questi due anni scarsi di vita finora hanno portato il nome delle Terre Sicane e dei paesi inclusi, in giro per l’Italia e l’Europa (ricordiamo che il capitano dei Leoni Sicani è nel gruppo dei nazionali che non più tardi di 15 giorni fa hanno vinto il Four Nations di categoria).
Ai Leoni, noi facciamo i meritati complimenti per tutti i traguardi che stanno raggiungendo.
Agli amministratori “Sicani” chiediamo invece di risolvere una volta e per tutte, i problemi al tetto del Palazzetto dello Sport, per cominciare, stanziando magari meno soldi per consulenze e amici e più soldi per chi davvero, merita ogni tipo di sostegno.

§  Pubblicazione a cura del MOVIMENTO BELICE TRASVERSALE

 
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Pubblicato da su 24 novembre 2011 in Varie ed Eventuali

 

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Problemi tecnici

Dagli amici del Movimento Trasversale, apprendiamo che, purtroppo, a causa di problemi tecnici sopraggiunti su splinder.com, sono costretti a sospendere temporaneamente le loro pubblicazioni. La notizia è di quelle che a Noi non piacciono, anche perchè riteniamo che tutte le voci abbiano diritto a esprimersi, indipendentemente dalle opinioni. Auguriamo agli amici del Movimento di risolvere al più presto il problema e di riprendere la loro utilissima attività di pubblica informazione. Nel frattempo, se lo vorranno, potranno trovare ospitalità su questo Blog, che rimane come sempre aperto a tutti coloro che vogliono costruire cose buone per tutti.

 
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Pubblicato da su 24 novembre 2011 in Varie ed Eventuali

 

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L’Alchimista

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2010 in Keep it real

 

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La nuova Giulietta

      Ben ritrovati, miei cari lettori. Questo mese vorrei consigliarvi una nuovissima uscita in campo automobilistico: sto parlando della Giulietta dell’Alfa Romeo che va ad affiancare e poi a sostituire definitivamente la gloriosa ma ormai passata 147. Inizialmente, doveva chiamarsi Milano, lunga 435 cm, larga 180 e alta 147, ha una linea sportiva con un frontale vagamente ispirato a quello della sorella minore “Mito”. Con questo modello debutta la nuova piattaforma Compact, sulla quale verranno costruite le future medie del gruppo Fiat-Chrysler. Le sospensioni posteriori sono più raffinate di quelle della sua progenitrice, tutti i motori sono Turbo e forniti dei sistemi Start&Stop (si spegne automaticamente durante le soste per consumare ed inquinare meno), DNA (attraverso un manettino si cambia la risposta di ESP, sterzo e motore, facendo diventare l’auto ancora più sportiva e piacevole da guidare) e il differenziale elettronico Q2. I motori sono tutti Euro 5 e vanno dal 1400 da 120 cv al 1700 da 235 per quelli a benzina, e dal 1600 da 105 cv al 2000 da 170 per i diesel. Il cambio è a sei rapporti.
      L’auto ha una linea e un assetto sportivo che vengono dalle giuste proporzioni e non, come spesso fa la concorrenza, da forzature come spoiler o esagerate prese d’aria. Sulla 1700 Quadrifoglio Verde (la più potente) vengono montati due terminali di scarico e cerchi da 17 pollici (a pagamento quelli da 18). I fari hanno luci diurne a led e per averli bixeno e intelligenti (girano in curva illuminandola) bisogna spendere 1000 €. La plancia ha una fascia centrale verniciata che ne aumenta l’eleganza. Nell’abitacolo si respira la grinta dello stile Alfa percettibile in tanti elementi: il volante a tre razze, i tasti a bilanciere, le ottime finiture con plastiche morbide, ma peccato per la scarsa quantità di vani portaoggetti. Lo stereo è integrato ma l’alta fedeltà costa 500 €. Il baule offre 58 litri di capienza in più della 147 e si può anche avere la comoda botola per gli sci. I sedili, come di tradizione in casa Alfa Romeo, sono ben sagomati aiutando a trattenere il corpo in curva. Si può avere a pagamento il tetto in cristallo del quale si apre la parte anteriore.
      Dopo dieci anni di onorata carriera, la 147 lascia le redini alla Giulietta che, anche grazie al glorioso nome di cui si fa portatrice, ha tutte le caratteristiche per tenere alto il prestigio dello storico scudetto.
>  Gabriele Genova
 
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Pubblicato da su 31 maggio 2010 in Varie ed Eventuali

 

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“Invictus” arriva in Italia

 
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Pubblicato da su 31 marzo 2010 in Keep it real

 

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La prima auto digitale in Italia

 
      Carissimi lettori del Giornale di Atlantide, vi sarà sicuramente arrivata all’orecchio la notizia dell’arrivo della prima auto completamente digitale, omologata per l’Italia e adattata per un diversamente abile. E provate ad indovinare di dov’è il proprietario di questa innovativa ed avveniristica auto?… Ma, di Santa Margherita di Belice, naturalmente!
      Il proprietario, GIUSEPPE SANFILIPPO, ha acquistato a Gennaio 2009 una delle auto che una azienda tedesca sarebbe stata in grado di modificare. La scelta si riversava su due modelli: la “Chrysler Grand Voyager” e la “Kia Carnival”, che il nostro concittadino ha scelto. Si tratta di una grossa monovolume, originariamente omologata per sette persone, con una cilindrata di 2900 c.c. e una potenza di 185 cavalli. Giuseppe, dopo l’acquisto, ha contattato l’azienda in Germania e, in base alle sue esigenze e difficoltà motorie, si è messo d’accordo sui comandi e le modifiche da attuare sull’auto. Sulla vettura sono stati montati numerosi sistemi elettronici che, funzionando grazie a delle vere e proprie schede (come processori di computer), rendono l’auto completamente digitale.
      La vettura è stata ribassata; è stato montato un sistema che, facendo uso degli ammortizzatori destri, fa abbassare la macchina su quel lato, e che permette, grzie ad una rampa che esce automaticamente dal pavimento, la salita dei disabili dal portellone posteriore destro che, naturalmente, si apre con un tasto del telecomando. La macchina è omologata per 6 persone (3 posti classici e 3 su carrozzina); per fare ciò è stata tolta la seconda fila di sedili lasciando la terza e 1 in prima che si può spostare o alla guida o al posto del passeggero, permettendo così all’auto di essere guidata in modalità classica, sempre con cambio automatico, o in modalità “space drive” con un joystick. Quindi, l’auto viene guidata dal disabile tramite questo joystick e una grande varietà di pulsanti vicini che permettono di azionare i vari sistemi, quali: luci, frecce, tergicristalli, clacson, parasole (che scende elettricamente), apertura portelloni, ecc., facilitando l’uso del mezzo. Vi è anche montato un sistema, collegato al telefono, che utilizzando le casse dell’auto, permette di telefonare e ricevere telefonate senza dover tenere il telefono in mano. Per quanto riguarda la sicurezza, la carrozzina è stata modificata montando un sistema tipo “ralla” collegato al pavimento che blocca qualunque movimento della sedia. Successivamente, sempre con un sistema elettronico, viene avanti uno schienale che con dei braccetti che si collocano sul petto del disabile, agiscono da cintura di sicurezza. Sono stati inoltre sostituiti, in conseguenza degli adattamenti, anche marmitta e serbatoio. Tutti questi sistemi e la posizione dei pulsanti che li comandano, sono stati appositamente studiati per Giuseppe, come un vestito su misura, grazie alla precisione dei tecnici tedeschi.
      Come avrete ben capito, sono stati necessari sacrifici enormi da parte di Giuseppe per il disbrigo delle pratiche di omologazione del mezzo per l’Italia e per ottenere i documenti che certificano che lui con questi tecnologici sistemi può guidare quest’auto e, conseguentemente, prendere la patente facendo un esame con la stessa. Questo passo fatto da Giuseppe segna una grande conquista per tutti coloro che hanno la sua patologia, permettendo di dare una speranza di una vita più “normale” e indipendente possibile a tante persone. Peccato che lo stato, pur avendo grandissimi scienziati, ricercatori e soprattutto potenzialità, non riesca a sfruttarle non facendo mai arrivare l’Italia prima in classifica, eccetto che per la migliore mala organizzazione e maggiore lentezza della burocrazia.
 
> Gabriele Genova
 
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Pubblicato da su 28 marzo 2010 in Genova a 4ruote

 

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Pubblicato da su 1 marzo 2010 in Keep it real

 

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New Moon

      Più robusto, ricco e spettacolare del precedente, New Moon, atteso sequel di Twilight, dimostra come il cinema non possa fare a meno di registi e di soldi. Certo, senza i guadagni del precedente (quasi 400 milioni di dollari incassati “worldwide”), neppure saremmo quì a parlare delle nuove traversie sentimentali di Bella (Kristen Stewart) ed Edward (Robert Pattinson), novelli Mina e Dracula a uso e consumo dei teenagers, complicate stavolta dall’intrusione mannara dell’uomo-licantropo Jacob, amico della giovane e infelice eroina, e sostituto all’occorrenza del suo fidanzatino-vampiro, fuggiasco per ragioni di cuore in terra italiana. La rinuncia, il dolore, il terzo incomodo: sul più classico canovaccio amoroso si innesta l’eclettica trama di rimandi letterari (Bram Stoker, Shakespeare), suggestioni mitologiche (a partire dagli uomini-lupo di Petronio) e contaminazioni new-gothic.
      Sullo sfondo aleggiano temi importanti, come la morte (l’insistenza sull’invecchiamento, con tanto di visione geriatrica e onirica, di Bella), la metamorfosi, l’anima, ma alleggeriti del loro peso metafisico e ritagliati su una più spicciola filosofia adolescenziale, da vaga paranoia cosmica. In più, a Chris Weitz riesce quello che alla Hardwicke era risultato vano nel precedente: essere un regista. Nulla di autoriale, ma abilità nel manipolare estetiche e linguaggi di moda tra gli adolescenti, come il videoclip e la serialità televisiva. Tanto che le cose migliori del film emergono quando la colonna sonora – che passa con disinvoltura da Desplat a Thom Yorke, dai Muse ai The Killers – diventa struttura portante del racconto, per infondergli ritmo e atmosfere spettrali.
      Viceversa, il romanticismo stucchevole, i primi piani vibranti e lo smussamento degli angoli – come se vigesse un ferreo divieto a una maggiore cattiveria – fanno sembrare New Moon un episodio lungo di “Buffy, l’ammazzavampiri”. Operazione più kitsch che horror, insomma, per non incorrere in alcun tipo di censura ed alienarsi il pubblico degli under 14. La new entry Taylor Lautner aggiunge muscoli e pepe all’emaciata combriccola di protagonisti dai visi pallidi e gli occhi folli. Ma, per vedere un attore vero bisogna accontentarsi del breve cameo di Michael Sheen: lui sì, un “mostro” di bravura.
      In definitiva, una scaltra operazione di marketing che non mancherà anche stavolta di svaligiare il botteghino. Rifiutarlo sarebbe miope, quasi quanto rivalutarlo per quello che non è: un cult per tutte le stagioni. Questo secondo capitolo rivela, infine, la vera essenza della saga, cioè la storia di una ragazza basata sul desiderio di un ragazzo: un racconto al femminile dove i personaggi maschili sono poco più che uno stereotipo. Non a caso, in questo secondo film il vampiro compare pochissimo ed è il dramma della protagonista a reggere il sentimentalismo.
>  FABIO  PROVENZANO
 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2010 in Keep it real

 

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Viabilità

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2010 in Genova a 4ruote

 

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Keep it real: AVATAR

“Avatar” visto in 3D, munito di occhialetti e proiettato sullo schermo cinematografico più grande di tutta la città di Milano. Avatar, il capolavoro sopraffine del cinema contemporaneo, innovativo in tutto il suo splendore; personalmente, mi ha sopraffatto, emozionato, sconvolto, entusiasmato, trascinato, illuminato ed esaltato. Uno di quei capolavori d’arte cinematografica che rappresentano il passato-presente-futuro. Unico e incredibile in tutti i minimi dettagli e particolari: colori, ambientazioni, scene di ripresa, musiche, effetti speciali, innovative tecniche di riproduzione e registrazione, avvincente fino all’ultimo secondo. Avatar combina fantascienza con realtà e va oltre l’immaginario. Uno di quei films che stravolgono i canoni tradizionali dell’arte cinematografica: innovativo, unico, surreale, reale, sbalorditivo, magistrale. Un kolossal da vedere assolutamente, da ammirare, criticare e sognare. Avatar è tutto ciò e molto altro ancora. Keep it real. Ringrazio il regista James Cameron per averci fatto ammirare e scoprire nuovi orizzonti dell’arte creativa. Complimenti per l’opera d’arte sublime.
 
> dalla nostra redazione di Milano, FABIO PROVENZANO
 
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Pubblicato da su 19 gennaio 2010 in Keep it real

 

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