RSS

Archivi categoria: Mondo giovanile

Giovani italiani malati di internet

giosmartphAdolescenti perennemente connessi in rete e genitori che non sono consapevoli dei rischi corsi dai propri figli sul web. Questa la fotografia emersa dall’indagine “Tempo del web. Adolescenti e genitori online”, realizzata da SOS Il Telefono Azzurro Onlus. La ricerca è stata realizzata intervistando un campione di ragazzi dai 12 ai 18 anni e di genitori dai 25 ai 64 anni. Read the rest of this entry »

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 9 febbraio 2016 in Mondo giovanile

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Il 20% degli under 18 frequenta sale Bingo e slot

ludopatiaPer divertimento, per avere un’emozione o per arrotondare la paghetta settimanale: il vizio del gioco si insinua fra i giovanissimi mentre gli adulti nascondono la testa sotto la sabbia. Almeno 800.000 bambini e adolescenti italiani fra i 10 e i 17 anni giocano d’azzardo, ovvero il 20%, praticamente uno su 5. E la tentazione riguarda anche i più piccoli. Addirittura 400.000 bimbi fra i 7 e i 9 anni hanno già scommesso la paghetta su lotterie, scommesse sportive e bingo. A dirlo sono i risultati dell’indagine nazionale sul gioco d’azzardo nei minori, promossa dalla Società Italiana Medici Pediatri (SIMPe) e dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss). Secondo lo studio, presentato durante l’International Pediatric Congress on Environment, Nutrition and Skin Diseases a Marrakech, il 75% dei genitori, se scoprisse che il proprio figlio gioca, riterrebbe necessario intervenire.

Eppure il 90%, in base ai quanto dichiara il campione costituito da 1000 genitori, non conosce neppure il termine ludopatia e il 70% non ha mai parlato del tema gioco patologico in famiglia. Il presidente di SIMPe e Paidòss, Giuseppe Mele, lo definisce un “atteggiamento ambivalente inquietante”. “I genitori – spiega – percepiscono più o meno chiaramente che il gioco d’azzardo potrebbe essere un problema” ma “sembra quasi che sia qualcosa che non li riguardi”.

Un errore, sottolinea, “perché un bimbo che si gioca la paghetta alla sala giochi diventerà molto probabilmente un adulto che butterà lo stipendio in qualche sala scommesse”. Il rischio, però, non viene solo da videolottery e sale da bingo, in realtà il primo amo per adescare i minori può essere un semplice pc domestico, visto che oltre la metà dei genitori, ben il 51,3%, non usa nessun filtro e nessuna limitazione per evitare che i propri figli si imbattano su siti internet pericolosi. “I minori navigano liberamente senza regole né limitazioni su siti internet di qualunque sorta”, anche se “il gioco d’azzardo non ha più bisogno di un luogo fisico, lo trovi sul pc, sulle app”, mette in guardia Mele. Con l’intenzione di aumentare la consapevolezza sul rischio ludopatie nei giovani, nasce quindi la campagna dei pediatri della SIMPe “Ragazzi in gioco”, mirata a organizzare corsi dedicati agli studenti nelle scuole e ai pediatri. Contemporaneamente, però, un appello va anche alle istituzioni. Stop “a ogni tipo di pubblicità sul gioco d’azzardo in tv” e no alle app, accessibili a tutti, per scaricare giochi da smartphone e pc. Su questo il Garante per l’Infanzia dovrebbe intervenire”, chiede Mele. Infine non mancano consigli per i genitori. “La prima regola è fare il genitore”, spiega Mele. No quindi al padre/amico, la madre/amica, meglio invece “applicare livelli differenti e dare regole chiare”. In secondo luogo, sarebbe utile “stabilire contratti sull’utilizzo del cellulare e del computer, ovvero dare dispositivi in cambio della sottoscrizione di una sorta di comodato d’uso, in cui specificare che tipo di utilizzo il minore può farne e con che limiti”.

>  www.ansa.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 28 aprile 2014 in Mondo giovanile

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

Baby squillo? Per il 15% anche nella propria scuola

ROMA – Baby squillo? Può essere la ragazza del banco accanto. Almeno a guardare i risultati di un sondaggio realizzato dal portale specializzato Skuola.net sulla scia delle notizie di cronaca degli ultimi giorni, dalle quali stanno emergendo storie di prostituzione minorile.

Dei 3mila ragazzi di medie e superiori che hanno partecipato all’indagine, il 15% denuncia casi di baby squillo nel suo istituto. Di questi, circa il 30% ha addirittura avuto rapporti sessuali con loro. Va così da sé che, secondo gli intervistati, i media non stanno ingigantendo il fenomeno: per circa 1 studente su 4, le studentesse che si prostituiscono a scuola sono davvero così tante come dicono tv, giornali e web.

Sono oltre 500 gli studenti che hanno confessato al portale Skuola.net di avere baby squillo nella propria scuola. Addirittura il 60% di questi ultimi afferma che non si tratta di casi isolati e che ci sia più di una studentessa a vendere il suo corpo in cambio di soldi, ricariche e abbigliamento. Il 46% degli intervistati invece non si pronuncia sul fenomeno: nel suo istituto non esiste, e se esiste lui non ne è a conoscenza. Mentre il 40% circa del campione afferma con certezza che nella propria scuola queste cose non accadono.

Sicuramente deve destare attenzione che di quel 15% di studenti che sa delle baby squillo fra i banchi della sua scuola, il 30% dichiara di aver avuto rapporti sessuali con loro, così divisi: il 25% più di una volta, mentre il 5% solamente una. Il fenomeno non scandalizza i ragazzi, tanto che a essi si aggiunge un ulteriore 10% che, pur non avendo mai avuto nessun rapporto sessuale con una baby squillo della propria scuola, proverebbe con piacere.

In merito all’attenzione dei media sul fenomeno, poco meno della metà degli studenti non sa esprimersi. La restante metà invece si divide in egual maniera tra chi pensa che i media stiano trattando correttamente la questione date le proporzioni del fenomeno e chi invece ritiene che si stia esagerando.

>  www.lasiciliaweb.it

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , ,

FederVita Sicilia: Appello dei Giovani della Sicilia all’Unione Europea

gio fvs_agio fvs_b

 

Tag: , , , , ,

Uno studente su 4 fa uso di droga

Nonostante leggi inasprite, campagne informative e studi scientifici sulla pericolosità delle sostanze stupefacenti, quello degli adolescenti che fanno uso di droga rimane un esercito di più di seicentomila persone, un quarto del totale della popolazione scolastica che almeno una volta ha provato una canna o ha tirato di coca. La fotografia è del Rapporto Espad dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, giunto alla quindicesima edizione, che anzi certifica un leggero aumento nell’uso di tutte le sostanze, a cominciare da quelle che sembravano dimenticate come l’eroina. “Tra le cose che ci hanno colpito quest’anno – spiega Sabrina Molinaro, che ha curato il rapporto – è che abbiamo per la prima volta visto un aumento anche nei consumi occasionali. Rispetto al resto d’Europa siamo nella ‘top ten’ per il consumo di cannabis, eroina e cocaina, mentre per le altre droghe siamo nella media o sotto la media”.

L’indagine ha coinvolto 45.000 studenti delle scuole medie superiori e 516 istituti scolastici di tutta la penisola, e ha stimato su una popolazione di 2,5 milioni di ragazzi e ragazze oltre 500mila consumatori di cannabis, poco più di 60mila cocaina e 30mila oppiacei, con aumenti che variano tra lo 0,6% della cannabis e lo 0,1% dell’eroina. Aumentata lievemente anche l’assunzione di stimolanti: 3,8% nella vita e 2,6% nell’ultimo anno, contro 3,6% e 2,4% della precedente rilevazione. L’eroina, sostanza in flessione rispetto al decennio scorso, segnala una lieve ripresa nell’ultimo anno: dall’1,2% nel 2011 all’1,3% (2% tra i maschi, 0,6% tra le ragazze) e anche tra gli assuntori frequenti si passa dallo 0,5% allo 0,6%. La cocaina è stata usata nell’ultimo anno dal 2,7% degli intervistati (dato uguale al 2011), in maggioranza ragazzi (3,8% contro 1,6%); si attesta sullo 0,7% la quota di chi la assume regolarmente.

Relativamente alle sostanze allucinogene (Lsd, ketamina e funghi) il 2,5% dei giovani intervistati ammette l’uso nell’ultimo anno, ma tra i diciannovenni la quota arriva al 3,8%, e l’1,5% nell’ultimo mese. Dove gli studenti italiani superano la media europea è nel consumo di alcol e tabacco, che si attestano rispettivamente al 63% e al 36% del campione: “Abbiamo anche notato un aumento delle ‘nuove droghe’, come spesso riportano anche altri rapporti – afferma Molinaro – i questionari non sono entrati nel dettaglio, ma gli aumenti notati per stimolanti e allucinogeni possono essere ricondotti a questo fenomeno”.

>  www.lasiciliaweb.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 27 luglio 2013 in Mondo giovanile

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Il suicidio negli adolescenti: gli indicatori per individuare i casi a rischio

giovani_644L’atto di togliersi la vita è un gesto che lascia in chi vive l’amaro in bocca soprattutto se chi decide di compiere questo gesto è un adolescente. Si cerca allora di ripercorrere la vita del giovane per cogliere eventuali fratture che si sarebbero potute interpretare come richieste d’aiuto silenziose e permettere a qualcuno di intervenire in tempo. Gli adulti spesso tendono a minimizzare i problemi relazionali degli adolescenti perché si pongono da un’altra prospettiva. Avendo anni di esperienza alle spalle, l’adulto tende a valutare la vita dei giovani nella sua evoluzione verso il futuro, perdendo di vista le difficoltà nel presente che un ragazzo può vivere come insormontabili. È difficile per un giovane non tenere conto del giudizio dei coetanei che, quando porta all’emarginazione, genera una sofferenza che può sfociare in atteggiamenti di chiusura e ripiegamento su di sé oppure in atti impulsivi e decisioni avventate (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Talvolta l’emarginazione e l’isolamento, magari portati all’esasperazione, sono motivi sufficienti per indurre un giovane al suicidio. Può capitare che un ragazzo che non segue il gruppo, ma che se ne discosta, sia emarginato. Può essere il caso, ad esempio, di giovani intellettualmente dotati, interessati alla cultura, poco attratti dai passatempi dei compagni e non attenti alle mode. Essi scelgono di essere se stessi fino in fondo, ma scoprono con il tempo che è anche la strada più difficile da percorrere. Non seguire la massa, ma differenziarsi, soprattutto in un’età come l’adolescenza, richiede grande autostima e forza interiore che un giovane ancora non possiede in maniera tale da riuscire ad affrontare un gruppo di pari che gli si schiera contro.

Nell’adolescenza, l’identità che si aveva in qualità di bambini deve essere abbandonata per acquisirne un’altra, ma in questa fase di transizione si è più fragili e si cerca l’approvazione del gruppo o di un amico con il quale si condividono gusti e interessi. Se il gruppo non c’è o è ostile o se manca il conforto di un amico, il livello di vulnerabilità aumenta, anche perché è più facile che un adolescente confidi la sua disperazione ad un amico piuttosto che ai genitori. Per questo motivo, pensando ad un intervento rivolto ai ragazzi a rischio, sarebbe auspicabile inserire maggiori spazi di condivisione delle idee e dei problemi così da sensibilizzare i giovani ad un mutuo aiuto. Indubbiamente non è facile trovare in un ragazzo i segnali che funzionino da campanello d’allarme per chi gli vive accanto. Il giovane, che magari già aveva manifestato indicatori di disagio, può agire d’impulso sull’onda di una forte emozione negativa o della sensazione di un fallimento irrimediabile e mettere in atto il comportamento suicida. Dalle statistiche emerge che circa il 70-75% dei giovani invierebbe nel periodo che precede il suicidio alcuni segnali che, se colti, potrebbero salvarli. Possono ad esempio confidare ad amici, a volte ai familiari, di voler morire. Questi segnali sono una tacita richiesta d’aiuto spesso sottovalutata (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Proviamo ad elencare alcuni stati di difficoltà che non sono necessariamente precursori di un suicidio, ma dovrebbero essere considerati con attenzione da parte dell’adulto in quanto sono comunque indicatori di disagio: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, assenza di coinvolgimento, di partecipazione emotiva e atteggiamenti passivi rispetto alle attività quotidiane e alle relazioni, cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel sonno, paura della separazione (ad esempio: la fine di un rapporto sentimentale, il divorzio dei genitori), difficoltà di concentrazione, brusco cambiamento della personalità (ad esempio, una ragazza normalmente gioviale che all’improvviso si chiude in se stessa e non esce più), improvvisi cambiamenti di umore (fasi di intenso cattivo umore si alternano a momenti di grande entusiasmo), comportamenti a rischio (alcuni giovani si lanciano in azioni spericolate sfidando troppo da vicino la morte), drastico abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio, perdita o mancanza di amici.

elisabetta rotriquenzVi sono poi alcuni fattori che, con alla base alcuni degli indicatori precedenti, possono far presagire il rischio di un suicidio: perdere una persona cara, vivere con un senso di totale impotenza come se nulla abbia più importanza, essere ossessionati dalla morte, scrivere le proprie ultima volontà (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009). In conclusione, ci sono fattori scatenanti e fattori predisponenti che, sommandosi e potenziandosi, finiscono per creare una miscela esplosiva. È importante che non soltanto gli adulti, ma anche i ragazzi, conoscano questi segnali e vi prestino attenzione. Spesso, infatti, gli amici e i coetanei si trovano nella posizione migliore per notarli e salvare la vita di una persona cara. D’altra parte si può chiedere aiuto in tanti modi, anche solo con gli occhi, silenziosamente.

>  Elisabetta Rotriquenz, psicoterapeuta – http://www.tiscali.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 25 giugno 2013 in Mondo giovanile

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Internet: dalla dipendenza alla depressione?

SANIHELP.IT  –  La dipendenza da internet avrebbe una notevole influenza sull’umore, al punto tale da poter indurre i giovani che ne soffrono alla depressione. La notizia si deve a una ricerca dell’Università degli Studi di Milano e della britannica Swansea University, pubblicata su PlosOne. Lo studio, condotto da Roberto Truzoli, Michela Romano, Phil Reed e Lisa A. Osborne, ha indagato gli effetti dell’esposizione alla rete nel breve periodo; i soggetti coinvolti avevano una media di 24 anni. Quale impatto ha il web sulla psicologia e sull’umore delle persone dipendenti e non dipendenti? «I sessanta partecipanti hanno svolto una batteria di test psicologici per misurare i livelli di dipendenza da web, l’umore, l’ansia, la depressione, la schizotipia e i tratti di autismo». Hanno avuto poi libero accesso a Internet per un quarto d’ora e in seguito sono stati di nuovo valutati per ansia e umore. «Un primo risultato dello studio è che le persone dipendenti hanno evidenziato una marcata riduzione del tono dell’umore subito dopo aver smesso di utilizzare Internet rispetto ai partecipanti non dipendenti, rilevando un evidente impatto negativo sullo stato d’animo. Questo può contribuire all’aumento dell’uso di Internet da parte di questi individui che cercano di modificare il loro umore impegnandosi ulteriormente nell’utilizzo di Internet, rafforzando così la spirale di dipendenza. Questo fenomeno suggerisce un possibile meccanismo di mantenimento del comportamento di dipendenza». Secondo Truzoli, il principale dato nuovo «è l’evidenziazione di cosa succede all’umore di coloro che sono dipendenti appena smettono di navigare. Si conferma che le persone con pregressi disturbi dell’umore e d’ansia possono essere a rischio di uso eccessivo di Internet. La rilevazione di tratti autistici però è un’evidenza nuova potenzialmente interessante, ma le ragioni di questa associazione sono attualmente poco chiare e richiederanno nuove ricerche».

>  Valeria Leonehttp://www.msn.com – 19/02/2013

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 4 maggio 2013 in Mondo giovanile

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,