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Archivi categoria: Infanzia e Adolescenza

Bonus di mille euro per l’asilo nido

È stata pubblicata la circolare n. 88 contenente le istruzioni operative per l’accesso alle “Agevolazioni per la frequenza di asili nido pubblici e privati”, il cosiddetto Bonus asilo nido, di cui all’articolo 1, comma 355 della Legge di bilancio 2017. Lo rende noto l’Inps in un comunicato precisando che la domanda potrà essere presentata dal 17 luglio 2017, data a partire dalla quale sarà disponibile la procedura online di acquisizione, fino al 31 dicembre 2017. Read the rest of this entry »

 
 

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Bullismo: vittime, carnefici e spettatori

Il 7 febbraio è la prima giornata nazionale contro il bullismo a scuola. Il fenomeno è in crescita e le soluzioni possono arrivare solo da una conoscenza più approfondita dei suoi contorni. Il ruolo importante svolto dagli “spettatori”, non solo quelli diretti, ma la società nel suo complesso. Read the rest of this entry »

 
 

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No ai troppi elogi: trasformano i bambini in narcisisti

denti bambTroppi complimenti, elogi esagerati, come “sei il migliore”, “sei un campione”, trasformano i bambini in piccoli Narciso e li avviano a divenire adulti narcisisti. Lo dimostra uno studio condotto presso l’Università di Amsterdam e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Coordinato da Eddie Brummelman, il lavoro ha coinvolto 565 bambini di 7-11 anni, età critica in cui nella personalità di un individuo possono comparire tratti narcisistici. Read the rest of this entry »

 
 

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Navigazione internet più sicura per i bambini con YouTube kids

ytkidsRoma – Un’app studiata espressamente per i più piccoli, con contenuti e grafica ad hoc. Si tratta di YouTube Kids, versione speciale di YouTube lanciata da Google, per rendere più sicura la navigazione dei bambini su iInternet. La nuova applicazione, gratuita, farà il suo debutto lunedì 23 febbraio negli Stati Uniti e sarà disponibile per smartphone e tablet Android. Read the rest of this entry »

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2015 in Infanzia e Adolescenza

 

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Tablet e smartphone ritardano apprendimento nei più piccoli

tabesmaTutti quei genitori che si vantano dell’abilità dei propri figli con smartphone e tablet prima ancora che sappiano parlare dovrebbero in realtà preoccuparsi, perché i dispositivi con touchscreen non solo non fanno imparare più in fretta, ma rischiano di fare dei danni. Per imparare a parlare, manipolare oggetti e relazionarsi con gli altri, spiegano gli esperti del Cohen Children’s Medical Center di New York, non c’è davvero niente di meglio delle parole di mamma e papà e dei giocattoli tradizionali.
Lo studio presentato durante il congresso delle Pediatric Academic Societies and Asian Society for Pediatric Research in corso a Vancouver si basa su 63 coppie, i cui figli hanno avuto il ‘primo contatto’ con un dispositivo a schermo tattile in media a 11 mesi di età e per 17,5 minuti al giorno, ma con punte di 4 ore. Le attività principali per i bimbi sono risultate guardare show educativi (30%), usare app educazionali (26), premere a caso lo schermo (28) e fare giochi non educativi (14).
Anche se il 60% dei genitori si è detto convinto che l’uso dei dispositivi produceva un ‘beneficio nell’educazione’ nei piccoli, test cognitivi hanno dimostrato che non c’era nessuna differenza tra i bambini ‘tecnologici’ e quelli non. Anzi, nei piccoli che giocavano con app non educative si è notato un ritardo nello sviluppo del linguaggio. “Abbiamo osservato nella nostra clinica che il giocattolo numero uno che i genitori danno ai figli sono gli smartphone – afferma Ruth Milanaik, l’autore principale dello studio – che ormai ha sostituito i libri e i giocattoli ‘tradizionali’. La tecnologia però non può rimpiazzare il contatto diretto con i figli, che è la miglior fonte di apprendimento”.
La preoccupazione degli esperti per la sempre maggiore esposizione dei bambini ai dispositivi elettronici è crescente, e ha portato all’emanazione di linee guida sia da parte dell’associazione dei pediatri statunitensi che dell’omologa britannica in cui si consiglia alle famiglie di non far usare i dispositivi fino ai due anni, e poi di concederli al massimo per un’ora al giorno. Dalla Gran Bretagna è arrivato un altro allarme durante il congresso dell’associazione insegnanti, secondo cui i bimbi alla materna sanno far scorrere uno schermo ma non hanno le abilità cognitive per usare le costruzioni, oltre ad avere difficoltà nelle relazioni con i compagni e gli insegnanti.(Ansa).

>  http://www.repubblica.it

 
 

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Ragazzini di oggi “rapiti” da tablet e telefonini

raga tabGli adolescenti di oggi sono sempre più attratti dal mondo virtuale e sempre più lontani da quello reale. Secondo una ricerca britannica il fenomeno è da attribuire all’uso eccessivo di telefonini e tablet e in generale dei nuovi dispositivi elettronici. L’indagine condotta da Opinion Research per conto di Halifax Digital Home Index punta il dito sui genitori che non esercitano nessun tipo di controllo sui figli. Nel 65% dei casi li lasciano soli a connettersi con chi vogliono, per quanto tempo desiderano. Due terzi dei ragazzi tra i 7 e i 17 anni possono usare dispositivi elettronici a letto e un terzo dei bambini sotto dei 9 anni controlla i messaggi più volte all’ora.

Si arriva poi a parodossi come il fatto che il 40% dei bambini invia messaggi anche quando deve dire qualcosa a un membro della famiglia che si trova nella stessa casa. In generale la ricerca evidenzia che in molte famiglie è abituale permettere di usare gli smartphone anche quando si è a tavola, e lo squillo della suoneria o l’arrivo di un messaggio è prioritario rispetto alla conversazione conviviale, e la interrompe sempre. Sono poi le risposte dei bambini intervistati a mettere in luce la connivenza di papà e mamma che spesso forniscono l’esempio negativo. Anche la maggioranza degli adulti comunica attraverso messaggi con altre persone che si trovano nello stesso edificio, e una persona su cinque preferisce parlare al telefono o per mezzo dei social media. Una su quattro si porta telefonino e tablet a letto e una su dieci persino in bagno mentre sette su dieci confessano di iniziare la giornata lavorativa controllando email e social network.

Il rapporto con i dispositivi elettronici è quasi ossessivo se si pensa che più del 70% degli adulti non sopporta l’idea di stare un giorno senza i suoi gioielli tecnologici. Una persona su due ha persino ammesso che preferirebbe perdere la vera nuziale o l’anello di fidanzamento piuttosto che il proprio smartphone. L’uso assiduo dei dispositivi elettronici secondo gli esperti rischia di fare crescere bambini incapaci di avere veri rapporti umani, anche all’interno del gruppo familiare, proprio perché non hanno il tempo di imparare a farlo: è stato calcolato che un bambino che nasce oggi, a sette anni avrà già passato un anno intero (considerando giorni di 24 ore) davanti a uno schermo, piccolo o grande che sia. A 80 anni ne avrà impiegati 18, un quarto della vita, a inviare email, foto e messaggi non legati alla propria attività lavorativa.

Per cercare di fare vivere i ragazzini più nel mondo reale gli studiosi danno qualche consiglio ai genitori. Bisogna stabilire regole da osservare e sanzioni da applicare quando queste vengono violate. Tra le cose da mettere subito in chiaro ci deve essere il fatto che lo smartphone e il tablet non sono un regalo, ma un prestito che può essere revocato in qualunque momento, mentre è importante trovare del tempo da passere insieme senza apparecchi elettronici. All’inizio la sensazione sarà di panico, ma superato quel momento, a prevalere sarà una appagante sensazione di libertà.

>  redazione AGRwww.msn.com

 
 

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Sempre più ragazzi temono i pericoli della rete: “Vogliamo essere tutelati”

ROMA – Guardano sempre meno la tv generalista, amano i social network e le nuove tecnologie, ma temono sempre più i pericoli della rete. A scattare la fotografia del consumo mediatico degli adolescenti italiani è un’indagine del Censis contenuta nel Libro bianco “media e minori”, presentato oggi a Roma dall’Agcom. L’indagine mette in luce, in particolare, che i ragazzi tra i 14 e 17 anni chiedono oggi più che mai di essere tutelati per non incappare in pericolosi adescamenti online o in qualche attività illegale.

A preoccupare i ragazzi, in particolare, è la possibilità di una violazione della privacy (29, 6 per cento) o l’incontro con utenti pericolosi e malintenzionati (soprattutto le donne) ma anche la diffusione di informazioni false. Il 23 per cento degli adolescenti intervistati è poi preoccupato di sviluppare un comportamento di dipendenza relativo all’e-commerce e al poker online, mentre quasi il 21 per cento ha paura di restare invischiato in attività illegali. In generale quasi la totalità (84,3 per cento dei maschi intervistati e l’87 per cento delle ragazze) chiede a gran voce maggiori controlli anche sui contenuti audiovisivi per evitare che diventino rischiosi per i minori.

Lo studio del Censis è contenuto nel Libro bianco media e minori, un volume di 500 pagine che raccoglie un insieme di contributi multidisciplinari sul tema, una sorta di “bussola conoscitiva” per capire quali sono i comportamenti mediatici dei minori, quali i rischi da evitare, qual è il quadro normativo di riferimento e come orientare le politiche sul tema. “Questo libro bianco non nasce per dare soluzioni ma vuole sollevare un insieme di problemi per riaprire il dibattito sulla funzione di tutela – spiega Giulio Votano, dell’Agcom -. Emerge con forza che non tutti i paese dell’Unione europea si sono fatti carico delle preoccupazioni dei minori rispetto ai new media. E anche in Italia oggi più che mai la sfida non è solo legislativa ma culturale. Va detto, inoltre, che di fronte ad alcuni episodi pregiudizievoli come il cyber bullismo e lo stalking non ci sono alla stato attuale strumenti adatti alla prevenzione e quindi anche l’impianto normativo va rivisto: l’autoregolamentazione ha, infatti, mostrato la sua debolezza e l’impianto sanzionatorio è insufficiente soprattutto in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione”.

Nel Libro viene passata in rassegna anche la dieta mediatica offerta dai principali mezzi di comunicazione, in particolare la televisione. “I tg sono sempre più carichi di cronaca nera e nei programmi televisivi non mancano scene di violenza. Ma un’esposizione prolungata di questo tipo può causare nei ragazzi diverse reazioni: dall’aggressività all’eccessiva paura e, ciò che è peggio, può produrre un effetto di desensibilizzazione che porta a vivere la violenza anche nella vita reale da spettatori” spiega Elisa Manna, responsabile Censis. Secondo la ricercatrice un altro aspetto critico dei programmai televisivi è l’assenza di un discorso serio e approfondito sulla disabilità. “Questo tema è oggi il grande assente della  tv – aggiunge – appare solo se legato a casi di cronaca nera, dove le persone disabili sono trattati come casi umani. Nessuna attenzione è riservata al loro vissuto. E questo ha un effetto anche sui minori che si convincono così che la vita è fatta solo di benessere”. (ec)

>  www.redattoresociale.it

 
 

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