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Assistere gli anziani | Valutazione del soggetto

10 Mar

L’invecchiamento determina una rallentata attività di molti organi; l’incapacità di difendersi dalle malattie si traduce in un aumento del periodo di convalescenza, così come le possibili sequele delle patologie determinano una fragilità peculiare che richiede un’ottica differente nella gestione di queste persone. Quando bisogna assistere una persona anziana è necessario conoscere nel miglior modo possibile il suo stato psicofisico; tutto ciò è necessario per capire quale sia il suo potenziale, o meglio, quali possono essere le capacità residue su cui fare leva nella cura di eventuali patologie.

La parabola della vita prevede inevitabili trasformazioni, un bambino fino a sette anni pensa e ragiona in modo particolare, crescendo il pensiero si fa più concreto e razionale, ma quando si invecchia, l’organizzazione delle idee e del fisico non è più come quella di un adulto: l’anziano non è una persona adulta invecchiata. Tali cambiamenti sono ben individuabili con appositi strumenti chiamati scale di valutazione.

Una stima corretta prevede che si contemplino i dati in modo oggettivo e si riduca al minimo la soggettività, per evitare di commettere una serie di errori, che, in alcuni casi possono essere gravi. L’impiego delle scale di valutazione è parte integrante dell’assessment multidimensionale, cioè di tutti quegli strumenti impiegati per scattare una fotografia precisa della situazione generale dell’anziano. Tale approccio non lascia spazio alle interpretazioni soggettive, o almeno non dovrebbe, e consente di diminuire in modo drastico gli errori. L’indagine sul grado di autonomia è fattibile grazie a una serie di analisi relativamente semplici e assolutamente non invasive; con questi strumenti, concepiti per investigare i vari ambiti (dimensioni) della vita, si è in grado di valutare: 1) lo stato delle funzioni 2) le funzioni cognitive 3) lo stato clinico 4) i disturbi del comportamento 5) il dolore 6) il rischio di ulcere da decubito 7) il rischio di cadute 8) il rischio di malnutrizione 9) il rischio di incontinenza 10) la qualità della vita.

Nonostante vengano impiegate le scale di valutazione, è possibile che l’operatore che sottopone l’anziano all’indagine possa commettere alcuni errori legati alla propria soggettività, in tutti i casi le imprecisioni sono molto rare se si ha un minimo di esperienza. A prescindere dalle varie indagini, l’operatore non professionista, cioè il parente o il volontario che si trova a gestire un anziano a casa, deve necessariamente essere in possesso di alcune nozioni di base sull’invecchiamento. Talvolta si tende a dimenticare che l’età crea una serie di metamorfosi che richiedono un approccio differente. I principali cambiamenti rinvenibili nell’anziano sono riassunti nell’elenco che segue: 1) la persona di età avanzata è più fragile rispetto a un soggetto adulto; 2) la manifestazione palese delle malattie non avviene nello stesso modo rispetto a una persona giovane: un infarto, per esempio, può passare del tutto misconosciuto o presentarsi con segni molto sfumati, specialmente nei diabetici: mal di stomaco, lieve dolore toracico; 3) la dimensione affettiva è spesso alterata, molte volte l’anziano soffre di depressione, sintomo iniziale (prodromico) di particolari malattie neurologiche; 4) tutti gli organi subiscono modificazioni nella loro funzionalità: la cute si assottiglia, la filtrazione renale può peggiorare, il cuore può manifestare disturbi del ritmo o della contrazione; 5) tutte le circostanze stressanti causano una diminuita resistenza e l’incapacità di farvi fronte; 6) dai sessantacinque anni in poi, la comparsa di patologie e la perdita di autonomia aumentano notevolmente; vi è anche un aumento delle malattie a carico del cuore (cardiovascolari), tumorali, delle ossa (artrosi), del sistema nervoso (demenze); 7) alcune malattie croniche possono causare danni a differenti organi, inoltre si ritrovano più patologie insieme (diabete, scompenso cardiaco, insufficienza renale), in tal caso si parla di comorbilità; 8) le funzioni cognitive subiscono alterazioni: fatica a ricordare o a memorizzare; 9) la minore mobilità tende a causare limitazioni articolari che nel tempo diminuiscono la capacità di vestirsi e camminare; 10) la vita da single (vedovo/a) può determinare isolamento sociale e condurre a fenomeni di regressione.

Da tutti questi dati si evince, senza ombra di dubbio, che l’assistenza alla persona anziana richiede un’ottica del tutto diversa rispetto alla cura di un paziente giovane e un atteggiamento di disponibilità e comprensione.

Come parenti o assistenti di persone anziane, è necessario capire che il proprio compito deve essere la promozione dell’autonomia del soggetto anziano e non la sostituzione delle sue funzioni. Purtroppo tale obiettivo non è sempre realizzabile, soprattutto con i soggetti affetti da demenza.

L’adozione delle scale di valutazione non ha il compito di rendere l’anziano un individuo da scomporre in mille pezzi, ma l’utilizzo di tali strumenti può contribuire a rendere merito all’unicità della persona che non può più manifestare se stessa pienamente perché alcune funzioni risultano compromesse. Le scale di valutazione, cogliendo i problemi nella giusta luce, offrono la possibilità di pianificare gli interventi prima di attuarli e di valutarli in seguito. Anche se le malattie determinano una condizione morbosa con relativo nome tecnico, gli ostacoli da affrontare con la persona risultano essere connessi maggiormente alla gestione delle più basilari funzioni fisiologiche (evacuare, camminare, mangiare), bisogna quindi pensare a come vivere le ore del giorno e della notte. È meglio ragionare più in termini di aiuto, che di malattia di per sé.

I disturbi, quando si manifestano, possono creare disabilità più o meno spiccata e richiedere un nuovo tipo di equilibrio, ma il compito dell’assistente (caregiver) resta sempre e comunque il sostegno della persona.

> https://www.starbene.it/

 
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Pubblicato da su 10 marzo 2019 in Anziani

 

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