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Inchiesta | Dalla regione capitale dei disoccupati alla città più ricca d’Europa. Ecco perché giovani e 50enni stanno scappando dall’Italia

18 Ott

Ogni giorno, camminando per le strade di Monaco di Baviera, si incrociano sempre più italiani. Non sono ragazzi in vacanza, qui solo per qualche giorno, ma connazionali alla ricerca di un lavoro. Giovani e meno giovani che hanno scelto di costruire il loro futuro in un Paese diverso da quello in cui sono nati e cresciuti. Gli italiani che si sono trasferiti nella capitale bavarese ad oggi sono oltre 25mila, un numero che è destinato ad aumentare di anno in anno.

Una valigia piena di rabbia | Ragazzi che hanno messo nella valigia sogni e rabbia e sono partiti alla volta di una delle città più ricche d’Europa, non molto distante geograficamente dall’Italia, ma differente in tutto. Tra le città tedesche con almeno un milione di abitanti, infatti, Monaco di Baviera ha il minor tasso di disoccupazione (4,1% a settembre 2017) ed è sede di alcuni dei maggiori gruppi economici tedeschi, tra cui Siemens e Bmw. E’ un importante centro per le biotecnologie, la produzione di software e il settore terziario avanzato. E’ anche una delle capitali europee dell’editoria e sede della Corte dei Conti Federale, dell’Ufficio Nazionale Brevetti e dell’Ufficio Europeo dei Brevetti.

Germania Paese dei sogni | Qui il lavoro non manca, lo dicono tutti quelli che si sono trasferiti e sono riusciti a sistemarsi nel giro di qualche mese, ma soprattutto lo dicono le statistiche.  In Baviera ci sono 12 milioni di abitanti e il tasso di disoccupazione è pari al 3%. La mia terra d’origine, la Calabria, di abitanti ne conta quasi 2 milioni ed è la regione del Vecchio Continente che nel 2016 ha fatto registrare il maggior tasso di disoccupazione giovanile (58,7%). Peggio della Calabria solo Ceuta (69,1%) e Melilla (63,3%), le due ‘enclave’ spagnole che però sono in terra d’Africa.

Picco di partenze | Ma non si emigra solo dalla mia regione, anche se nel 2005 le partenze dal Meridione hanno raggiunto il picco di 35mila, gli italiani “scappano” in massa da tutta Italia, senza distinzione tra Nord e Sud. Nel 2016 sono stati 114.512, erano 84.560 nel 2015; 73.415 nel 2014 e solo 37.129 nel 2009. Nell’ultimo anno,quindi, rispetto al 2009, i trasferimenti all’estero sono triplicati. Un esodo che non riguarda solo i giovanissimi, ma che registra un +109,6%, anche tra i 50-54enni.

Non scappano solo i giovani | Madri e padri di famiglia che hanno perso il lavoro e che non riescono a trovarne un altro, ma anche professionisti che dal 2008 al 2015 hanno riscontrato una diminuzione dei propri guadagni del 20% e non riescono ad esercitare più la propria professione. Per l’Italia la fuga dei cervelli non solo rappresenta una grave perdita per il futuro del Paese, ma ha anche un costo stimato di 14 miliardi di euro. Si sente spesso dire che il peggio è passato, che l’Italia si è lasciata la crisi alle spalle, ma basta leggere il Dossier Statistico Immigrazione 2017 elaborato dal Centro Studi e Ricerche Idos e Confronti per rendersi conto come il numero degli emigranti non accenni a diminuire e che vede in prima linea giovani che hanno investito anni per ottenere un titolo di studio in Italia: nel 2016 su 114 mila italiani emigrati, erano 39 mila a possedere un diploma e 34 mila una laurea.

Quanto valgono i tuoi studi | Adesso per molti di loro la speranza è di poter sfruttare questo titolo di studio all’estero, magari a Monaco di Baviera, nella Germania locomotiva d’Europa che però ha delle regole ferree riguardo ai titoli di studio conseguiti in un altro Stato. Infatti, gli esami sostenuti possono non essere sufficienti per equiparare una laurea italiana ad una tedesca. Questa è la prima amara sorpresa fatta dai laureati che si sono trasferiti a nella capitale bavarese, conosciuta anche come la città più a nord d’Italia per via dei numerosi residenti di origine italiana.

Dal centodieci e lode a cameriere | E così, nell’attesa di un riconoscimento, capita sempre più spesso di vedere tanti laureati italiani, lavorare come camerieri, baristi o lavapiatti nei ristoranti tedeschi. Qui si ritrovano a ricominciare da zero, imparare una nuova lingua e ambientarsi in una città con tradizioni, abitudini e ritmi differenti dai propri. E mentre i laureati italiani lavano i piatti, servono ai tavoli e poi corrono a lezione per poter imparare il tedesco, una delle cose che salta subito all’occhio è il numero di giovanissimi impiegati in grandi aziende o banche. Il merito è del sistema scolastico tedesco che permette agli studenti di svolgere l’Ausbildung, un periodo di formazione duale in linea con il proprio percorso di studi, all’interno di aziende che sono alla ricerca di figure professionali da assumere.

L’ascesa sociale | Gli studenti, in questo caso, percepiscono un compenso per l’intero periodo di formazione ed una volta ottenuta la qualifica, molti di loro vengono assunti direttamente nell’azienda in cui si sono formati. Un sistema di alternanza scuola-lavoro che però in Italia sembra non funzionare bene, visto che il 13 ottobre centinaia di studenti hanno scioperato per dire no a questo tipo di offerta formativa. Riccardo Sala, responsabile milanese del FGC, ha dichiarato che ”l’alternanza scuola-lavoro è utile solo per le aziende e educa a un futuro di precarietà”. Oltre a lui , sono in molti a dubitare che questo percorso introdotto dalla legge 107/2015 come obbligatorio anche nei licei, sia realmente un’opportunità formativa e non una perdita di tempo per gli studenti.

Come ti aiuta lo Stato | In Germania, l’Ausbildung è visto come un modo per velocizzare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e molte offerte di formazione vengono prese in considerazione anche dagli immigrati italiani che hanno bisogno di ottenere una qualifica per poter lavorare stabilmente all’interno delle aziende tedesche, sempre alla ricerca di persone con esperienza e non solo con solide basi teoriche.

Si fa a gara per studiare | Così, mentre in Italia si sciopera, in Germania quasi si sgomita per poter accedere a questi percorsi di studio. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che mentre in Germania c’è una reale richiesta di personale, in Italia si cercherebbe solo di “sfruttare” i giovani studenti che saranno poi sostituiti da altri più giovani, senza essere mai assunti. Ma allora perché non chiedere al Governo di uniformare questo periodo di formazione quello degli altri studenti europei?  Perché non scioperare chiedendo di ottenere qualifiche che siano poi fruibili in tutta Europa? Sarebbe l’opportunità per i diplomati italiani di immettersi più facilmente nel mercato del lavoro europeo, fino a quando quello italiano non potrà offrire prospettive più rosee ed evitare gli stessi problemi che riscontrano ancora oggi i laureati italiani con il riconoscimento dei propri titoli di studio.

Più italiani all’estero e più stranieri in Italia | Quante probabilità hanno i giovani italiani di trovare un lavoro nel proprio Paese? Se le risposte non sono incoraggianti, lo sarà ancora meno sapere che nel 2015, per la prima volta dopo molti anni, il numero di cittadini italiani residenti all’estero ha superato quello dei cittadini stranieri residenti in Italia. Secondo i dati Istat, sono infatti 5 milioni e 26 mila gli stranieri residenti nel nostro Paese nel 2015 contro i 5 milioni e 200mila italiani che, in base ai dati delle anagrafi consolari, risiedono fuori dalla madrepatria.

> Salvatore Bufanio – http://www.tiscali.it

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Pubblicato da su 18 ottobre 2017 in La grande Crisi

 

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