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Perequazione delle pensioni

13 Set

||  LETTERA DI ROBERTO MESSINA, PRESIDENTE DI SENIOR ITALIA  ||

Caro socio, porto alla Tua conoscenza una problematica che riguarda migliaia di pensionati e che è conseguenza di cattive politiche che vedono sempre soccombere la parte più debole della società: gli anziani.

Nel 2011 il Governo italiano, con il Decreto Legge 201/2011, cosiddetto “Salva Italia” del Ministro Fornero, ha bloccato la perequazione delle pensioni per gli anni 2012/13, di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps. Per l’effetto, in tal modo, è stata bloccata la rivalutazione delle medesime pensioni per il futuro. La riforma Fornero, infatti, stabiliva la sospensione per due anni della rivalutazione di tutte le pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps.

La legge è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 70 del 2015, che di fatto ha obbligato il Governo a dover intervenire in materia.

Nel 2015 il Decreto-Legge n. 65/2015, c.d. Decreto Poletti, ha stabilito che solo i cittadini che ricevono una pensione di importo fino a tre volte il minimo hanno diritto al 100 per cento della rivalutazione inizialmente prevista per gli anni 2012 e 2013, prevedendo per tutti gli altri una restituzione parziale.

In questo modo, il Governo, pur intervenendo nella disciplina della materia, in realtà, ha operato in maniera del tutto parziale e certamente non ha assolto a quanto espressamente indicato dalla Consulta.

A tal proposito, a seguito di decine di ricorsi proposti nei confronti dell’INPS e della successiva circolare n. 53/2017 con cui l’Istituto di Previdenza ha rigettato le richieste di rimborso, è stata sollevata un’ulteriore questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale relativamente al “Decreto Poletti”.

Nel caso in cui la Corte, a seguito di ciò, si pronunciasse a favore dell’illegittimità della disciplina, e dunque a favore delle richieste dei pensionati, questi ultimi potrebbero vedersi riconosciuto quanto indebitamente trattenuto dall’Istituto di Previdenza dal 2012 ad oggi, e per l’effetto, veder rivalutata la pensione anche per il futuro.

Gli interessati, sono coloro i quali:

1. sono andati in pensione entro il 1° dicembre 2012;

2. nell’anno 2012 hanno percepito una pensione complessiva (anche sommando la pensione integrativa e quella di reversibilità) superiore ad € 1.405,05 lordi (circa € 1.129,27 netti).

Inoltre, per verificare se il pensionato ha diritto alla corresponsione della rivalutazione, vi è bisogno di controllare sul cedolino di pensione del mese di agosto 2015 se sono presenti le seguenti voci:

IMPORTO APPLICAZIONE SENTENZA 70/15”;

ARRETRATO IMPORTO APPLICAZIONE SENTENZA 70/15 A.C.”;

ARRETRATO IMPORTO APPLICAZIONE SENTENZA 70/15 A. P.”.

Pertanto, SENIOR ITALIA, a tutela di quanto illegittimamente sottratto ai nostri pensionati, ha predisposto una lettera di intimazione e diffida contro l’INPS, con cui, da un lato, si chiede il pagamento di quanto indebitamente trattenuto e la rivalutazione della pensione anche per gli anni a venire, dall’altro, si interrompe il termine di prescrizione per l’esercizio del diritto.

In caso di esito negativo e nell’attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale sulla illegittimità sollevata, l’ufficio legale attiverà i ricorsi collettivi innanzi le competenti Autorità Giudiziarie.

Presidente, Roberto Messina

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Pubblicato da su 13 settembre 2017 in Anziani, Senior Italia

 

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