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Diabete: la dieta come terapia?

29 Giu

Le diete chetogeniche, caratterizzate da un basso contenuto di carboidrati, tornano periodicamente alla ribalta in quanto soddisfano la necessità di perdere peso in breve tempo. Nonostante vengano sconsigliate soprattutto per il rischio di effetti collaterali associati all’induzione di chetosi, esistono diversi studi per contro che suggeriscono come la rapida perdita di peso indotta da queste diete possa essere un valido strumento terapeutico per le persone affette da malattie metaboliche associate a insulino-resistenza quali obesità, diabete mellito di tipo 2, steatosi epatica non alcolica e sindrome dell’ovaio policistico.

Le diete chetogeniche sono diete ipocaloriche, con un apporto energetico inferiore a 800 kcalorie al giorno e caratterizzate da un apporto di carboidrati giornalieri inferiore a 50 grammi. La carenza di glucosio, che deriva dall’adozione di queste diete, induce uno stato di chetosi, ossia la produzione di corpi chetonici a partire dai grassi presenti nei tessuti che vengono utilizzati per produrre energia.

I corpi chetonici agiscono sul sistema nervoso centrale portando a un aumento sia del senso di sazietà, grazie alla riduzione dei livelli di grelina, un ormone che stimola l’appetito, sia del miglioramento dell’umore. Entrambe queste condizioni associate alla rapida perdita di peso favoriscono l’aderenza dei pazienti alla dieta.

Infatti, se la dieta mediterranea rimane la dieta di elezione grazie al suo ruolo protettivo contro la sindrome metabolica, il suo elevato contenuto di carboidrati può non consentire in alcune persone di ottenere un rapido e adeguato dimagrimento.

Le diete chetogeniche possono essere considerate a tutti gli effetti delle terapie metaboliche. Come tali devono essere gestite da personale esperto in grado di selezionare i malati e le patologie che possono giovarsi di tali terapie quali ipertensione arteriosa, diabete mellito di tipo 2 all’esordio, dislipidemie, sindrome metabolica, osteopatie o artropatie severe, obesità complicata con e senza indicazione alla chirurgia bariatrica.

È indispensabile garantire uno stretto monitoraggio clinico, al fine di ridurre i potenziali effetti collaterali. Il rapido calo di peso dovuto a queste diete nelle persone obese o sovrappeso con insulino resistenza si associa a una riduzione dei livelli di acidi grassi nel sangue, di insulina e della glicemia a digiuno. Nelle persone con diabete di tipo 2 all’esordio, alcuni studi hanno dimostrato un miglioramento della funzione delle beta cellule secernenti insulina e una riduzione dell’insulino resistenza con miglioramento del compenso glicemico.

Le diete chetogeniche si caratterizzano anche per un elevato apporto lipidico, superiore al 60% dell’apporto calorico giornaliero, determinando un aumento del colesterolo LDL, il colesterolo cattivo, causa dello sviluppo di aterosclerosi. Se per brevi periodi, inferiori alle 4 settimane, possono essere molto utili nella cura delle persone con obesità e diabete mellito di tipo 2, la mancanza di studi adeguati non consente di escludere che tali diete possano addirittura favorire nel lungo periodo proprio le complicanze associate al diabete, quali infarto del miocardio, ictus, arteriopatia agli arti inferiori, che invece dovrebbero essere contrastate da una dieta adeguata.

La dieta mediterranea si è invece ampiamente dimostrata efficace nel miglioramento dei parametri metabolici e nella riduzione del rischio cardiovascolare.

> Roberta Camisasca – Sanihelp.it – http://www.msn.com

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Pubblicato da su 29 giugno 2017 in Salute e Benessere

 

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