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Il cervello è capace di creare strutture a 11 dimensioni

21 Giu

Si chiama Blue Brain ed è un progetto, partito nel 2005 su iniziativa del Politecnico di Losanna e della Ibm, per simulare il funzionamento del cervello umano, grazie al quale ora si è riusciti a descrivere l’effettiva e insospettabile architettura alla base delle funzioni cognitive più complesse di questo organo.

Che il cervello fosse la parte più complessa del corpo umano è sempre stato chiaro ma, senza l’aiuto della matematica, nessuno avrebbe potuto immaginare che le sue cellule nervose interagiscono fra loro costruendo strutture che possono avere due dimensioni come i piani, oppure tre come i cubi, ma perfino cinque, sei o addirittura 11 dimensioni.

La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Frontiers in Computational Neuroscience, si deve a un team di ricercatori coordinati da Henry Markram, direttore del progetto Blue Brain, e si basa sull’applicazione allo studio dei neuroni della topologia algebrica, la branca della matematica che utilizza l’algebra per studiare le proprietà e le strutture delle forme nello spazio. La topologia algebrica è al contempo un microscopio e un telescopio: può fare uno zoom all’interno delle reti cerebrali per scoprirne le strutture più nascoste, come gli alberi in una foresta; ma anche riuscire a scorgere gli spazi vuoti, come le radure.

Grazie a questa branca della matematica si è arrivati così a scoprire nel cervello umano un ‘universo’ inedito, in cui la rete dei circuiti non si limita a intrecciarsi sulla base delle quattro dimensioni finora note, ossia le tre spaziali più quella temporale, ma può raggiungere perfino 11 dimensioni. La conferma di ciò che è stato fornito dai modelli matematici è giunta sia dall’osservazione del tessuto della corteccia cerebrale, ottenuto mediante una simulazione, sia da un frammento reale di tessuto cerebrale. Gli esperimenti hanno confermato non solo che le strutture multidimensionali si formano davvero, ma che il cervello si riorganizza costantemente, creando nuove strutture e poi demolendole per costruirne di nuove: una sorta di castelli di sabbia multidimensionali, che si formano continuamente per distruggersi subito dopo.

> Paolo Grillandi – Il Giornale Salute – http://www.msn.com

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Pubblicato da su 21 giugno 2017 in Scienza

 

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