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In fondo ad ogni fallimento c’è la nostra rinascita

26 Mar

Ci sono dei momenti, nella nostra vita, in cui si accaniscono contro di noi le avversità e gli ostacoli.

Può capitare all’imprenditore che vede ridursi il proprio mercato perché sono state imposte delle sanzioni politiche al Paese acquirente. Può capitare al contadino che vede sconvolta la sua impresa dal terremoto e i suoi animali morire nella neve. Può capitare ad un operaio che ha lavorato per venti anni nella stessa impresa e un giorno si sente dire che l’azienda viene chiusa. In tutti questi casi il protagonista viene travolto da abissale senso di ingiustizia perché lui ha sempre lavorato bene. E da uno sconforto dell’anima per cui non ha più l’energia per riprendersi. Si trova di fronte a qualcosa che non può combattere. Il futuro diventa vuoto, tetro, doloroso e il desiderio di vivere, che è fatto di speranza, si spegne. Sprofondiamo nella depressione. Molti pensano al suicidio. E alcuni si uccidono veramente.

Cosa fare quando siamo di fronte a questo tipo di fallimento? Cosa possiamo dire a chi lo prova, cosa possiamo dire a noi stessi per continuare? Che qualunque fallimento, qualunque perdita, non riguarda mai la totalità del nostro essere. È sempre la sconfitta di un nostro progetto, di un nostro sogno, di una nostra aspirazione. E noi, anche se non lo sappiamo, siamo sempre di più di ciò che abbiamo scelto di essere e di fare.

Nelle catastrofi più gravi, dal profondo dell’essere ferito, viene la risposta di salvezza. Non è il tempo che cura. È la caduta stessa che ci libera.

È strano e terribile. Al fondo dell’abisso il nostro io si dissolve e, dissolvendosi, si libera dalla fascinazione delle cose a cui era avvinghiato e dai desideri che gli parevano indispensabili, essenziali. Ci accorgiamo che possiamo fare a meno di quasi tutto.

Ma l’oscurità fa emergere qualcosa di essenziale, lo illumina e noi troviamo una nuova energia dedicandoci ad esso.

Può essere un figlio, un amore, una attività artigianale, la cura per gli animali. E facendolo ci accorgiamo che non ha perso valore il lavoro e ciò che abbiamo realizzato in precedenza nella vita. Ci danno fierezza e dignità.

> Francesco Alberoni – 26/03/2017 – http://www.ilgiornale.it

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Pubblicato da su 26 marzo 2017 in Esistenza

 

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