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Scuola / Si inizia con valzer di prof, presidi in condominio e maestri con la valigia

06 Set

Valzer di docenti, scuole col preside in condominio e migliaia di maestre e prof meridionali con la valigia pronta per ritornare nelle proprie regioni. Almeno per un altro anno. A meno di due settimane dal suono della prima campanella, la scuola italiana è alle prese con i soliti problemi. Anzi, nell’anno in cui la Buona scuola del governo aveva promesso di far dimenticare il caos del passato, la situazione appare addirittura peggiorata. Il Paese è ancora una volta, scolasticamente parlando, spaccato in due. Al Nord saranno diverse migliaia le cattedre vacanti da assegnare a supplenti che non si sa bene dove trovare. Ma dovranno passare alcune settimane prima di inviare i docenti in classe. Mentre al Sud, a causa del pasticcio sui trasferimenti operati dal dispettoso algoritmo ministeriale, non è rimasto quasi nessuno spazio. Neppure le cattedre per coloro che vinceranno il discusso concorsone che procede a rilento.

Ma andiamo con ordine. In queste ore, gli uffici scolastici provinciali sono alle prese con una grossissima grana da cui dipende l’assegnazione di una considerevole fetta di docenti alle scuole: le assegnazioni provvisorie (incarichi provvisori di un solo anno anche fuori dalla propria regione). E’ approfittando di questa operazione sul personale che migliaia di docenti meridionali spediti al Nord dal ministero alcune settimane fa sperano di limitare al minimo i disagi di uno spostamento lontano da casa. Le domande inoltrate per le Assegnazioni interprovinciali sono 46mila, il grosso delle quali di docenti residenti al Sud. Ma i provveditorati, che devono esaminare le istanze, calcolare i punteggi e stilare le graduatorie, non possono contare sul cervellone ministeriale e dovranno fare tutto “a mano”. Una operazione che determinerà un balletto di docenti ormai più che annunciato. E che, specialmente in alcune realtà – come Napoli e Palermo – richiederà diversi giorni di lavoro da parte di uffici col personale ridotto all’osso.

Il fatto è che queste operazioni sono concatenate tra loro – un docente che trova posto a Napoli, magari e ne libera uno a Milano – e senza un quadro delle cattedre disponibili non è possibile proseguire con le immissioni in ruolo e con l’ultima operazione: le supplenze sui posti rimasti vacanti. Intanto, l’avvio dell’anno scolastico si avvicina – in tutte le regioni si partirà dal 5 al 15 settembre – e le operazioni sul personale docente sono ancora in alto mare. L’anno scorso le immissioni in ruolo si fecero a luglio. Quest’anno, tranne che per la scuola dell’infanzia che non è stata coinvolta più di tanto nel mega piano di assunzioni dell’esecutivo, di immissioni in ruolo non si parla neppure. Per questa ragione i sindacati della scuola hanno chiesto un incontro urgente al ministro Stefania Giannini.

Quando saranno completate, le assegnazioni provvisorie lasceranno migliaia di cattedre vacanti al Nord, dove le scuole avranno difficoltà a reperire gli insegnanti. Mentre nelle regioni meridionali, per ovviare con le conciliazioni ai tanti errori dell’algoritmo, sarebbero stati – la notizia non è mai stata ufficializzata, ma neppure smentita – utilizzati anche i contingenti per le immissioni in ruolo. Così, il ritardo del concorsone – giunto a poco più di 200 graduatorie (neppure definitive) pubblicate su quasi mille e 500 – si sta trasformando in un enorme vantaggio per il ministero che, al Sud, non saprebbe come assegnare le cattedre ai vincitori di concorso.

E non è tutto. Perché al caos sul personale occorre sommare quello sui dirigenti scolastici, sovraccaricati oltremisura questa estate e senza ferie all’attivo, che dovranno dividersi tra più scuole per garantire l’avvio della macchina scolastica. Sono quasi mille e 500 le scuole assegnate nei giorni scorsi in reggenza ad un preside che già ne gestisce un’altra di scuola: il 18 per cento del totale. Questo significa che il 36 per cento delle 8mi8la e 200 istituzioni scolastiche italiane avranno un preside da condividere, spesso con decine di plessi da seguire. Per Lena Gissi, della Cisl scuola, “gli effetti del caos mobilità fra pochi giorni si faranno sentire direttamente nelle scuole dove all’appello di molti collegi dei docenti ieri mancavano diversi professori, ancora in attesa di sistemazione. Al suono della campanella, saranno molti i posti senza un docente stabile e si attingerà più del solito dalle graduatorie dei precari. Altro che fine della supplentite”.

La gestione dirigista e confusionaria del Miur sta generando un clima di diffidenza e di rabbia che sta contaminando l’inizio dell’anno scolastico”, rincara Pino Turi a capo della Uil scuola. “In diversi uffici territoriali abbiamo assistito ad una situazione apocalittica, con decine di insegnanti che non sapevano dove sarebbero stati assegnati – tuona Mimmo Pantaleo, della Flc Cgil – Tutto questo era prevedibile per il modo improvvisato e autoritario in cui sono state gestite le operazioni del concorso, i trasferimento e la chiamata diretta dei presidi. Abbiamo anche assistito a conciliazioni-farsa e in molti casi a chiamata dei presidi con violazione della privacy e dei diritti costituzionali che si stanno ripercuotendo sull’avvio dell’anno scolastico”.

> Salvo Intravaia – 02/09/2016 – http://www.repubblica.it/

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Pubblicato da su 6 settembre 2016 in Scuola e Università

 

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