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Sempre più italiani, maschi, giovani: i nuovi poveri d’Italia secondo la Caritas

19 Ott

piatto«Il vento della ripresa economica sta soffiando anche per l’Italia: che si tratti di una brezza leggera o di un turbine, ancora non ci è dato di sapere». A leggere le parole – e soprattutto i dati – del Rapporto povertà 2015 di Caritas, il dubbio rimane. La povertà ha ancora molte facce, e non arretra. Più di 53 milioni di persone nell’Unione Europea non riescono a mettere insieme un pasto adeguato ogni due giorni. In Italia sono il 14,2 per cento della popolazione, con un incremento del 130 per cento in cinque anni. E cresce del 4,1 per cento la quota di italiani che si trovano a dover chiedere aiuto, tra mense e centri d’ascolto. Nel 2014, in Italia, a rivolgersi a una mensa Caritas per un piatto caldo sono state 191 mila persone, per un totale di oltre 6 milioni di pasti. Sono i dati presentati a Expo il 17 ottobre.

Nel nostro Paese le famiglie che non hanno denaro per garantirsi un cibo proteico almeno ogni due giorni sono il 14,5 per cento del totale. Nel Sud e nelle Isole la percentuale sale rispettivamente al 22,4 e al 24,4 per cento. E sono difficoltà che si vedono anche dalla spesa media mensile per il cibo. In netto calo dal 2007 ad oggi: da 453 euro mensili a 436. Ma confrontando i primi sei mesi del 2013 e quelli del 2015, spiccano prima di tutto due dati: l’aumento della quota di italiani, più 4,1 per cento. E quella più lieve degli uomini che si sono rivolti ai centri Caritas: più 2,8 per cento.

Tra gli stranieri sono due le nazionalità che prevalgono nettamente sulle altre, quella romena e quella marocchina, ciascuna con il 18 per cento del totale. Poi ci sono i cittadini provenienti da Albania (6,6%), Ucraina (5,0%), Nigeria (4,2%), Tunisia (3,5%). Le quote sulle nazioni di provenienza sono in linea con quelle della popolazione straniera in Italia. Con qualche differenza: marocchini, nigeriani e tunisini si trovano più spesso a dover chiedere aiuto. Cinesi, filippini e indiani – forse perché comunità economicamente più stabili – sono invece quasi assenti dagli interventi Caritas.

A spingere a chiedere aiuto alla Caritas sono stati due fattori strettamente connessi tra loro: la povertà economica (nel 54,6% dei casi) e i problemi occupazionali (nel 41%). Poi ci sono i problemi abitativi, che hanno coinvolto il 18,2% degli utenti. «L’invito ad agire è ora», ha commentato Mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana dal 2008 al 2014. «Il tema del diritto al cibo è quello che meglio corrisponde alle attese delle persone. E il messaggio del Papa di ieri, per la Giornata mondiale dell’alimentazione, ci dice che non possiamo accontentarci di generici appelli alle azioni».

Stefano Rizzato (nostro estratto) – 17/10/2015 – http://www.lastampa.it/

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Pubblicato da su 19 ottobre 2015 in Caritas

 

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