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Quando e come ci si consola con il cibo

06 Ott

mangiardivanoRabbia, tristezza, delusione, ansia. Sono questi gli stati d’animo che spesso inducono molte persone a buttarsi sul cibo che in questo modo non è più un semplice fornitore di carburante per il nostro organismo ma viene elevato ad autentica consolazione da sentimenti o situazioni negative. A volte, infatti, basta una discussione, un litigio, una sofferenza d’amore o semplici cambi d’umore per farci sentire il bisogno di mettere qualcosa sotto i denti. Mangiare non per necessità ma per consolazione può però rischiare di diventare una dannosa abitudine anche se si tratta di un gesto naturale: la connotazione emotiva del cibo risale all’infanzia quando, ad esempio, i genitori utilizzano alimenti gustosi e saporiti per ricompensare o tranquillizzare i figli. E così anche crescendo resta radicata in noi la convinzione che il cibo possa essere associato al piacere e magari anche a una condizione di relax, aspetto questo ulteriormente alimentato anche dagli spot pubblicitari.

Ma quali sono esattamente i sentimenti che inducono a mangiare non per soddisfare un reale desiderio di appetito ma piuttosto per dare sfogo alla frustrazione e trovare così una consolazione? Innanzitutto capita spesso di mangiare per semplice abitudine: si può trattare di un comportamento meccanico, non generato da necessità fisiche, dovuto al fatto che, ad esempio, ogni giorno siamo abituati a mangiare sempre alla stessa ora e finiamo per abituarci a farlo anche quando non sentiamo particolarmente lo stimolo della fame.

Ma il sentimento che per definizione stimola la cosiddetta fame nervosa è lo stress: in questo caso, infatti, il nostro corpo produce l’ormone cortisolo che alimenta il desiderio di cibi grassi e zuccherati. La fame nervosa può avere origine anche da semplici situazioni quotidiane: un litigio con una persona a noi cara o con un collega, l’ansia di non essere all’altezza di certe situazioni o a volte la mancanza di autostima possono indurci al bisogno di staccare e quindi di fare una pausa mangiando qualcosa. Sono in particolare eventi negativi a scatenare il desiderio di buttarsi sul cibo come un apprezzamento fisico non positivo, l’insoddisfazione e la frustrazione nei rapporti personali o sul lavoro, la delusione per qualcosa che non è andata secondo i piani.

Anche la noia spesso può giocare il suo ruolo: quando non si ha nulla da fare, mangiare diventa l’alternativa piacevole per ingannare il tempo e fare qualcosa. Naturalmente esistono possibili rimedi e soluzioni per evitare che lo sfogo sul cibo diventi dannoso: gli esperti consigliano ad esempio di mangiare lentamente e assaporare ogni boccone per evitare grandi abbuffate, portare il cibo alla bocca usando la mano non dominante e infine associare mentalmente l’alimento di cui ci viene voglia a qualcosa di non commestibile. Per contraollare la fame nervosa è utile anche fare qualcosa di appagante prima di mettersi a tavola in modo da non sfogare sul cibo l’ansia di gratificazione.

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Pubblicato da su 6 ottobre 2015 in Salute e Benessere

 

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