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Lavoro sempre più povero: la crisi ha ridotto la massa dei salari

19 Mag

lavoroIl mondo del lavoro ha subito un pesante colpo dalla crisi economica degli ultimi anni. Un colpo non tanto – e non solo – in termini di posti persi, quanto di perdita della massa salariale, quantificata in circa 1.218 miliardi di dollari in tutto il mondo. La stima è fatta dall’Ilo, l’organizzazione mondiale sul lavoro nel World Employement and social Outlook 2015 reso noto a Ginevra. Per farsi un’idea più precisa del danno basti pensare che la somma calcolata è pari all’1,2% della produzione mondiale e a circa il 2% dei consumi.

Il mondo del lavoro – si legge nel rapporto – sta cambiando profondamente, in un momento in cui l’economia globale non crea un numero sufficiente di posti di lavoro. Il dato globale della disoccupazione ha così raggiunto i 201 milioni nel 2014, oltre 30 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della crisi globale in 2008. Oltre alla riduzione della massa salariale globale dovuta al divario occupazionale, il rallentamento della crescita dei salari ha avuto conseguenze importanti anche sulla massa salariale aggregata. Ad esempio, si stima che nelle economie industrializzate e nell’Unione europea, nel 2013, il rallentamento della crescita dei salari durante e dopo i periodi di crisi abbia provocato una riduzione di 485 miliardi di dollari della massa salariale a livello regionale. L’aumento dei salari potrebbe avere benefici importanti sull’economia. Salirebbero, infatti i consumi e i livelli di investimento, e si stima che, colmando il divario occupazionale mondiale, il Pil globale aumenterebbe di 3.700 miliardi di dollari – pari ad un aumento della produzione mondiale del 3,6%. L’Ilo osserva inoltre che nel 2014, quasi il 73% del divario occupazionale mondiale era dovuto a un deficit dell’occupazione femminile, che rappresenta solo il 40% circa della manodopera mondiale.

Lo studio dell’Ilo evidenzia che solo un quarto dei lavoratori nel mondo ha un rapporto di lavoro stabile. I tre quarti dei lavoratori hanno infatti contratti temporanei o a breve termine, lavorano spesso senza nessun contratto, sono lavoratori autonomi o svolgono un lavoro familiare non retribuito, afferma lo studio. Secondo il World Employment and Social Outlook 2015 oltre il 60% dell’insieme dei lavoratori non ha un contratto di lavoro. La maggior parte di questi si trova nei paesi in via di sviluppo, svolge un lavoro autonomo o contribuisce a un’attività familiare, ma anche tra i lavoratori dipendenti solo il 42% ha un contratto a tempo indeterminato. La ricerca dell’Ilo rivela che illavoro dipendente, in aumento in tutto il mondo, rappresenta solo la metà dell’occupazione globale, con variazioni da regione a regione. È inoltre in aumento il lavoro a tempo parziale, soprattutto fra le donne. Le forme atipiche di lavoro possono aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro, ma lo spostamento che osserviamo del rapporto di lavoro tradizionale verso forme atipiche è, in molti casi, associato ad un aumento delle disuguaglianze e della povertà in diversi paesi, ha commentato il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder.

L’Ilo osserva che le disuguaglianze di reddito sono in aumento o comunque rimangono elevate nella maggior parte dei paesi. Una tendenza aggravata dalla diffusione di forme di lavoro temporaneo, dall’aumento della disoccupazione e dell’inattività. Durante l’ultimo decennio si è ampliato il divario di reddito tra i lavoratori a tempo indeterminato e quelli temporanei.

Secondo il rapporto, nonostante siano stati compiuti progressi in termini di copertura pensionistica, la protezione sociale – in particolare i sussidi di disoccupazione – rimane praticamente riservata ai soli lavoratori a tempo indeterminato. Per i lavoratori autonomi, anche le pensioni sono scarse: nel 2013, solo il 16% dei lavoratori autonomi ha versato contributi.

Raffaello Binelli – http://www.ilgiornale.it/http://www.msn.com/

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Pubblicato da su 19 maggio 2015 in La grande Crisi

 

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