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Lavoro, si cambia: le novità del Jobs Act

06 Dic

lavoroIl Senato ha approvato la fiducia sulla legge delega che riforma il lavoro, il cosiddetto Jobs Act, presentato per la prima volta l’8 gennaio 2014 dal governo. Tra le principali novità, le modifiche all’articolo 18, l’estensione degli ammortizzatori sociali, nuove regole per l’Aspi (l’indennità di disoccupazione), nuove norme sui controlli a distanza, introduzione del contratto a tutele crescenti e superamento di altre tipologie di rapporti lavorativi, fra cui le collaborazioni coordinate e continuative. Dopo il via libera, l’obiettivo è approvare entro dicembre i primi decreti delegati, a partire da quelli sul contratto a tutele crescenti per i neo assunti: nei primi tre anni, ad esempio, l’applicazione dell’articolo 18 non sarà completa, le tutele aumenteranno in base all’anzianità del lavoratore.

La nuova legge tocca l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, decisione che ha provocato una dura opposizione da parte dei sindacati e di settori della stessa maggioranza. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro sarà limitato ai licenziamenti “nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato” (saranno i decreti delegati a stabilire quali saranno queste fattispecie). Per i licenziamenti dovuti a motivi economici resta esclusa la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro. Previsto solo l’indennizzo, che sarà “certo e crescente con l’anzianità di servizio”. L’obiettivo del governo è quello di rendere questa la normale modalità di assunzione, sfoltendo la giungla di forme contrattuali. Grazie a sgravi fiscali assumere a tempo indeterminato sarà più conveniente per le imprese che però avranno meno vincoli per licenziare.

Viene alzata da 12 a 36 mesi la possibilità di prorogare i contratti a tempo determinato senza causale, per cui non è obbligatorio specificare il motivo dell’assunzione. La forza lavoro assunta con questo tipo di contratto non potrà essere più del 20 per cento del totale degli assunti. I contratti a tempo determinato si potranno rinnovare fino a un massimo di otto volte in tre anni. Salta l’obbligo di pausa tra un contratto e l’altro. Addio a co.co.co e co.co.pro. Con la nuova legge si riduce a due la tipologia di contratti possibili: un lavoratore potrà avere un contratto a tempo indeterminato o un contratto a tempo determinato. Altrimenti sarà un lavoratore autonomo.

La durata del trattamento di disoccupazione dovrà essere rapportata alla “pregressa storia contributiva” del lavoratore. Aumenta la durata massima – fissata a 18 mesi a regime nel 2016 – per quelli con le carriere contributive più rilevanti. Si vuole inoltre estendere l’Aspi ai collaboratori, mentre per chi si trova in una situazione di disagio economico potrebbe essere introdotta una ulteriore prestazione eventualmente priva di contributi figurativi.

>  AGR Redazione – http://www.msn.com

 
 

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