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Fobia o ansia sociale

22 Set

Pubblichiamo un articolo scritto da CROCETTA MORREALE, una nostra amica di Castrofilippo, in provincia di Agrigento. Comincia così la collaborazione di Concetta con l’Aggregazione, che ci auguriamo sia ricca, feconda e duratura. Grazie, Concetta, e benvenuta tra noi!

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Sappiamo bene che l’uomo per sopravvivere necessita’ di integrarsi, interagendo con l’ambiente circostante. L’interagire nella società rende ogni singolo individuo ”protagonista” di determinate situazioni ed esperienze, positive o negative, lasciando in entrambi i casi una ”traccia” nella propria vita. Nel caso di esperienze negative come umiliazioni, derisione, sottovalutazione da parte dell’adulto, (in particolar modo nell’età adolescenziale), può scatenare ciò che in psicologia viene definito fobia o ansia sociale.

La fobia o ansia sociale, indica uno stato persistente di ansia, timore, vergogna, dell’ individuo, nell’esteriorizzare il proprio pensiero in presenza di altri. I soggetti che soffrono di tale disturbo temono fortemente il giudizio negativo altrui; la paura di essere considerati imbranati, ridicoli, deboli, rende loro difficile compiere anche semplici gesti, come bere un bicchier d’acqua in compagnia di altri.
L’individuo fobico sociale, essendo perennemente in uno stato ansioso è pienamente convinto di essere incapace di gestire le proprie emozioni di paura o vergogna, pensando che chi lo circonda si renda conto del suo disagio. I sintomi che egli avverte sono principalmente: palpitazioni, tremore alle mani o alle gambe, sudorazione, malessere intestinale; nei casi più gravi, veri e propri attacchi di panico, associati ad una postura corporea dimessa.
In alcuni casi, chi soffre di fobia sociale, ancor prima di affrontare una ”situazione sociale”, sviluppa una fase di ansia ”antipreparatoria”, immaginando continuamente lo svolgimento di un determinato evento, peggiorando così ulteriormente il proprio stato d’ansia e creandosi un vero e proprio circolo vizioso.
E’ da tener presente che il disturbo fobico sociale e’ facilmente equivocabile con altre patologie. Pertanto, è necessario rivolgersi ad un medico-specialista; il medico avra’ modo di valutare, attraverso un dialogo con l’utente stesso, se si tratta di un disturbo generico o caratterizzato; analizzando vari fattori, ovvero genetici, psicologici o ambientali.
Tali fattori possono essere la causa scatenante di vari disturbi della personalità, come:
– Disturbo di panico: dove il soggetto evita di isolarsi, poichè la presenza di altri lo rassicura; il fobico sociale tende ad isolarsi.
– Disturbo di ansia generalizzato: il soggetto si preoccupa di far bella figura in presenza di altri.
– Disturbo schizzoide della personalità: l’individuo avverte il senso di solitudine causato dal mancato interesse nel creare relazioni sociali.
– Disturbo evitante della personalità: ha molti aspetti in comune con la fobia o ansia sociale; in entrambi i casi, il soggetto teme estremamente il giudizio altrui, evita situazioni sociali, ha una bassa autostima; il disturbo evitante della personalità si distingue in quanto il soggetto teme in modo pervasivo tutte le situazioni sociali.
La figura dello specialista, assume un ruolo importante non solo per una diagnosi ben precisa, ma anche per l’applicazione di trattamenti psicoterapeutici, associati in certi casi ad un trattamento farmacologico.
I trattamenti efficaci per il disturbo di fobia o ansia sociale, possono essere:
– Terapia comportamentale: è un trattamento basato sulla tecnica dell’esposizione graduale, consentendo al paziente di esporsi lentamente alle situazioni temute.
– Il social skill training o abilità sociali: è un trattamento di gruppo, avente come obiettivo incrementare delle competenze sociali (risolvere conflitti), acquisendo comportamenti personali, per affrontare rapporti interpersonali, temuti dall’individuo.
– Trattamento cognitivo-comportamentale: risulta essere quello più efficace per curare questo disturbo; esso richiede le seguenti procedure:
1) Formulazione di un piano terapeutico contenente obiettivi da condividere tra paziente e terapeuta (il paziente è chiamato a svolgere dei compiti a casa).
2) Riepilogo: dal passato al presente, iniziando da quando si è verificato il primo episodio, fino alla descrizione delle manifestazioni attuali.
3) Formulazione dello schema del funzionamento del disturbo: si analizzano gli episodi recenti di ansia sociale del paziente .
4) Interventi di tipo psico-educazionali: fornendo così informazioni sulla natura dell’ansia e della vergogna, sul loro ruolo nell’insorgenza e mantenimento del disturbo.
5) Interpretazione dei pensieri disfunzionali: interpretandoli attraverso delle tecniche come gli esperimenti comportamentali e il dialogo socratico.
6) Apprendimento di tecniche per gestire l’ansia (respirazione, rilassamento muscolare).
7)  Esposizione graduale di pensieri e stimoli  temuti, utilizzando la tecnica immaginativa ed intercettiva.

Queste tecniche possono essere applicate sia per un trattamento di gruppo che individuale; nel trattamento di gruppo, al paziente viene data la possibilità di confrontarsi con altri, avvertendo la sensazione di non essere il solo ad avere questo problema, quindi a non considerarsi ”anormale”.

>  Crocetta Morreale

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2014 in Psicologia

 

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