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Cos’è e com’è nata la Pasqua?

18 Apr

pasqMolti pensano che la Pasqua sia nata con la morte e resurrezione di Cristo, ma è una festa ben più antica di quanto immaginiamo. Oggi è facile sapere quando cadrà la Settimana Santa: basta guardare il calendario. Meglio ancora se abbiamo una di quelle agende bibliche che riportano già il giorno giusto! Ma non è stato sempre così.

Quando è nata la Pasqua, non c’era un calendario come quello che abbiamo oggi, chiamato calendario gregoriano (cristiano) – basato sul movimento della Terra. Gli ebrei utilizzavano una specie di calendario basato sulle stagioni dell’anno, noto come calendario lunare (ebraico) – basato sul movimento della luna.  La data della Pasqua venne definita, per gli ebrei, nel mese noto come Nisan, che era il periodo della primavera e della luna piena. In quell’epoca l’orzo era maturo. Era quindi il tempo di fare il pane con l’orzo vecchio affinché, una volta raccolto quello nuovo, il sapore di questo venisse esaltato. In primavera l’orzo migliore si trovava sulla sommità dei monti, per questo il pastore doveva portare le pecore a pascolare lì; ne approfittava, allora, per portare qualche fascio d’orzo a casa. Durante il duro viaggio, il pastore chiedeva aiuto a Dio perché proteggesse le sue pecore, e in forma di ringraziamento sacrificava una pecora al Signore.

Questa è la prima Pasqua, quando il pastore deve fare la peshah (passaggio) dalla pianura alla montagna e, come ringraziamento per l’aiuto di Dio nel “passaggio”, sacrifica un agnello. La seconda Pasqua è quella che ricordiamo il Sabato Santo. La Pasqua del “popolo eletto”. Qui teniamo presente il libro dell’Esodo (12, 1-18): si salverà solo chi avrà asperso il sangue dell’agnello sulla porta di casa e sarà in pace con il vicino. Che vuol dire “in pace con il vicino”? Il brano biblico dice che si trattava di dividere l’agnello con il vicino, ma gli ebrei avevano la cosiddetta “comunione di tavolo”: ci si sedeva a tavola con una persona solo se si era in pace con lei. È lo stesso principio della Messa, è salvo chi sta con Cristo (Agnello di Dio) e in pace con il prossimo. Non basta, però, essere asperso con il sangue e non nutrire sentimenti di inimicizia verso il prossimo. Bisogna uscire di casa e andare nel deserto, in cerca della terra promessa. Questa è la seconda Pasqua: esco dall’Egitto per recarmi nel deserto. È la peshah da un luogo sicuro a uno sconosciuto e pericoloso, che mi lascia solo una scelta: confidare in Dio.

La terza e definitiva Pasqua è quella che ha portato Cristo, l’Agnello di Dio. Ricordiamoci dell’inizio della celebrazione del Sabato Santo, quando il cero pasquale entra in chiesa. Cristo va davanti (come il cero), e tutti noi andiamo dietro. Va da solo, nell’oscurità, e noi seguiamo il Signore, perché sappiamo che non c’è alcuna voragine, solo oscurità. Lui è stato il primo. Questa è la peshah, il passaggio dalle tenebre alla luce, dal peccato all’amore supremo. Nella nostra vita siamo costantemente chiamati ad abbandonare le comodità di casa e a salire sul monte, a lasciare l’Egitto e a recarci nel deserto, a lasciare Nazareth e andare verso la croce. Ma questa non è la fine per noi che siamo cristiani. Andiamo sulla montagna ma scendiamo con un cibo nuovo, andiamo nel deserto ma arriviamo alla terra promessa, andiamo verso la croce ma risuscitiamo.

Le cose non sono sempre facili, ma Dio ci ha mostrato nel corso della storia – e ce lo mostra ancora oggi – che bisogna avere perseveranza e fedeltà nei Suoi confronti, e quando meno ce lo aspettiamo, un giorno nuovo sorgerà nella nostra vita.

(traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti)

> padre Thiago Pereira, SCJ – www.aleteia.org

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Pubblicato da su 18 aprile 2014 in Pasqua

 

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