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Psicologia del regalo: la grande differenza tra regalare e donare

19 Dic

soldi1Regalare e donare non sono sinonimi. Regalare, evoca l’idea della “regalità”, del tributo a chi merita un riconoscimento in quanto “regale”, dell’atto volto a riconoscere un merito o a compensare un debito verso qualcuno nei confronti del quale si debba manifestare riconoscenza. Così, per molti, non solo a Natale, il regalo rappresenta una sorta di dazio oggettuale da offrire così, perché si deve, a chi, tra familiari, amici e conoscenti, é reputato meritorio quasi per diritto naturale. Non é difficile accumulare sotto l’albero pacchetti di ogni sorta che, infatti, chiamiamo regali senza alcuna emozione, a parte il sollievo di una fastidiosa incombenza finalmente risolta. Dunque, sempre di più in tempi di crisi economica il regalo é il mero oggetto, la compera qualunque, magari la cosa che costa meno o l’ammennicolo vistosamente riciclato, tanto per onorare una relazione di poco conto, barcollante e al limite del formale. Oppure, con spirito di sacrificio, si regalano cose di lusso perfettamente anonime nell’intento vago e trafelato di colmare, almeno il giorno di Natale, i vuoti e le lacune affettive di una quotidianità distratta.

Donare é un’altra cosa. Donare viene da dare, dare nel senso più pieno e profondo: significa offrire in pegno qualcosa che testimonia amore e farlo in modo incondizionato, senza sentire di dovere nulla all’altro e senza nulla pretendere dall’altro. Il dono, a differenza del regalo, è un omaggio ai sentimenti, e non alla persona. È un dire attraverso un oggetto: “Io ti amo. Ti amo perché sei tu, e non perché è Natale, perché é il tuo compleanno, perché sei mio zio o perché, e che palle, passiamo la vigilia in famiglia”…Il dono sarà sempre più importante e più significativo dell’oggetto, indipendentemente dal suo valore economico, mentre il regalo resta spesso misero o anonimo, anche quando è molto costoso.

L’immensa differenza tra dono e regalo. Il regalo è quantitativo, il dono é qualitativo. Nell’ottica del regalo, bisogna comprare qualcosa, una cosa qualunque, magari appena decente, tanto per non fare brutta figura. L’obbligo percepito di spendere del denaro per quella o per quell’altra persona prelude alla pratica del riciclo, vituperata ma assurta da troppi a vera e propria olimpiade invernale.  Chi fa semplicemente regali, soffre, osserva con contrizione contabile ogni scontrino sputato dalla cassa e indugia nei negozi di quisquilie oppresso da un senso del dovere di livello ecumenico. Invece, chi dona sceglie l’oggetto come simbolo, con l’intenzione di trasmettere amicizia, stima e amore, come se queste ricchezze sapessero trasfondersi nel dono. Chi dà in modo incondizionato si impegna con le proprie risorse nella ricerca di ciò che saprà esprimere, senza troppe parole e nel modo più autentico, l’affetto che nutre per chi scarterà il pacchetto sotto l’albero.

Un Natale senza crisi. Molti possono regalare oggetti costosi ma vuoti di senso e, ancor più, chiunque può distribuire paccottiglie infiocchettate con quella foga natalizia lievemente ansiosa che tradisce la superficialità del messaggio appiccicato al pacchetto: “Tho! E buon Natale!”. Pochi, invece, sanno realmente donare, ovvero riescono a spezzare la logica dominante del regalo e a scegliere consapevolmente di inviare precisi messaggi di relazione attraverso gli oggetti donati: “Sei importante per me”, “Ti voglio bene”, “Ti amo”. La crisi economica non c’entra, perché il dono può essere una lettera scritta a mano, un dolce fatto in casa, la fotografia di un momento emozionante, una poesia, una canzone, un disegno. Al di là dell’esborso, una stessa cosa assume un grande valore se é donata, ma rimane un mero oggetto se é semplicemente regalata.

Con questa consapevolezza é facile capire che il disagio economico che da anni si aggrava sotto Natale può limitare soltanto la nostra capacità di pagare pegno al rituale dei regali ma non può compromettere la nostra capacità di donare a chi amiamo un simbolo di gioia e di profonda speranza d’amore.

>  Enrico Maria Secci, psicoterapeuta – http://www.tiscali.it

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