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Archivio mensile:giugno 2013

In Italia la laurea “paga” sempre meno

univers      In Italia la laurea aiuta sempre meno a trovare un buon lavoro, e gli studenti sono sempre meno interessati a conseguirne una. E’ quanto emerge dallo studio ‘Education at a glance’ dell’Ocse. Secondo i dati dell’organizzazione parigina, la differenza di remunerazione nel lavoro tra chi ha una laurea e chi ha solo un diploma in Italia si sta inesorabilmente riducendo: tra i lavoratori ‘senior’ (55-64 anni) chi ha un titolo universitario guadagna in media il 68% in piu’ di chi ne ha uno secondario superiore, ma tra i lavoratori under 35 questa differenza scende al 22%. In generale, sottolinea l’Ocse, in questa fase nel nostro Paese ”i giovani laureati trovano difficilmente un lavoro adeguato” al loro livello di competenze. Forse anche per questo, tra gli studenti medi superiori diminuisce l’interesse per l’istruzione universitaria: secondo i dati raccolti tra i quindicenni tramite questionari Pisa, tra il 2003 e il 2009 la percentuale di quelli che puntano a ottenere una laurea e’ scesa di 11 punti, dal 52,1% al 40,9%.
Parallelamente, l’aumento del tasso di ingresso all’università, che era stato rilevante nei primi anni Duemila, si è arrestato: dal 39% del 2000 la percentuale di giovani suscettibili di iscriversi a un percorso di formazione accademica era balzata al 50% nel 2002 e al 56% nel 2006, ma è poi riscesa al 48% nel 2011. Nonostante ”dieci anni di austerità”, una spesa per studente sostanzialmente ferma tra il 1995 e il 2010 e un aumento del numero di alunni per docente, la scuola italiana continua a garantire performance stabili in materia di apprendimento. L’Italia, scrive l’Ocse, ”e’ l’unico Paese dell’area Ocse che dal 1995 non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria”, cresciuta di appena lo 0,5% in termini reali su 15 anni, contro una media che supera il 60%.

      La spesa per studente italiana resta comunque appena superiore alla media Ocse per le scuole primarie, e in linea con la media per le secondarie. La situazione è opposta, invece, per l’istruzione universitaria, dove l’Italia ha aumentato la spesa complessiva per studente del 39%, contro una media Ocse del 15%. Il merito di questo risultato, sottolinea il rapporto, è però ”ampiamente riconducibile” a un incremento ”dei finanziamenti provenienti da fonti private”, e non dei fondi pubblici destinati al settore. Inoltre, nonostante l’aumento, la spesa per studente universitario in Italia resta inferiore alla media (9.580 dollari contro 13.528). Tra il 2005 e il 2010, scrive sempre l’Ocse, sono stati ”conseguiti risparmi nei settori dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado aumentando il numero di studenti per insegnante”, in particolare attraverso ”un moderato aumento del numero di ore annue di insegnamento” per i docenti, e ”una simultanea diminuzione delle ore di istruzione per gli studenti”.
Tale cambiamento, sottolinea l’organizzazione parigina, non ha ”compromesso i risultati dell’apprendimento”, misurati dai test Pisa, che restano ”stabili nelle competenze di lettura (rispetto al 2000) e sono migliorati significativamente in matematica (dal 2003) e in scienze (2006)”. Gli insegnanti italiani sono in media più anziani e meno pagati dei colleghi dell’area Ocse. ”L’Italia dispone del corpo insegnante più anziano tra i Paesi dell’Ocse”, spiega lo studio, secondo cui nel 2011, il 47,6% dei maestri elementari, il 61% dei professori delle medie inferiori e il 62,5% di quelli delle superiori aveva più  di 50 anni. Inoltre, dice ancora l’Ocse, ”negli ultimi anni un numero relativamente limitato di giovani adulti è stato assunto nella professione di insegnante”. Sul fronte della retribuzione, i docenti italiani percepiscono salari che ”tendono a essere inferiori rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Ocse”. Tale differenza è limitata a inizio carriera (29.418 dollari per un prof italiano, contro 31.348 di media dei 34 membri dell’organizzazione), ma si amplia con il procedere dell’esperienza lavorativa (36.928 dollari per un prof italiano con 15 anni di anzianità, contro 41.665 di media Ocse).

>  www.msn.com

 
 

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Banca del Tempo di FederVita

imm bdtLa Banca del Tempo è una innovazione sociale che attiva una rete di solidarietà fondata sullo scambio, alla pari di prestazioni capaci di soddisfare bisogni legati alla vita quotidiana. Un modo per riorganizzare la rete di reciproco aiuto, tipica dei rapporti di buon vicinato. All’interno del sistema locale di scambi si regolano le transazioni mediante addebito ed accredito di una moneta creata per il sistema. Partecipando alla Banca del Tempo si ottengono prestazioni che permettono di soddisfare piccoli bisogni immediati, ma il risultato più ampio e duraturo consiste nella ricostruzione di reti sociali e solidali sul territorio.

La Banca del Tempo della Vita è un progetto sperimentale che FederVita intende attivare attraverso alcuni nuclei locali di giovani che intendono promuovere il volontariato di tutela della vita. Si tratta, in poche parole, di costituire un gruppo promotore della nascita della Banca che porti avanti questo progetto nelle scuole e tra i giovani. Chi aderisce al progetto Banca del Tempo offre del proprio tempo libero e i propri talenti, in un primo momento, a favore di compagni di scuola o amici che hanno qualche particolare bisogno. In un secondo momento, La Banca del Tempo può estendersi all’associazione Cav o Mpv per piccoli servizi di volontariato, destinati indirettamente o direttamente alle famiglie assistite. Tutte le ore realizzate vengono certificate ai fini di ricevere crediti formativi.

Per ulteriori informazioni e partecipazioni, rivolgersi all’Aggregazione Atlantide – tel: 389.1963299

//  AggregAtlantide  //

 
 

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Il suicidio negli adolescenti: gli indicatori per individuare i casi a rischio

giovani_644L’atto di togliersi la vita è un gesto che lascia in chi vive l’amaro in bocca soprattutto se chi decide di compiere questo gesto è un adolescente. Si cerca allora di ripercorrere la vita del giovane per cogliere eventuali fratture che si sarebbero potute interpretare come richieste d’aiuto silenziose e permettere a qualcuno di intervenire in tempo. Gli adulti spesso tendono a minimizzare i problemi relazionali degli adolescenti perché si pongono da un’altra prospettiva. Avendo anni di esperienza alle spalle, l’adulto tende a valutare la vita dei giovani nella sua evoluzione verso il futuro, perdendo di vista le difficoltà nel presente che un ragazzo può vivere come insormontabili. È difficile per un giovane non tenere conto del giudizio dei coetanei che, quando porta all’emarginazione, genera una sofferenza che può sfociare in atteggiamenti di chiusura e ripiegamento su di sé oppure in atti impulsivi e decisioni avventate (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Talvolta l’emarginazione e l’isolamento, magari portati all’esasperazione, sono motivi sufficienti per indurre un giovane al suicidio. Può capitare che un ragazzo che non segue il gruppo, ma che se ne discosta, sia emarginato. Può essere il caso, ad esempio, di giovani intellettualmente dotati, interessati alla cultura, poco attratti dai passatempi dei compagni e non attenti alle mode. Essi scelgono di essere se stessi fino in fondo, ma scoprono con il tempo che è anche la strada più difficile da percorrere. Non seguire la massa, ma differenziarsi, soprattutto in un’età come l’adolescenza, richiede grande autostima e forza interiore che un giovane ancora non possiede in maniera tale da riuscire ad affrontare un gruppo di pari che gli si schiera contro.

Nell’adolescenza, l’identità che si aveva in qualità di bambini deve essere abbandonata per acquisirne un’altra, ma in questa fase di transizione si è più fragili e si cerca l’approvazione del gruppo o di un amico con il quale si condividono gusti e interessi. Se il gruppo non c’è o è ostile o se manca il conforto di un amico, il livello di vulnerabilità aumenta, anche perché è più facile che un adolescente confidi la sua disperazione ad un amico piuttosto che ai genitori. Per questo motivo, pensando ad un intervento rivolto ai ragazzi a rischio, sarebbe auspicabile inserire maggiori spazi di condivisione delle idee e dei problemi così da sensibilizzare i giovani ad un mutuo aiuto. Indubbiamente non è facile trovare in un ragazzo i segnali che funzionino da campanello d’allarme per chi gli vive accanto. Il giovane, che magari già aveva manifestato indicatori di disagio, può agire d’impulso sull’onda di una forte emozione negativa o della sensazione di un fallimento irrimediabile e mettere in atto il comportamento suicida. Dalle statistiche emerge che circa il 70-75% dei giovani invierebbe nel periodo che precede il suicidio alcuni segnali che, se colti, potrebbero salvarli. Possono ad esempio confidare ad amici, a volte ai familiari, di voler morire. Questi segnali sono una tacita richiesta d’aiuto spesso sottovalutata (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009).

Proviamo ad elencare alcuni stati di difficoltà che non sono necessariamente precursori di un suicidio, ma dovrebbero essere considerati con attenzione da parte dell’adulto in quanto sono comunque indicatori di disagio: comportamenti ostili e aggressività manifesta, consumo di alcol e droga, assenza di coinvolgimento, di partecipazione emotiva e atteggiamenti passivi rispetto alle attività quotidiane e alle relazioni, cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel sonno, paura della separazione (ad esempio: la fine di un rapporto sentimentale, il divorzio dei genitori), difficoltà di concentrazione, brusco cambiamento della personalità (ad esempio, una ragazza normalmente gioviale che all’improvviso si chiude in se stessa e non esce più), improvvisi cambiamenti di umore (fasi di intenso cattivo umore si alternano a momenti di grande entusiasmo), comportamenti a rischio (alcuni giovani si lanciano in azioni spericolate sfidando troppo da vicino la morte), drastico abbassamento del rendimento scolastico e della motivazione allo studio, perdita o mancanza di amici.

elisabetta rotriquenzVi sono poi alcuni fattori che, con alla base alcuni degli indicatori precedenti, possono far presagire il rischio di un suicidio: perdere una persona cara, vivere con un senso di totale impotenza come se nulla abbia più importanza, essere ossessionati dalla morte, scrivere le proprie ultima volontà (Oliverio Ferraris e Zaccariello, 2009). In conclusione, ci sono fattori scatenanti e fattori predisponenti che, sommandosi e potenziandosi, finiscono per creare una miscela esplosiva. È importante che non soltanto gli adulti, ma anche i ragazzi, conoscano questi segnali e vi prestino attenzione. Spesso, infatti, gli amici e i coetanei si trovano nella posizione migliore per notarli e salvare la vita di una persona cara. D’altra parte si può chiedere aiuto in tanti modi, anche solo con gli occhi, silenziosamente.

>  Elisabetta Rotriquenz, psicoterapeuta – http://www.tiscali.it

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2013 in Mondo giovanile

 

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Avanzare

l'unico Blog ufficiale di Gabriele La Porta

È naturale rallegrarsi di aver riportato un successo, ma sfortunatamente – o fortunatamente – è altrettanto naturale che dopo qualche tempo quel successo non sia più sufficiente poiché fa già parte del passato, e occorre trovare una nuova ragione per continuare ad avanzare con la stessa convinzione verso un altro obiettivo. L’unico modo per sottrarci alla sensazione di inutilità e di vuoto che segue alla realizzazione dei nostri progetti consiste dunque nel prefiggerci un traguardo lontano, così lontano che non lo raggiungeremo mai.
Voi pensate: «Tendere verso qualcosa di impossibile, di inaccessibile… Perché? È nella realizzazione che risiede il senso della vita!» No. Il senso della vita si trova nella ricerca di ciò che è eternamente irrealizzabile, inaccessibile! Questa aspirazione a qualcosa che come l’orizzonte sembra allontanarsi via via che avanziamo, permea la nostra coscienza, il nostro subconscio e la nostra coscienza superiore, mobilita tutte le nostre energie e ci…

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Pubblicato da su 23 giugno 2013 in Ospiti

 

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Etna patrimonio dell’Unesco

etnaCATANIA – Arriva dalla capitale della Cambogia, Phnom Penh, la “promozione” dell’Etna a sito patrimonio mondiale dell’Unesco. Uno dei vulcani “più emblematici e attivi del mondo e il più importante in attività – da 2700 anni – in Europa”, così il comitato dell’organizzazione delle Nazioni Unite l’ha definito.
Il longevo vulcano vanta “una delle storie documentate di vulcanismo più lunghe del mondo”. “I crateri della vetta, i coni di cenere, le colate e le grotte di lava e la depressione della Valle del Bove ne fanno una destinazione privilegiata per la ricerca e per l’istruzione”, scrive ancora l’Unesco, che nota come continui “ad influenzare la vulcanologia, le geofisica ed altre discipline della Terra”.
“La sua notorietà, la sua importanza scientifica e i suoi valori culturali e pedagogici sono d’importanza mondiale”, attesta il “verdetto”. La zona classificata dall’Unesco come patrimonio mondiale fa parte del Parco dell’Etna creato nel 1987. Fino ad ora sono 962 i siti iscritti in 157 Paesi. Tra quelli che hanno chiesto l’ammissione per il loro “valore universale eccezionale” figurano, tra gli altri, le Ville e i giardini medicei in Italia, il monte Fuji in Giappone e la città di Agadez in Niger.
L’inserimento dell’Etna era stato annunciato il 3 maggio scorso dal Ministero dell’Ambiente dopo che il Ministero degli Affari Esteri aveva comunicato l’esito positivo della valutazione da parte dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), che aveva riconosciuto “l’importanza scientifica ed educativa, l’eccezionale attività eruttiva e l’ultra-millenaria notorietà del vulcano, icona del Mediterraneo”.
La candidatura era stata ufficializzata nel marzo dello scorso anno dal direttore generale del ministero dell’Ambiente Renato Grimaldi che, dopo averne ricevuto formale comunicazione dal direttore del Centro del patrimonio mondiale Unesco di Parigi, l’indiano Kishore Rao, aveva informato il Parco dell’Etna. A proporre la candidatura (la prima in assoluto di un parco italiano tra i siti naturali) era stato lo stesso Parco, che preparò anche un relativo dossier, poi fatto proprio dal ministero dell’Ambiente, poi presentato formalmente al centro del Patrimonio mondiale.
Ad effettuare la missione sull’Etna per la valutazione tecnica sulla candidatura era stato, nell’ottobre del 2012, il geografo tedesco dell’Iucn Bastian Bertzky. Al termine della missione aveva detto: “L’Etna è davvero fantastica, è entrata nel mio cuore, ho trascorso qui un periodo meraviglioso”.
Con la sua altezza di oltre 3.300 metri l’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa. Con la sua circonferenza alla base di oltre duecento chilometri domina tutta la zona a nord della città di Catania. Nacque da una serie di eruzioni sottomarine che, secondo recenti studi geologici, si susseguirono dapprima sulla costa jonica della Sicilia per spostarsi poi progressivamente sempre più a nord riempiendo quello che gli studiosi definiscono il “Golfo pre-etneo”: una enorme rientranza costiera con epicentro dove sorge ora la città di Catania.

>  www.lasiciliaweb.it

 
 

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Giornata Mondiale del Rifugiato 2013

COMUNICATO  STAMPAgiornata mondiale rifugiato

20/21/22 giugno – Giornata Mondiale del Rifugiato
Nei Comuni di Montevago e S. Margherita di Belice l’Accoglienza va al di là dell’Emergenza

Il 20 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata del Rifugiato, istituita nel 2000 come occasione per ricordare la condizione di milioni di persone, in tutti i continenti, costrette a fuggire dai loro Paesi e dalle loro case a causa di persecuzioni, torture, violazioni di diritti umani, conflitti.
In Italia è attivo dal 2001 il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) che è composto dalla rete degli enti locali che, con il prezioso contributo delle realtà del terzo settore, realizzano interventi di accoglienza per quanti arrivano sul territorio italiano in cerca di protezione internazionale. Nel 2012, gli Enti locali di S. Margherita di Belice e Montevago, insieme alla Soc. Coop. Soc. “Quadrifoglio”, hanno attivato n. 3 progetti territoriali di accoglienza, mettendo a disposizione dello SPRAR n. 18 posti di accoglienza, destinati a maggiorenni richiedenti asilo e rifugiati.
«Perché organizzare la Giornata mondiale del rifugiato?… Per far conoscere i problemi per i quali abbiamo lasciato i nostri paesi e le nostre famiglie» racconta un richiedente asilo.
L’accoglienza integrata garantisce inoltre servizi di orientamento, informazione e accompagnamento verso la riconquista di un’autonomia perduta e con l’obiettivo di rinforzare le opportunità di integrazione delle persone.
Per la ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato sono previste iniziative volte a creare momenti d’incontro tra la cittadinanza e i rifugiati, nonché a stimolare riflessioni circa: 20 giugno, 17.30: Incontro interreligioso “L’accoglienza oltre l’Emergenza”, Villaggio Trieste, Montevago. 21 giugno, 21.00: Quadrangolare “Sport e razzismo: diamo un calcio all’intolleranza”, Campo Sportivo Comunale, S. Margherita di Belice. 22 giugno 17.00: “Festa interculturale” con stand di sartoria sociale (Palazzo Sacco) cucina etnica, stand informativo, attività culturali e musicali, I° Cortile del Palazzo Filangeri Cutò, S. Margherita di Belice.
Vi aspettiamo!

 
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Pubblicato da su 19 giugno 2013 in Associazioni

 

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Family Day Palermo – Comunicato stampa e Adesioni

FDpa 4COMUNICATO STAMPA

Palermo, 17 giugno 2013 – Si svolgerà nel capoluogo siciliano, sabato 22 e domenica 23, in concomitanza con il Gay Pride nazionale, il “Family Day Palermo – Giornata della Famiglia”; una manifestazione, sostenuta e promossa da oltre 40 realtà laiche, cattoliche ed evangeliche, che mette al centro la famiglia naturale fondata sul matrimonio, cioè sull’unione legittima tra uomo e donna. La due-giorni, ospitata nell’oasi verde del Parco Ninni Cassarà, vedrà alternarsi performance di strada, spettacoli musicali e teatrali, presentazione di libri, interventi e tavole rotonde, incentrati sul tema della famiglia e della tradizione siciliana (su tutti, il cantastorie e l’Opera dei pupi), il tutto in un clima pacifico e di festa.

«Difendere la famiglia, oggi sempre più penalizzata, non vuol dire discriminare gli omosessuali – afferma Filippo Campo, presidente del Comitato organizzatore – che, in quanto cittadini, hanno gli stessi diritti e doveri di tutti noi, ma, molto semplicemente, rivendicarne i diritti, così come garantiti dall’articolo 29 della stessa Costituzione. Noi riteniamo che, al contrario, sarebbe un’ingiusta discriminazione nei confronti del matrimonio e della famiglia, attribuire al fatto esclusivamente privato dell’unione tra persone dello stesso sesso un inedito status di diritto pubblico»

«Poiché il Gay Pride nazionale ha come suo ultimo scopo, espressamente dichiarato, l’equiparazione legale delle unioni omosessuali al matrimonio che, come abbiamo visto in Francia, è tutt’uno con il diritto all’adozione, abbiamo ritenuto essere nostro diritto/dovere dare vita ad un Comitato popolare che – prosegue Campo – , facendo tesoro della grande mobilitazione popolare che ha coinvolto milioni di francesi, si facesse portavoce di quello che è il comune sentire di tantissimi siciliani e italiani: il matrimonio non può che essere costituito, per sua natura, dall’unione legittima tra un uomo e una donna. Invitiamo i papà e le mamme con i loro figli – ha concluso il presidente del Comitato Family Day Palermo – a partecipare alla loro festa, nello spirito di una due giorni di impegno civile e di testimonianza».

>  Family Day Palermo – Ufficio Stampa

ufficiostampafamilydaypalermo@yahoo.it – 347.0609130 – 333.6584701

AGGREGAZIONE GIOVANILE ATLANTIDE – S. Margherita di Belice – Montevago fdp adesioni(AG)
Associazione “Azione e Tradizione” – Modugno (BA)
Associazione culturale “Evita Peron”
Associazione culturale “Terre di Aci” – Aci S.Antonio (CT)
Associazione di Impegno Culturale e Sociale “Agon” – Palermo
Associazione “Famiglia è Libertà”
Associazione “Fraternità S. Pio X”
Associazione “Giovani e Tradizione” – Acireale
Associazione “Gioventura Piemontèisa”
Associazione “Gruppo Lot, Regina della pace”
Associazione “Inter multiplices Una Vox”
Associazione internazionale “Europei per La Manif, Nuova Realtà Europea Dodici Stelle” – Matera
Associazione ” S. Michele Arcangelo” – Palermo
“Azione Katéchon” – Roma
Campagna “S.O.S Ragazzi” – Roma – Palermo
Chiesa Apostolica in Italia – Catania
Chiesa del Nazareno – Catania
Chiesa Cristiana Evangelica di via Glauco, Catania
Chiesa Cristiana Evangelica Filadelfia – Catania
Chiesa Cristiana Evangelica “Hosanna”  – Catania
Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale “Il Buon Pastore” – Montepalma, Misterbianco,
Chiesa Cristiana “La Parola Vivente” – Comiso (Circuito RHEMA Sud Italia)
Chiesa Cristiana Missionaria Internazionale “Comunità Acquaviva”  – Catania
Chiesa Evangelica “Gesù Cristo è il Signore” – Catania
Chiesa Evangelica Internazionale “Lode e Celebrazione” S. Agata li Battiati
Comitato “No 194″
Comitato Pastorale di Catania  ACME  – Catania
Comunità Cristiana “DIO con NOI” – Gela (Circuito RHEMA Sud Italia)
“Congregazione dei templari di S. Bernardo”
“Corsiadeiservi.it”
“Ekklesia Comunità Cristiana del Pieno Vangelo” – Gela (Circuito RHEMA Sud Italia)
”Européens pour La Manif – Europei per La Manif  Dodici Stelle” –  Matera
“Fondazione Lepanto”
GIM Gioventù in Missione – Piedimonte Etneo
”Il settimanale di Padre Pio”
“Maipiucristianofobia.org”
“Manif pour tous” – Vicenza
“Millennium.org”
“Movimento Cristiano Lavoratori” – La Spezia
“RadioSpada.org”
“Riscossa Cristiana.it”
“Siciliacristiana.eu”

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2013 in Family Day Palermo

 

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