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Archivio mensile:agosto 2012

Be Happy! 2012 – Festa dei Giovani

 
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Pubblicato da su 28 agosto 2012 in Be Happy! 2012

 

“oltre la Crisi… una nuova Solidarietà”

Crisi. Una parola che ormai da troppo tempo è sulla bocca di tutti e indica lo stato di salute del mondo intero. C’è la crisi. E, di solito, si fa riferimento al livello finanziario che, per molti, si è notevolmente abbassato. Tante famiglie hanno difficoltà economiche, molte aziende chiudono le attività e altre comunque licenziano; troppe persone, e in buona parte giovani, non trovano lavoro. Questa crisi è diventata pesante, perchè è economica, finanziaria, occupazionale e abbastanza lunga. Investe la quotidianità di tutti, obbliga a modificare scelte e abitudini anche consolidate e sfida le capacità di ciascuno a trovare soluzioni. E’ anche una crisi ingiusta, perché non solo alimenta le disparità sociali, ma addirittura le aumenta. In alcuni casi, mortifica la dignità e il pudore delle persone semplici e corrette; in altri, è causa di vere tragedie familiari e sociali. Nel frattempo, quanti detengono le chiavi del potere guardano alla crisi come il problema degli altri, mentre la categoria dei furbi è in grande aumento. Corruzione, illegalità, trasgressione, spavalderia, spudoratezza, prevaricazioni;  ma anche omicidi, suicidi, devianze di vario genere, mercificazione di ogni cosa,… Questa crisi è ingiusta e immorale. All’origine di tutto c’è il venir meno di valori e ideali che nella loro applicazione hanno la forza di tenere in piedi una società, con i suoi principi e le sue regole di sana convivenza.

Ecco perché la soluzione non può dipendere solamente da direttive economiche, ma da una rinascita culturale degli uomini. Di fronte ad una crisi di questo genere, è necessario riconoscere la necessità urgente di andare oltre i mille muri che abbiamo eretto fra noi e procedere con la volontà di costruire forme di collaborazione e sinergia. Unire le intelligenze e realizzare progetti insieme. Costruire armonia nei vari ambiti sociali: compagnie, famiglie, luoghi di lavoro, associazioni,… Il metodo più efficace per superare la crisi, riteniamo sia una rinnovata solidarietà fra le persone, poiché nell’aiuto reciproco si ritrovano le energie per individuare le soluzioni migliori.

L’Aggregazione

 
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Pubblicato da su 27 agosto 2012 in Be Happy! 2012

 

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Be Happy! 2012

 
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Pubblicato da su 13 agosto 2012 in Be Happy! 2012

 

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I “T.A.D.” al Be happy! 2012

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2012 in Be Happy! 2012

 

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Nè indignati, nè rassegnati

Perché soltanto in questo modo possiamo contribuire a superare la crisi globale che coinvolge la nostra società e la vita di ciascuno di noi.

Occorre pensare ed agire in modo creativo e non distruttivo.

Vivere senza ideali e senza regole, pensando che ciò possa essere libertà, significa illudere se stessi e ritrovarsi vuoti e insoddisfatti.

Se vogliamo costruire una società forte, non possiamo fondarla sulla sabbia dell’egoismo, dell’inimicizia, della disonestà e della spudoratezza, ma dobbiamo edificarla sulla roccia di valori veri e comuni, quali il rispetto dell’altro, l’onestà, il pudore e la libertà intesa nel suo senso più profondo.

Noi giovani possiamo fare la differenza: il futuro si gioca nel presente, dipende dalle nostre scelte. L’indifferenza e il fascino dell’evasione alienano e avviliscono.

Per primi dobbiamo vivere nella quotidianità quei valori che vorremmo fossero la roccia su cui costruire l’oggi, a partire da un cambiamento profondo, da una piena conversione.

L’indignazione e la rassegnazione indicano una staticità che non può caratterizzare una gioventù che vuole gridare al mondo la voglia di una vita piena e realmente appagante.

Questo è il nostro tempo ed è oggi che dobbiamo rendere la nostra vita un capolavoro e un dono per gli altri!

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2012 in Be Happy! 2012

 

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Premio Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2012 in Eventi

 

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Generazione spread

Ci sono in Italia oltre due milioni di giovani che non stanno né studiando né lavorando. Un dato in forte crescita – non solo nel nostro Paese, perché il fenomeno dei cosiddetti né-né, o neet in inglese, è una piaga diffusa in tutta Europa – che non si spiega solo con la lunga crisi economica che sta mettendo a dura prova la tenuta sociale del Vecchio Continente. E ci sono ormai oltre 36 giovani su 100, cioè più di uno su tre nella fascia 18-24 anni, che nel nostro Paese cercano un lavoro, ma non lo trovano.  Questo sì in gran parte a causa della crisi economica, eppure non solo per questo.
E’ evidente che le ragioni di un malessere così diffuso e di una condizione così grave, peraltro non in via di assorbimento in tempi rapidi, dopo cinque anni di crisi finanziaria ed economica praticamente ininterrotta, non possono essere ricercate esclusivamente nella caduta degli indici. Una crisi del lavoro così forte, così lunga e difficile da risolvere, non può che essere l’effetto di limiti oggettivi e concreti del ciclo economico, ma allo stesso tempo origine a sua volta di quelle difficoltà, in un circolo vizioso nel quale causa ed effetto finiscono per avvitarsi pericolosamente.
La crisi genera carenza del lavoro, la fragilità del senso del lavoro amplifica la crisi. La flessibilità porta insicurezza, la sfiducia aumenta la precarietà. “Generazione spread”, la si potrebbe chiamare. Dove nel deserto delle offerte, il differenziale da colmare può essere anche quello tra la dimensione del sacrificio e la sfida di imparare a governare la condizione di flessibilità. I fattori decisivi sono da ricercare in buona parte nel percorso formativo e di orientamento. Un terzo degli studenti italiani oggi abbandona la scuola superiore statale e ben il 20% possiede la sola licenza media. Un dato preoccupante se accostato al forte aumento di iscrizioni ai licei, che ormai riguarda un giovane su due. Si aspira cioè all’università, ignorando percorsi professionali intellettualmente meno ambiziosi, ma alla prova dei fatti il traguardo più alto viene raggiunto solo in pochi casi: risultano così inevitabilmente in calo i giovani che si iscrivono all’università, scesi dal 73% del 2003 al 63% del 2009, e di quelli che arrivano a discutere la tesi, solo il 20% tra i 30 e 34 anni. Insomma: pochi giovani preparati ai lavori manuali, pochi laureati, e un sistema scolastico che continua paradossalmente ad assicurare sbocchi occupazionali post-laurea più ai figli dei ricchi che a quelli delle famiglie bisognose, negando il merito e fallendo l’obiettivo dell’uguaglianza nelle opportunità. Con un’età di ingresso nel mondo del lavoro che cresce inesorabilmente.
A dominare è stato allora un modello che ha trascurato la ricerca della qualità nella destinazione delle risorse e che ha educato più al mito dell’arricchimento fine a se stesso, anziché formare al lavoro come opportunità per trasformare la realtà. Che sia stato anche questo uno dei fattori che ha alimentato la crisi è ormai evidente.

> Massimo Calvi – Avvenire 29/07/2012

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2012 in La grande Crisi

 

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