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Archivio mensile:febbraio 2012

Gioco d’azzardo, vera emergenza sociale

Il gioco d’azzardo è una «emergenza sociale», una «piovra che allunga i propri tentacoli promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto». Parole dure, quelle usate ieri mattina dall’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nell’intervento che ha pronunciato al termine del convegno “Gioco d’azzardo ed usura” «Quando si bruciano le risorse, inseguendo il miraggio della vincita – ha detto il porporato – resta solo la cenere e, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per i propri cari». Il cardinale ha poi parlato della «falsità sistematica di certe pubblicità» spiegando che «è forma delittuosa che uccide il modo corretto di pensare ed agire, è un attentato alla nostra società». Quella del gioco, ha aggiunto, è una emergenza che riguarda tutti e che non guarda in faccia nessuno, ma che è particolarmente insidiosa per le nuove generazioni.

«I minorenni hanno la vita davanti. Se cominciano così, dove vanno a finire?». Durante il convegno si è parlato anche della campagna “Il progetto giovani e gioco”, per la sensibilizzazione alla cultura del gioco legale e responsabile, promossa dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato. Tale iniziativa, hanno spiegato i relatori, veicola ai ragazzi il messaggio che chi non gioca è un “integerrimo bacchettone”. Tranchant, a questo proposito, il giudizio di Bagnasco: «La menzogna va sempre dichiarata tale». Il cardinale ha poi ricordato che l’azzardo «illude» ed è un «fattore non indifferente del malessere generale e di destabilizzazione sociale». Ha quindi invitato ad impegnarsi per una cultura più umana e per «una società educante» perché «siamo legati gli uni altri». Infatti, «ogni comportamento personale ha risvolti anche sul piano sociale e ricade, prima o dopo, su tutti». Da qui l’esortazione a superare le «storture culturali ed educative che, se non riprese e corrette con decisione e unitariamente, coltivano illusioni devastanti a cui seguono infelicità e depressione non solo dei singoli, soprattutto delle giovani generazioni, ma della società intera».

Tra queste storture prima di tutto «il mito della vita facile e gaudente, come se la disciplina, la fatica e l’impegno quotidiano fossero cose superate d’altri tempi, magari oggetto di irrisione». Bagnasco ha poi rinnovato l’appello affinché «la famiglia non sia lasciata sola dalla società, né nel compito educativo né nelle sue dinamiche interne che devono trovare, all’occorrenza, delle interlocuzioni appropriate» e l’auspicio affinché «l’intera società diventi educativa».

Introducendo i lavori del convegno, il presidente della Fondazione antiusura Santa Maria del soccorso di Genova, monsignor Marco Granara, ha affermato che «la politica non ha solo da risanare bilanci amministrativi, ma da verificare le emergenze morali legate alle quali non ci sono solo le direttive qualitative del vivere sociale ma la stessa economia del Paese». Maurizio Fiasco, sociologo della Consulta nazionale Fondazione antiusura di Roma ha ricordato invece che «il gioco d’azzardo di massa non è un male necessario ma una perdita secca per tutti, famiglie, economia e fiscalità dello Stato». Quest’ultimo «ricava sempre meno miliardi a mano a mano che l’incremento dei consumi avviene con progressione geometrica». Lo psichiatra del Sert di Genova Ponente, Giorgio Schiappacasse ha parlato di «debito educativo» nei confronti dei nostri figli e di una «finanza drogata che non produce beni che potranno spendere le generazioni future». In poche parole, ha affermato, «stiamo avvelenando il futuro dei nostri figli».

>  Adriano Torti24/02/2012  – www.avvenire.it

 
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Pubblicato da su 27 febbraio 2012 in La grande Crisi

 

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Sovvenire alla necessità della Chiesa

Anche se con un ritardo di alcune settimane, abbiamo deciso di pubblicare sul nostro Blog la Lettera che Don Filippo Barbera ha indirizzato ai parrocchiani, sollecitando una partecipazione più corposa nel sovvenire alla necessità della parrocchia. Nel caso specifico, si tratta di una richiesta di aiuto per ripianare la grave situazione finanziaria in cui la comunità si ritrova. A dire il vero, non pensavamo fosse proprio necessaria questa pubblicazione: i parrocchiani , infatti, l’hanno letta e capita e si stanno attivando di conseguenza, dando una mano d’aiuto a Don Filippo. Ciò che invece ci spinge a moltiplicarne la diffusione è l’aver constatato come attorno a questa Lettera nelle settimane scorse si sia fatta molta disinformazione, distorsione della verità e demagogia. Evidentemente, anche il mestiere del giornalismo a Santa Margherita risente della crisi morale e di valori etici che ormai investe tutti i settori della vita personale e sociale. Vi proponiamo, quindi, il testo integrale della Lettera.

   Carissimi Parrocchiani,
vengo a Voi per chiedere una particolare attenzione per la Parrocchia, in questo momento di difficoltà.
   Voi avete notato come, fin dai primi mesi del mio arrivo in Comunità, ho attuato il sistema della “offerta libera” per qualsiasi servizio parrocchiale, metodo questo richiesto dalla nostra Diocesi fin dal 1982, in seguito al Sinodo Pastorale Diocesano e alla conseguente promulgazione del “Direttorio Liturgico – Pastorale dei Sacramenti”.
   A motivo, anche, di alcune spese fatte, e non pagate, prima del mio arrivo in Comunità, si è accumulato un debito di circa 8.000,00 euro.
   Fino ad ora ho cercato di tamponare personalmente la situazione.
   Col passare del tempo mi sono dovuto accorgere che occorre un intervento straordinario per ripianare la situazione.
   So benissimo che il sistema della “offerta libera” funziona poco, poichè a ciò non si è stati educati.
   Ritengo che dobbiamo crescere, ancora tanto, nella direzione della partecipazione e della corresponsabilità nella vita della parrocchia, anche nel campo economico.
   Carissimi fratelli,
mentre Vi ringrazio per l’affetto e la stima grande di cui mi avete circondato fin dal mio arrivo, sono quì a chiederVi un aiuto straordinario per la Parrocchia.
   A partire da Domenica 29 Gennaio apriremo una sottoscrizione (libera) per ripianare il debito parrocchiale.
   Ognuno potrà dare il proprio contributo per i bisogni della Parrocchia rivolgendosi al sottoscritto.
   Una cosa, però, chiedo a tutti: per esigenze di trasparenza cristiana ed ecclesiale, non posso accettare offerte anonime. Quindi, nel resoconto che appenderemo alla porta della Chiesa Madre dovranno comparire almeno le iniziali di nome e cognome dell’offerente (oppure N.N.), e la cifra offerta.
   In qualsiasi comunità o gruppo che vuole dirsi ancora cristiano, la trasparenza e il resoconto offerto ai fratelli sono punti cardini di onestà e correttezza.
   Scusatemi, fratelli carissimi, se in un momento di così grave crisi mi permetto di bussare alla porta del Vostro cuore: la gravità della situazione, dopo tanta preghiera, sofferenza e consultazioni, mi chiede di compiere questo passo.
   So che non deluderete le attese del Signore e che non mi sbatterete la porta in faccia come alcuni, con totale assenza di senso ecclesiale, hanno fatto.
   Sono sicuro che il sistema della “offerta libera” (su cui non si può tornare indietro, perchè ce lo chiede la Chiesa), a poco a poco, ci farà compiere un cammino di maturazione cristiana ed ecclesiale.
   Come il “poverello di Assisi” (S. Francesco) nell’atto di ricostruire la piccola chiesetta di S. Damiano, a tutti ripeto: “A chi mi dà una pietra assicuro dal Signore la ricompensa di una pietra; a chi me ne dà due, assicuro due ricompense.”!
   Grazie, fratelli cerissimi… “e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà!”
   Anche per mezzo di questa vicenda, il Signore ci aiuterà a crescere come comunità ecclesiale, “famiglia dei figli di Dio”.
   Con stima grande, mentre anticipatamente Vi ringrazio, Vi abbraccio e Vi benedico.
 
S. Margherita di Belice (Ag) 28 Gennaio 2012

>  don Filippo Barbera, arciprete

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2012 in Ecclesia

 

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Festival delle Mascherine 2012

20/02/2012
 
Ci scusiamo con tutti coloro che assieme a noi attendevano con entusiasmo di poter vivere questo Evento che, ormai, è una vera tradizione per Santa Margherita. Dopo i successi degli anni precedenti, quest’anno tutta l’Aggregazione si preparava a realizzare tante novità, per rallegrare il Carnevale dei Bambini. Purtroppo, il grave lutto che ha colpito Giuseppe Maggio (la morte del papà) e la sua famiglia, si è riversato su tutti noi e le attività di preparazione. In questo Carnevale 2012, noi infatti non ci siamo stati per niente, malgrado la nostra volontà, e di questo ne siamo molto dispiaciuti. 
 
Vogliamo rinnovare, pertanto, le più sentite condoglianze alla Famiglia Maggio, esprimendo nel contempo la nostra fraterna vicinanza, mentre attendiamo ormai la ripresa delle attività dell’Aggregazione.
 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2012 in Vita dell Aggregazione

 

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San Valentino

A U G U R I

 

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Fondi per il Cav

 
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Pubblicato da su 12 febbraio 2012 in Atlantide for Life

 

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Giovani con la valigia

         Lo spread europeo non è descritto dagli indici finanziari. Eppure ne vediamo ogni giorno gli effetti. Mentre da mesi i governi europei dibattono sul futuro economico del Vecchio Continente, sulle drastiche misure di aggiustamento per rincorrere i continui declassamenti dei rating finanziari nazionali, l’Europa ha perso di vista i suoi giovani abitanti. Che scappano, silenziosamente, per sopravvivere alla crisi economica, mentre i flussi migratori verso l’Europa continuano a diminuire.
         Secondo Eurostat, tra il 2005 e il 2010 l’Europa a 27 ha perso quasi un milione di persone l’anno. Il crollo è sostanziale, se si considera che sette anni fa il saldo migratorio netto era ottimale e il Vecchio Continente guadagnava ogni dodici mesi un milione e 800 mila individui. Invece, nel 2010, il saldo positivo si è ridotto ad appena 850 mila persone e i dati illustrano un trend negativo costante, che proseguirà anche nei prossimi anni.
         Per questo, almeno in Italia, un giorno non troppo lontano cominceremo a rimpiangere l’immigrazione: come ha sentenziato l’Istat, se si interrompessero nettamente gli arrivi degli stranieri, nel 2065 la popolazione sarebbe dimezzata rispetto ad oggi e conterebbe appena 31 milioni di individui.

         Ma non è solo un problema nostrano: secondo Jeffrey Williamson, il maggiore storico economico dell’immigrazione, tra il 2020 e il 2030 i flussi di lavoratori dai Paesi poveri verso l’Occidente cominceranno gradualmente a ridursi, fino a scomparire entro il2050. Inpratica, se il trend del declino demografico continuasse sulla linea degli ultimi tre anni, già nel 2016 l’Europa a 27 potrebbe trovarsi con un saldo migratorio negativo. Il punto è che non sono diminuiti tanto gli stranieri che arrivano, ma cresciuti coloro che se ne vanno. Infatti, sono molti gli extracomunitari partiti un tempo da Paesi poveri per cercare fortuna che oggi tornano a casa, in nazioni diventate locomotive dell’economia mondiale: non solo la Cina, ma anche il Cile, il Brasile, il Messico o l’Angola. Un cambio di passo inatteso, avvenuto in poco meno di dieci anni.
         Tuttavia, il differenziale migratorio negativo è dato soprattutto dal fatto che la stragrande maggioranza dei nuovi emigranti europei è indigena e cittadina dei Paesi in crisi: Spagna, Portogallo, Irlanda, Grecia e anche Italia. Sono ragazzi tra i 20 e i 35 anni, quasi tutti laureati e celibi: non si tratta dei braccianti costretti dalla fame nel secolo scorso, ma di una buona fetta della futura classe dirigente. Non è difficile intuire la motivazione di questa diaspora: la disoccupazione giovanile è esplosa. Basti pensare che negli ultimi sei anni in Spagna è raddoppiata, in Irlanda è cresciuta addirittura del 200 per cento, mentre in Grecia e Portogallo è aumentata di quasi un quarto: per quanto riguarda questi ultimi due Paesi poi, le prospettive occupazionali sono le più drammatiche a livello continentale. Mentre in Italia si contano oltre un milione di giovani disoccupati (il tasso di dicembre è del 31%) e due milioni di Neet (che, cioè, non lavorano né studiano né fanno formazione professionale).
         Il quadro continentale che ne emerge è devastante: troppo concentrato sul presente dei suoi pensionati, il Vecchio Continente non sembra capace o realmente interessato a progettare un futuro per i propri figli. “In varietate concordia” («Unità nelle diversità»), che è il motto dell’Unione europea, oggi assume significati sinistri dopo che autorevoli quotidiani stranieri – specialmente anglosassoni – hanno malignamente indicato il disastro dell’isola del Giglio come metafora del futuro economico della Ue.

         Di vero rimane che anche in questo caso i giovani europei stanno abbandonando la nave e gli alti ufficiali politici non sembrano curarsene troppo. Dove vanno? Principalmente nelle Americhe, in Oceania o a volte in altri Paesi europei più ricchi come quelli scandinavi ola Germania. Perché le nazioni continentali che non sono al centro della crisi offrono prospettive più allettanti rispetto alle nazioni mediterranee. Si consideri ad esempio la previsione di guadagno per un giovane studente europeo dopo la laurea: in Italia e Spagna è di 25mila euro lordi l’anno, mentre in Francia è di circa 40mila, in Germania di 50mila e in Svizzera supera i 60mila euro.

         Ma la “generazione Erasmus”, fatta di ragazzi pronti a viaggiare, sogna continenti lontani. Gli spagnoli, ad esempio: il 60% dei 130mila ragazzi che sono partiti nell’ultimo anno ha scelto le nazioni sudamericane, soprattutto Cile, Colombia e Messico. La Spagna è già caduta nel baratro della decrescita demografica, dove l’emigrazione supera l’immigrazione. Secondo l’Instituto Nacional de Estatistica, nei primi sei mesi del 2011 il Paese ha perso 27mila persone: da 46 milioni e 152mila abitanti a 46 milioni e 125mila.
         Va un po’ meglio nell’altro lato della penisola iberica. Anche in Portogallo il saldo migratorio è crollato tra il 2005 e il 2010: da 38mila persone a quasi 4mila, in pratica il 90% in meno di nuovi cittadini ogni anno. E oggi, tre portoghesi su dieci sono disposti ad emigrare per lavoro: la metà ha tra i 18 e i 30 anni ed è laureato o diplomato.
         I giovani greci scelgono invece la Scandinavia e l’Europa occidentale come mete migratorie interne e l’Australia come destinazione extraeuropea. Così negli ultimi sei anni la Grecia è passata da 40mila nuovi abitanti ad appena 15mila del 2010. Ma il record continentale della diaspora giovanile spetta all’Irlanda. Secondo Eurostat, il tasso migratorio irlandese è il più alto in Europa: su mille persone, nove lasciano Dublino e si spostano principalmente verso gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Nuova Zelanda. E da due anni l’emigrazione supera l’immigrazione.

         In Italia, invece, anche se il saldo migratorio è ancora positivo, il trend rimane comunque notevole: nonostante la grande affluenza di immigrati africani, dal2007 aoggi si è passati da 500mila abitanti in più ogni anno ad appena 311mila. Sono principalmente i nostri giovani connazionali a scappare, proprio come recita la canzone del rapper Caparezza «Goodbye Malinconia», che descrive il nuovo fenomeno migratorio dei ragazzi italiani: «… e poi se ne vanno tutti, non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti».

> articolo di Angelo Ceccherini, tratto da www.avvenire.it

 

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2012 in La grande Crisi

 

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Leoni Sicani: 2^ partita di campionato

Seconda giornata di campionato per i Leoni Sicani, dopo lo spumeggiante 7 a 0 rifilato alle Aquile Palermo lo scorso 28 gennaio. Nell’inedita palestra dell’istituto comprensivo G. Palumbo, la città di Salaparuta, ospita l’esordio casalingo della formazione belicina che affronta il CSI Trapani, rientrato in campionato dopo l’anno sabbatico della scorsa stagione. Partita particolare per i Leoni che incrociano il primo avversario che ha visto “nascere” la squadra delle Terre Sicane, in un match amichevole disputato nel gennaio 2011. Quella di sabato però, sarà una partita vera, e il team giallo-verde non può fallire davanti al proprio pubblico, l’obbiettivo 3 punti, necessari e fondamentali per sognare il grande traguardo…
I Leoni fanno un appello a tutti i propri tifosi, sostenitori, che seguono con passione questa grande squadra… Sabato bisogna riempire la palestra e far sentire il proprio calore dal 1° all’ultimo minuto del match… Vi aspettiamo a Salaparuta!!!
“Leoni Sicani siete Voi, Leoni Sicani siamo Noi…”
FORZA LEONI SICANI!!! FORZA RAGAZZI!!!!!
 
> Giuseppe Sanfilippo
 
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Pubblicato da su 9 febbraio 2012 in Wheelchair Hockey

 

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